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affinità elettive

28 febbraio 2021

Dalle parti di Colpa delle stelle per sensibilità adolescenziale, Love, Simon è la storia di un outing che, anziché finire in tragedia, diventa una commedia leggera e spensierata (con tutti gli stereotipi del genere), a tratti poco realistica ma che certamente ha il pregio di sdrammatizzare il tema del coming out del protagonista, le cui paure di non accettazione si rivelano infondate e di recuperare en passant lo spunto del romanzo epistolare, cosa che fa un sacco ‘800.

A quanto capisco, è tratto da un libro ed ha a sua volta dato il via ad una serie televisiva (Love, Victor), ambientata nello stesso universo narrativo, che pare essere andata abbastanza bene da garantirsi una seconda stagione.

questa no, questa manco e neppure questa

27 febbraio 2021

Quinta tappa dei suoi studi su Un ebreo marginale, l’ultimo (per ora) volume pubblicato da John P. Meier è dedicato alle parabole che i Vangeli attribuiscono a Gesù, e son dolori.

Dopo aver speso più tempo di quanto pensavo fosse umanamente possibile a dimostrare che il Vangelo copto di Tommaso non possa essere considerato indipendente dai sinottici e non permetta dunque di riconoscere la ‘duplice attestazione’ di parabole simili a quelle degli altri Vangeli in esso presenti, applicando i suoi rigidi – ma scientemente stabiliti – criteri di disamina, Meier conclude che pagine di chiara fama (e notevole scrittura, cosa che avrebbe dovuto farci venire qualche dubbio) come il “buon samaritano” o “il figliol prodigo” non possano attribuirsi al Gesù storico (ma casomai all’acume teologico di Luca o comunque di altri discepoli che abbiano imparato a comporre parabole sul modello di Gesù, a meno di non “pensare che tutti i discepoli fossero stupidi come li fa sembrare Marco“, scrive a p. 364) e conclude con l’amara constatazione che solo QUATTRO parabole possono con qualche plausibilità risalire all’insegnamento diretto di Gesù (#spoiler: il granello di senapa, i fittavoli malvagi, i talenti e la parabola “del grande banchetto”, cui afferiscono in ultima analisi due distinte redazioni sinottiche), smantellando così secoli di brillanti esegesi altrui.

Dura lex (philologiae), sed lex, viene da dire. Attendiamo nuovi volumi, se non lo scomunicano prima…

una canzone a caso – 590

26 febbraio 2021

The Kids from Fame, Starmaker

Cose tipo We are the world (in cui gente che nulla ha a che fare l’una con l’altra e le cui voci fanno ognuna per i fatti suoi) hanno raggelanti precedenti, come questa cosa di Saranno Famosi, che nei primissimi anni ’80 ebbe un improbabile successo:

L’errore principale fu far cantare il cast e non, chessò, Irene Cara (o Geri Halliwell).

shoot for the stars, aim for the moon

21 febbraio 2021

Credo di essere stato uno dei pochi ad aver scoperto prima Marc Almond e solo in un secondo momento i Soft Cell di cui era il cantante (tramite un’antologia del 1991, che metteva insieme il meglio di entrambi).

Recentemente ripubblicato in versione deluxe, il suo album del 1988, The stars we are, mi fece subito capire di avere a che fare con uno capace di passare da duetti con Nico (Your kisses burn è, credo, l’ultima cosa da lei incisa) a collaborazioni con Gene Pitney, dove il kitsch tocca punte di genio:

quando fanno but you-ah, you-ah, you! you came my way a 3m40s

L’album resta impeccabile, dalla atmosfere di She took my soul in Istanbul all’hi-nrg del primo singolo, l’epica Tears run ring (anche se la vetta sarebbe stata raggiunta dall’album successivo, The tenement symphony, prodotto da Trevor Horn):

the wicked things we do, in the name of the few

La nuova edizione comprende i lati b, svariati remix ed un dvd con i video, più o meno tutto quanto fece intorno a quel disco e che è un piacere ritrovare, notando tra l’altro quanto ingiustamente Marc Almond sia poco apprezzato come autore di testi.

il verismo fuori dalla Sicilia non pare funzionare granché

31 gennaio 2021

Dopo i primi tentativi, il D’Annunzio più o meno verista giunge a maturità con le Novelle della Pescara (1884-1886), in cui mescola il contesto provinciale con compiacimenti urbani e risultati non sempre riusciti. La prima novella (La vergine Orsola) è ispirata alle sue maestrine elementari (!) di cui immagina sventure erotiche (!!) quando una delle due è violata dal ruffiano che l’avrebbe dovuta condurre fra le braccia di uno spasimante (!!!) e medita estremi rimedi (!!!!), mentre altrove (La vergine Anna, Gli idolatri, L’eroe) si guarda con compiaciuto cinismo alle manifestazioni più estreme della religiosità popolare.

