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non le era mai capitato di vedere uno scrittore faccia a faccia

28 settembre 2016

copj170.aspDa piccolo lessi La morte a Venezia (CAPOLAVORO), per cui mi è parso opportuno, da meno piccolo, leggere un po’ di Thomas Mann, a partire dai Romanzi brevi, di cui ho per ora letto Tristano.

Ambientato in un sanatorio per tisici (come quasi tutta la narrativa europea a cavallo tra ‘800 e ‘900, va detto), ha per protagonista un esteta decadente, scrittore fallito che si trova lì, dice, “per lo stile” e che esce dal suo letifero torpore all’arrivo di una nuova paziente, che sa suonare i Notturni di Chopin e soprattutto il secondo atto del Tristano wagneriano.

Amore, malattia, morte e Wagner. Praticamente il capolavoro mancato di d’Annunzio.

una canzone a caso – 349

27 settembre 2016

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Bastille, Pompeii

Ad un mesetto dall’anniversario dell’eruzione del Vesuvio che distrusse Pompeii il 24 agosto del 79 dC (ma, come scrivevamo, la data non è certissimissima), vale sempre la pena di riascoltare il momento più alto dei Bastille:

Ovviamente, l’hanno rifatta in latino in per lo meno due versioni, di cui questa è la migliore come traduzione (ma si potrebbe discute su optimista), mentre questa fanciulla sa decisamente suonare la chitarra ma incontra un po’ di difficoltà linguistiche (un imperfetto durativo reso con manere pare delirante).

E la cosa di cantare pop contemporaneo in latino sta diventando sempre più frequente (!), come dimostra questo dotto signore che si cimenta in Salue – notare la pronuncia restituta – di Adele:

love makes us do strange things – so does stupidity

26 settembre 2016

9781606997260_0_200_0_0E così abbiamo lasciato gli anni ’80 per entrare nell’ultimo decennio dei Peanuts, con il volume che copre il biennio 1991-1992, che ho letto nei giorni in cui è arrivata la notizia della morte della vera ragazzina dai capelli rossi, o, meglio, della donna che ha ispirato il personaggio di cui Charlie Brown è perdutamente innamorato e col quale non riesce neanche ad aprire bocca, incurante del fatto che altre (nello specifico Marcie e Piperita Patty) sono interessate a lui.

E poi Sally è convinta che Linus sia il suo sweet baboo e Lucy è certa che prima o poi Schroeder la sposerà.

I Peanuts sono in pratica una rassegna di amori infelici…

una canzone a caso – 348

25 settembre 2016

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Moby, Natural blues

La storia di Natural blues, sebbene pubblicata da Moby nel 1999, comincia un po’ più lontano e, soprattutto, altrove.

Nell’Alabama dei primi del ‘900, ad essere precisi, dove nasce Vera Hall, che sarebbe diventata una delle voci più importanti della musica folk americana che si incontra col blues ed il gospel. Una delle sue incisioni più famose è Trouble so hard:

Quando, a fine secolo, Moby iniziò a lavorare al suo quinto album (Play), lasciò un po’ perdere l’elettronica che lo aveva sino ad allora caratterizzato, per un disco in gran parte costruito su ‘campionamenti’ di musica tradizionale e Trouble so hard divenne Natural blues ed un onirico cartone animato ambientato in Louisiana:

pornocrazie

24 settembre 2016

9780195067231_0_200_0_0Tra le tante cose che hanno inventato i Greci (chessò, il teatro, la filosofia, la democrazia, la feta) spicca anche la ‘pornografia’ o, meglio, la parola pornographos, che pare apparire per la prima volta in età imperiale, nei Deipnosofisti di Ateneo, dove il ‘pornografo’ sarebbe colui che scrive/rappresenta delle prostitute, in greco pornai.

A questo tema, o, meglio, alla rappresentazione classiche di quanto noi definiremmo pornografico, è dedicata una raccolta di saggi, Pornography and representation in Greece & Rome, curata da Amy Richlin ed un filino datata, tanto cronologicamente (è del 1992) quanto ideologicamente (tipo questo).

Come in tutte le miscellanee, ci sono articoli interessanti ed articoli un po’ insulsi. Si passa così da un paio di buoni articoli sulle raffigurazioni di scene sessuali nella ceramica attica (Pornography and persuasion on Attic Pottery e Eros in Love: Pederasty and Pornography in Greece), a meno riuscite riflessioni sui personaggi femminili nel teatro del V secolo (Tragedy and the politics of containment e The Mute Nude Female Characters in Aristophanes’ Plays); non mancano riflessioni sul tema della violenza sessuale in Livio (se ne parlava qua), un paio di confusi articoli su Ovidio e due sul romanzo greco, talora paragonato alla letteratura di consumo, tipo Harmony.

Love’s Body Anatomized: The Ancient Erotic Handbooks and the Rhetoric of Sexuality offre un (per me) inedito ritratto delle scarsissime informazioni che abbiamo sui manuali erotici di età ellenistica, tramandati quasi sempre come opera di cortigiane ma probabilmente scritti da maschietti (del più famoso, attribuito ad una dotta Filenide, resta anche un breve frammento papiraceo), mentre l’articolo più interessante si rivela alla fine quello meno ‘pornografico’ di tutti, cioè Death as Decoration: Scenes from the Arena on Roman Domestic Mosaics di Shelby Brown, dedicato ai mosaici di ville romane (principalmente di area gallica e maghrebina) che raffigurano scene di una certa violenza che noi, azzardo, non metteremmo in sala da pranzo:

Mosaico Simmachi gladiatorio

una canzone a caso – 347

23 settembre 2016

index

Rolling Stones, Out of tears

Tecnicamente è un brano minore (da Voodoo lounge, 1994) e come singolo non ha avuto un particolare successo, ma un posticino nella loro smisurata discografia lo merita:

content marketing del nulla

22 settembre 2016

411aabwBudL._BO1,204,203,200_Quando un giovanissimo Gabriele d’Annunzio pubblicò il suo primo libro di poesie (Primo vere, 1879), fece correre voce lui stesso che il giovane autore fosse morto in tragiche e pseudoeroiche circostanze (una caduta da cavallo).

Il che dimostra che d’Annunzio è sempre stato ottimo promoter di se stesso e che non è novità del postmoderno la creazione a tavolino di casi letterari, come tutta la quaestio su chi sia ‘Elena Ferrante o, a suo tempo, lo ‘scandalo’ di Melissa P.

Sempre per restare nell’ambito di Fazi Editore, qualche anno fa, non ricordo perché, devo aver comprato La nostra presenza di Giovanni Martini (esaltato in quarta di copertina da Sandro Veronesi, ma non sarà stato questo il motivo), che oggi pare scomparso nel nulla (il libro non è più disponibile, sul sito dell’editore non c’è una sua foto ed appare solo una striminzita biografia che lo qualifica come studioso di ‘alchimia tradizionale’), pur avendo a suo tempo (2006) ricevuto recensioni magnificanti.

Lo leggo solo ora, dieci anni dopo, e La nostra presenza (decisamente indeciso se essere romanzo o raccolta di racconti brevissimi in qualche modo collegati, per lo meno dall’ambientazione romana e dalla presenza in due-tre storie di un personaggio con lo stesso nome) non pare essere diventato ‘caso editoriale dell’anno’ e resta testimone di una scrittura sorvegliatissima, concentrata a descrivere ellitticamente miserie quotidiane, senza in fondo dire granché.

La parola chiave è boh.

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