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una canzone a caso – 668

1 luglio 2022

Faithless, Insomnia

una saga smarrita ed infinita

28 giugno 2022

Sempre per restare in tema di traversate, Le incredibili avventure al di là di Thule è un romanzo greco che, a differenza dei soliti noti, era incentrato non tanto su vicende d’amore ma su temi di avventura (modello poi parodiato da Luciano nella Storia vera), i cui protagonisti arrivavano sino a Thule (terra dell’estremo nord, dietro la quale ci sono forse traccia dell’Islanda) e da lì ancora oltre, malgrado Thule fosse, nell’immaginario antico, l’estremo limite delle terre.

Il romanzo di Antonio Diogene (che pare fosse lunghetto) non ci è purtroppo giunto, ne rimangono solo un paio di frammenti papiracei ed un non limpidissimo riassunto ad opera di Fozio (un dotto bizantino del IX secolo dC che scriveva, per così dire, schede bibliografiche dei libri che aveva letto – #spoiler: un sacco), due fonti che purtroppo non sono molto fruibili, anche perché, a quanto capiamo, la storia raccontata era sviluppata tramite una labirintica successione di voci narranti che Fozio poi riporta con qualche disordine, lamentando tra l’altro che si giungesse “al di là di Thule” solo nell’ultimo e XXIV libro, di cui comunque offre poche informazioni (pare comunque si finisse sulla Luna – se, come è comunemente riconosciuto, l’autore è precedente a Luciano, sarebbe il primo testo ad immaginare tale viaggio, direi).

Così come ci è pervenuto, non è, purtroppo, il capolavoro che mi aspettavo ma c’è sempre Guccini:

rocking the boat on the atlantic waves

26 giugno 2022

Uno dei libri più affascinanti che abbia mai letto è La scoperta dell’America di Tzvetan Todorov, cui molto deve il più recente La scoperta dell’umanità di David Abulafia.

Le scoperte geografiche di fine XV secolo rappresentarono, oltre che una necessaria riscrittura delle carte geografiche, l’unica volta in cui la cultura “moderna” venne a contatto con delle culture totalmente “altre” (è vero ovviamente anche il contrario, ma del punto di vista “alieno” non è rimasta grande traccia), cosa che – oltre che portare a genocidi (anche involontari) ed in generale a rivelare una certa avidità dei conquistadores, pose questioni filosofiche assai interessanti.

Colombo (e molti di quelli che vennero dopo) partirono infatti con in testa opere come il Milione di Marco Polo e le pagine di mirabilia della tradizione classica e finirono spesso con il “vedere” quello che si aspettavano, riflettendo a lungo se le popolazioni incontrate potessero effettivamente essere considerate umane (con Aristotele sotto braccio non era, come dire, automatico) e su quali “diritti” (non solo in senso moderno) potessero avere.

La parte più interessante del lavoro di Abulafia è probabilmente quella iniziale, in cui si sofferma sulla scoperta delle Canarie (Boccaccio!) che effettivamente fu, ancora prima dell’America, il primo incontro tra l’occidente ed una cultura neolitica (quella dei Guanci) e che finì coll’essere paradigma degli incontri successivi perché, come al solito, la storia non è magistra di niente che ci riguardi.

una canzone a caso – 667

25 giugno 2022

Bee Gees, To love somebody

Immagino di essere arrivato “da piccolo” alla versione originale (1967) della canzone dei Bee Gees (che all’inizio erano cinque?) tramite la cover reggaeggiante che ne fece Jimmy Somerville nel 1990 ma credo che la versione definitiva sia quella di Nina Simone:

(da brividi)

(ne esiste anche improbabile adattamento in italiano)

Più recentemente, Barry Gibb ne ha fatto una versione country, insieme ad altre canzoni dei Bee Gees, tipo Words, qua con Dolly Parton, che è venuta meglio:

maturità 2022

22 giugno 2022

Senza particolare coinvolgimento (non ho una quinta), è comunque un piacere dire qualcosa sulle prove di Italiano dell’Esame di Stato, anche perché tanto di Latino non potremo parlare, perché ogni scuola ha una prova elaborata dai propri insegnanti e non ci sarà una prova “nazionale” (buh).

Causa due anni di oblio pandemico, non mi è ben chiaro da quando la prova è strutturata come quest’anno (non c’è più l’insulso saggio breve! E il tema di storia! – ma quest’anno non c’è stata la “polemica”, anche perché lo hanno comunque inserito indirettamente in una traccia), comunque i #ggiovani potevano scegliere se fare “l’analisi del testo” (tipologia A1 e A2, perché possono scegliere fra testo poetico e testo in prosa), un “testo argomentativo” (tre modelli: B1, B2 e B3) o, tenetevi forte, una “riflessione critica di carattere espositivo-argomentativo su tematiche di attualità” (= tema, nella lingua vera), a partire comunque da due testi (C1 e C2).

