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centri concentrici

9 dicembre 2016

8033650554809_0_0_300_80A suo tempo mi ero perso sia il film sia la ‘polemica‘ annessa, per cui ho recuperato ed ho visto Agorà, che racconta, con qualche spunto interessante, la storia di Ipazia, una delle poche figure di scienziate-filosofe di cui rimangano tracce.

Figlia del matematico Teone di Alessandria, fu barbaramente uccisa e fatta a pezzi da una folla furibonda nell’Egitto dell’inizio del V sec. dC, per istigazione del vescovo locale, Cirillo, un po’ perché donna, un po’ perché neoplatonica e soprattutto perché scienziata in un’epoca di superstizioni e fondamentalismi (i cattivi sono certamente i cristiani, ma non è che ebrei e pagani facciano una splendida figura, diciamo).

Il film è un po’ didascalico ed audace nelle anticipazioni eliocentriche di Ipazia ma tutto sommato merita riconoscimenti, anche perché dedica qualche attenzione alle polemiche interne alla Chiesa delle origini (con tanto della presenza di Sinesio di Cirene) ed allo scontro di potere fra il praefectus urbis Oreste ed il vescovo, di cui Ipazia stessa finì coll’essere vittima: cesaropapismo: 1 – razionalità e buon senso: 0.

una canzone a caso – 371

8 dicembre 2016

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Mariah Carey, All I want for Christmas is you

A suo tempo gli album natalizi erano un’esclusiva del mercato statunitense (ricordiamo tutti con un certo orrore Merry, merry Christmas dei New Kids On The Block) ma da qualche tempo anche le classifiche europee sono ciclicamente invase da Christmas di Michael Bublé che sta serenamente avviandosi al suo sesto Natale nei primi posti della classifica inglese (di cui qui ci sono i 20 album natalizi più venduti dal 2000 ad oggi).

Da quanto si è passati al digitale, pare che ogni santo anno ci sia gente che ha bisogno di acquistare canzoni natalizie che vanno dal terribile (come All I want for Christmas is you, che probabilmente farà sì che Mariah Carey non sia mai cancellata dalla storia) al sublime (Fairytale of New York dei Pogues con Kirsty McColl).

Senza starci molto a pensare, direi che quasi tutti si sono cimentati se non in un intero album almeno in una canzone a tema, dagli Wham! di Last Christmas ai Pet Shop Boys di It doesn’t often snow at Christmas ai Killers, che ormai hanno fatto abbastanza singoli natalizi da metterli comunque insieme in un album.

Non si è sottratta alla cosa neanche Kylie Minogue, che ha da poco pubblicato una nuova edizione del suo Christmas che ora comprende anche un duetto con Mika ed una gigantescamente superflua versione di Everybody’s free (to feel good) di Rozalla che non mi pare necessitasse di ‘miglioramenti’:

Non vedo l’ora che arrivi il 26 dicembre…

love like an egyptian

7 dicembre 2016

91x5ycccual-_sl1500_Non molto dopo aver letto un libro sulle mummie, scopro che l’ITV ha da poco trasmesso (e pubblicato su dvd) una miniserie dedicata a Tutankhamon o, meglio, alla scoperta della sua tomba per opera di Howard Carter, quasi un secolo fa.

Certamente fedele alla storia per quanto riguarda le difficoltà di finanziamento dell’impresa, le voci su una presunta maledizione che fa molto pensiero antiscientifico e l’interesse della stampa, la cosa prende rapidamente vie completamente fantasiose e diventa, per quasi tutto il tempo, una melensa storia d’amore tra Carter (che fa qui il tombeur de femmes) e la figlia di lord Carnarvon, con un po’ di lotta di classe che non guasta mai ma che non salva il tutto da una diffusa insulsaggine…

englishmen in new york

6 dicembre 2016

91h3qxuqedl-_sl1500_Un modo assai intrigante di ripercorrere gli anni ’80 (‘edonismo reaganiano’, Solidarnosc, imperi che traballano, adolescenti che vanno a serata a tema ‘Rocky Horror Picture Show‘) è certamente The Americans, una serie giunta credo alla quarta stagione (di cui ho per ora solo visto la prima).

Al centro della vicenda è una coppia di spie del KGB che dagli anni ’60 vive in incognito a Washington (con due figli, che nulla sanno della vera identità dei genitori, ma la figlia maggiore mi pare sveglietta, per cui potrebbero esserci sorprese) e tramano per la causa del socialismo reale e della Madre Russia, immersi nella decadenza dell’occidente borghese.

E’ tutto dunque un trionfo di sotterfugi e doppi giochi, con sullo sfondo la Storia vera (quando ci fu un fallito attentato a Reagan la loro prima reazione è ‘ma siamo stati noi?’ – si scoprirà poi che il mancato omicida era un tizio fuori di testa che voleva fare colpo su Jodie Foster, perché la realtà è sempre meglio di qualsiasi fiction), vista con l’ottica particolare dei due, interpretati dai bravissimi Keri RussellMatthew Rhys (che avevamo lasciato nella parte del figlio modello in Brothers & Sisters e che mostra ora il suo lato oscuro).

Pare infine che la serie sia già stata commissionata fino ad una sesta stagione, per cui immagino arriveremo al momento storico in cui le spie del KGB si troveranno disoccupate…

una canzone a caso – 370

5 dicembre 2016

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Prince, 7

7 viene dalla fase in cui Prince non si faceva chiamare più “Prince” ma cosettino (Love Symbol Album) ed il suo album del 1992 uscì appunto senza nome d’artista né nome del disco stesso ma solo con il simbolo con il quale si identificava.

Stranezze a parte (c’era pure una canzone che si chiamava, er, My name is Prince), era un bel disco e questa 7 merita un posto fra le sue cose migliori, come avrà pensato anche chi ha curato la recente antologia 4Ever (che comprende anche un inedito dei primi anni ’80, Moonbeam levels) e l’ha prontamente inclusa, insieme ad altri classici:

still alf

4 dicembre 2016

web-within-announcement-story-300x259Alison Moyet ha recentemente ripubblicato i suoi primi quattro dischi da solista, Alf (1984), Raindancing (1987) – che avevo su cassetta, affascinato da Weak in the presence of beautyIs this love – , Hoodoo (1991) ed Essex (1994), tutti in edizioni con due cd e remix, lati b, brani dal vivo, demo et similia.

I primi due dischi furono grandi successi commerciali da entrambe le parti dell’oceano, sia quando guardavano al passato di Alf (il suo soprannome da giovane) negli Yazoo (la classica Love resurrection) sia quando muovevano sulle note di un soft rock di una certa classe (Is this love era scritta con Dave Stewart degli Eurythmics); Hoodoo fu quello che andò meno bene dei quattro (con brani assai poco commerciali, ma certamente notevoli, come la cupa This house), mentre Essex fu più apprezzato e le ridiede un discreto successo, con una versione – completamente remixata rispetto a quella compresa nell’album – di Whispering your name, uno dei suoi momenti migliori:

Sarebbero poi venuti altri dischi (diverse raccolte, l’ultimo The minutes del 2013, con la splendida When I was your girl), ma se si vuole scoprire o riscoprire la sua voce, si può tranquillamente partire da qui…

una canzone a caso – 369

3 dicembre 2016

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The StrokesJuicebox

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