La contessa d’Amalfi è la tragicomica storia di un don Giovanni abbandonato (si chiama proprio don Giovanni), mentre La morte del duca D’Ofena ha qualche contatto con Libertà di Verga ed Il traghettatore è parecchio “ispirato” a Maupassant, senza dimenticare lo straniamento degli episodi (come La fattura) in cui la sempre elegante prosa dannunziana si affianca a dialoghi in pescarese stretto, cosa che torna – ma mi pare meno stretto – nei dialoghi dei marinai del grottesco racconto Il cerusico di mare.

Resta l’impressione che il nostro fosse più un topo di città, comunque.

waiting for the man

26 gennaio 2021

Nel vuoto degli anni ’80 la questione dell’eroina era trattata superficialmente, percepita solo come problema di ordine pubblico, senza una riflessione seria sulle cause di tali abusi, prospettive di recupero e di efficace lotta al narcotraffico (con qualche legame alla cultura pop, va detto, tipo Big in Japan degli Alphaville).

Fu in quest’ambito che si colloca la storia della Comunità di san Patrignano, di cui si è tornati a parlare un po’ per via del rinnovato ruolo pubblico di Letizia Moratti (!), da tempo sostenitrice e finanziatrice di quell’esperienza, e per via del documentario SanPa, di cui si è molto parlato.

I miei ricordi dell’epoca sono vaghi, ma mi pare che in casa non si apprezzasse molto l’istrionismo messianico di Muccioli né i suoi metodi (oggetto anche di procedimenti giudiziari) che, pur collocandosi in quello che sembra un vuoto legislativo, avevano portato ad eccessi, culminati in vicende surreali (come il non rivelare la sieropositività degli ospiti agli ospiti stessi) e in crimini (la morte per percosse di un ragazzo è fatto conclamato, è rimasto invece sospeso il ruolo specifico di Muccioli); se manca qualcosa alla serie (decisamente ben fatta, equamente ripartita negli spazi dati a critici e sostenitori – che poi fra questi ci sia Red Ronnie può portare a comprensibili pregiudizi), è proprio una riflessione approfondita sulla valenza ‘scientifica’ di quella comunità, presupposto necessario prima ancora di poter discutere serenamente di ‘fini’ e ‘mezzi’, no?

not alexandra palace

17 gennaio 2021

Appurato che Terminus non è esattamente un luogo ideale, nella quinta stagione di The walking dead i nostri eroi passano da una chiesetta isolata (dove incontrano padre Gabriel, che si rivela di una meschinità sgradevole) ad un ospedale (eh no, non mi aspettavo un tale epilogo per l’arco narrativo di Beth) per arrivare poi ad Alexandria dove, ancora una volta, le cose sono più complicate di quanto sembri e, nel finale, vengono raggiunti da un vecchio amico…

una canzone a caso – 589

13 gennaio 2021

Bryan Ferry, Slave to love

parallels

12 gennaio 2021

Già sottolineavo la difficoltà per i libri di Star Trek – Discovery nell’inserirsi nel continuum della serie, per cui non si può che restare ammirati dalla soluzione proposta da Dave Galanter in Dead endless (#spoiler, eh): prendendo spunto dal concetto degli universi paralleli (centrale tra l’altro nel Discovery televisivo), riesce a mettere il ‘nostro’ dottore Hugh Culber in un universo non troppo diverso (anche se non c’è stata la guerra con i Klingon e Michael è capitano!), permettendo dei flash backstage sulla sua relazione con Paul Stamets, senza intaccare il canone e senza troppo technobabble.

Intanto è finita la terza stagione ed è in lavorazione la quarta…

rox you like a lady

10 gennaio 2021

Per quanto “seconda raccolta di rarità dei Roxette” non sia la prima cosa ci cui si sentisse necessariamente il bisogno, l’anniversario della triste scomparsa di Marie Fredriksson è scandito dalla pubblicazione di Bag of trix – Music from the Roxette vaults che raccoglie (su tre cd o 4lp) rarità della loro intera carriera, dai primi demo del 1986 a cose incise per il loro ultimo album (Good karma del 2016), di cui molte completamente inedite, come la versione spagnola di alcune canzoni o l’originale svedese (!) di altre.

Certamente rivolta ai fan, la raccolta offre cose preziose anche all’acquirente casuale, come quella che probabilmente è l’ultima canzone che hanno inciso insieme, Piece of cake:

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