Il primo testo proposto (A1) viene dalle Myricae di Pascoli e qui si chiama La via ferrata, ma pare che in precedenti edizioni si chiamasse tipo I pali del telegrafo ed effettivamente non è chiarissimo di cosa stia parlando (complice la mia ignoranza: a fine ‘800 i treni andavano solo a vapore e quindi non c’erano “i pali” della ferrovia o c’erano già treni elettrici?): la via ferrata che bruna si defila è una sequenza di pali (elettrici?) bruni o, etimologicamente, una ferrovia bruna per le assi orizzontali fra i binari? Poi si parla chiaramente di pali dritti che sono, secondo la nota, i pali del telegrafo ma lo erano anche prima? L’e che apre la seconda strofa potrebbe sembrar dire che ci sono due “cose” (la ferrovia e poi i pali che la costeggiano)? In ogni caso credo che il senso sia quello della “modernità” che bruscamente “violenta” il passaggio bucolico in cui le mucche pascolano tranquilla/mente con “brutale enjambement” (lo chiamerei io; mi dicono si chiami tmesi) che secondo me ha lo scopo di introdurre il tema della poesia, che mi pare andare dalle parti del contrasto natura/tecnologia, dove la seconda sembrerebbe imitare (o parodiare?) la prima (perché i fili del telegrafo emettono un suono che talora pare lamentosa voce di donna, dicono al Ministero, ma quel rombando mi pare più da locomotiva che da telegrafo, anche se ammetto di non essermi mai messo ad ascoltare i fili del telegrafo) ma, come spesso in Pascoli, non è che succeda “qualcosa”, è più che altro roba da vedere (brilla) o da sentire (immensa arpa sonora).

Niente panico, c’erano comunque le domande:

  1. Presenta sinteticamente il contenuto della poesia e descrivine la struttura metrica (sul contenuto mi sono espresso; per il resto sono due terzine ed una quartina di endecasillabi a rime alterne)
  2. Il componimento accosta due piani contrastanti della realtà: individuali mettendo in rilievo le scelte lessicali operate dal poeta. (mi sa che ci ho preso, con la cosa di natura/tecnologia)
  3. Quale elemento lessicale è presente in ogni strofa della poesia? Illustrane il senso (c’è tutto un giochino di difila / fila / fili che non credo abbia un gran “senso”)
  4. Qual è, a tuo parere, il significato simbolico della poesia? Motiva la tua risposta con riferimenti precisi al testo. (come sopra, dai)
  5. Completa la tua analisi descrivendo l’atmosfera della poesia e individuando le figure retoriche utilizzate da Pascoli per crearla. (“cielo di perla” è un #capolavoro, come confermano Mahmood e Blanco in Brividi: e ti vorrei rubare un cielo di perle, ha notato @luca_barra)

C’era poi una traccia di “interpretazione” (Commenta il testo della poesia proposta, elaborando una tua riflessione sull’espressione di sentimenti e stati d’animo attraverso rappresentazioni della natura; puoi mettere questa lirica in relazione con altri componimenti di Pascoli e con aspetti significativi della sua poetica o far riferimento anche a testi di altri autori a te noti nell’ambito letterario e/o artistico) in cui sguazzare serenamente.

Il testo di prosa (A2) presenta il classico problema della prosa narrativa: o si trova un testo autoconclusivo brevissimo (tipo una favola esopica) o si taglia malamente un testo più lungo (non sia mai che in SEI ORE i #ggiovani possano leggere una novella) e qui hanno scelto di maltrattare Nedda di Verga, togliendo il finale della novella stessa, dove (#SPOILER) si scopre che la donna tiene sì con sé la bimba ma questa poi MUORE. Tra le domande posto ai #ggiovani c’è poi il problema della seconda (Individua nel brano i principali elementi riferibili al Verismo, di cui l’autore è stato in Italia il principale esponente), perché (#ALTROSPOILER) Nedda è solo in senso lato “riferibile al Verismo” ed anche il riferimento successivo al Ciclo dei vinti mi pare un po’ forzato, visto che in Nedda non credo ci sia quel tentativo di riscossa sociale che porta i Malavoglia a commerciare lupini o Mastro don Gesualdo a sposarsi “bene”- #epicfail e andiamo velocemente oltre.

Come primo testo argomentativo (B1) viene presentato un testo che argomentativo non è, in cui, in una conversazione con Gherardo Colombo, Liliana Segre ricorda il suo allontanamento coatto da scuola e l’isolamento sociale di cui gli ebrei italiani furono vittime prima ancora che si arrivasse alla deportazione. La scrittura è elegante e limpidissima, ma, dovendoci per forza mettere delle domande, chiedono, come se fosse una domanda impertinente, “Perché Liliana Segre considera assurda e grave la sua espulsione dalla scuola”, giuro. