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non capisco la notte

20 gennaio 2022

Angeli della desolazione è la summa della scrittura di Jack Karouac (in cui dà del suo meglio e del suo peggio, diciamo); perennemente on the road, prima sta due mesi da solo in montagna, poi la cosa si fa internazionale (con passaggi in Messico, Londra/Parigi e maghreb), con la solita combriccola di geni sregolati che lo accompagnano.

Gli si perdona tutto, anche perché ha ispirato Patti Smith per versi come Wisdom was a teapot / pouring from above / Desolation angels / served it up with love.

cosmo!

19 gennaio 2022

Visto che è arrivato su Netflix, ne ho approfittato per recuperare Seinfeld (mi ero fermato qua) ed ho divorato la sesta stagione, in cui scopriamo il nome di Kramer, Jerry è un patito di Melrose Place (!), George torna ad abitare dai suoi genitori (che sono fantastici) ed Elaine viene sospettata di aver avvelenato il suo capo.

Si conferma un capolavoro, insomma.

una canzone a caso – 638

18 gennaio 2022

Queen & Adam Lambert, The show must go on

la legge morale, la volta stellata

17 gennaio 2022

Sempre in ambito di metafore trasparenti, ho visto Don’t look up in cui degli scienziati (Leonardo Di Caprio e Jennifer Lawrence) giungono alla conclusione che un asteroide è in rotta di collisione col nostro pianeta e che se non si interviene in tempo saremo semplicemente spacciati, proprio come specie.

I due incontrano però un refrattario contesto sociale (“l’asteroide non esiste!”, “è la lobby degli astronomi!”) e politico (una “trumpiana” Meryl Streep) e le cose vanno come andranno in riferimento ai cambiamenti climatici; accusato di essere un po’ troppo didascalico, il film mi pare comunque triste specchio dei tempi, anche se non il capolavoro che crede di essere.

#scuolaaffettuosa

16 gennaio 2022

Col rischio di passare per reazionario, la tesi principale del recente Il danno scolastico di Paola Mastrocola e Luca Ridolfi (la scuola degli ultimi 20-30 anni, fatta di accoglienza, di “non lasciamo indietro nessuno”, “ai miei tempi invece”, “i ragazzi sono cambiati”, “poverini”, “le competenze le competenze”, i PEI/PDP/PFP e sigle varie, che essenzialmente premia tutti per il solo fatto di andarci – e neanche tanto – e che alla fine del percorso promuove il 99,qualcosa % o giù di lì, è una cosa priva di ogni senso e, come leggevo altrove, certamente non un ascensore sociale ma un tapis roulant, da cui gli studenti escono tali e quali erano in ingresso, solo di cinque anni più vecchi) mi pare condivisibile, soprattutto quando nota che le principali vittime (felicissime di esserlo, eh, perché il cellulare nuovo arriva ad ogni promozione) di questo sistema sono esattamente gli studenti provenienti da contesti più disagiati, quelli per cui la scuola potrebbe davvero essere motore di democrazia e progresso (gli altri hanno i soggiorni all’estero, i genitori laureati, i contatti “giusti etc.”), venendo quindi meno alle sue stesse ragioni d’esistere, proprio quando in teoria vorrebbe essere operatrice di cambiamento.

Il libro, scritto a quattro mani, con Mastrocola che va più sull’aneddotico (per la sua lunga esperienza di insegnamento) e Ricolfi – che scopro esserne il marito – che si occupa della parte statistica (anche lui per esperienza professionale), è stato criticato da più parti, perché viene chiaramente meno rispetto alla vulgata dominante (#scuolaaffettuosa è una cosa che il Ministro stesso ha detto, e non credo si riferisse alla scuola materna o alla prima elementare), ma le critiche sono state gratuitamente fastidiose e spesso ad personas (tipo questa, scritta da uno che insegna Filosofia nella bolla felice del triennio liceale, ma vedo che sono letteralmente anni che lo fa), mancando forse il punto del reale disagio di cui soffrono i giovani, e che la pandemia eterna ha certamente acuito ma non prodotto, per affrontare il quale non ho ricette pronte e la dicotomia scuola severa/scuola fuffosa è solo un campo in cui è facile prendere posizione, sentendosi compiaciutamente dalla parte del giusto (io per primo).

calamari verdi fritti alla fermata del treno

15 gennaio 2022

Buon ultimo, ho visto Squid game, la serie coreana che è stata una delle cose più viste su Netflix da sempre.

Non poi così lontana da un classico romanzo di Stephen King, racconta di un uomo di mezza età che, senza aver grandi possibilità di rivalsa in un contesto non serenissimo (pare che la Corea del Sud non sia solo colorata esplosione pop ma un paese con seri problemi di indebitamento individuale), partecipa ad una serie di giochi – che direi illegali – in cui chi perde muore.

Costruita con una certa sapienza – la supposta lentezza non mi ha infastidito – e con una qualche assuefazione alla violenza, vuole essere trasparente metafora del capitalismo moderno e dei suoi meccanismi di oppressione – non originalissima nelle intenzioni, ma comunque da vedere, anche per un certo straniamento da occidentale.

una canzone a caso – 637

14 gennaio 2022

Tyrannosaurus Rex, Debora

Prima che i Tyrannosaurus Rex diventassero i T.Rex, prima che Marc Boland diventasse Marc Bolan e prima che inventassero – con maggior fortuna – il glam rock, facevano cose strane (folk psichedelico?) ma affascinanti (va detto che li sto ascoltando leggendo Kerouac), tipo questa Debora e, essendo fine anni ’60, ne fecero poi una versione assai particolare, girando cioè il nastro al contrario: il risultato non fu niente di satanico, ma una piccola cosa preziosa (Deborarobed), in cui sembra che Bolan abbia inventato una nuova lingua, con risultati sorprendenti.

marvel in space

13 gennaio 2022

Non ho capito bene come (ma il personaggio del “collezionista” mi pare di averlo già visto da qualche parte) Guardians of the galaxy si colleghi agli altri film della serie.

Qui comunque siamo in una galassia lontana lontana dove un tizio (che era stato rapito dagli alieni nel 1988, non ho capito bene perché) cerca di salvare la suddetta (galassia) con l’aiuto di un albero parlante, un procione geneticamente modificato ed altri curiosi personaggi, tutti con una certa difficoltà a comprendere le metafore.

Volutamente molto leggero e confinante con la commedia, il film segue gli stereotipi del genere (c’è la solita megastar hollywoodiana in una parte piccola, i. e. Glenn Close che fa la presidente della galassia, tipo) con più divagazioni pop del solito (l’anacronistica colonna sonora, il cameo di Howard the Duck, i riferimenti a Footloose) e mi pare decisamente ben riuscito.

les morts sont nés ici

12 gennaio 2022

La seconda ed ultima stagione di The walking dead: World beyond (che sin dall’inizio era stata pensata come un cosa relativamente breve, evitando alcune lungaggini della serie madre) risolve la vicenda dei quattro adolescenti in giro per l’America (che, spiace dirlo, visto l’impegno, non risultano un granché coinvolgenti) ma soprattutto si concentra sul lato oscuro della Repubblica Civica (ben trovata, Janis!) che verosimilmente avrà grande parte nelle vicende future di Rick Grimes.

C’è poi una scena post-crediti che fa immaginare una causa francofona dell’epidemia zombie (!) e ne introduce una nuova variante (!!), perché pare che la vicenda sia ben lontana dal concludersi.

una canzone a caso – 636

11 gennaio 2022

Radiohead, Burn the witch

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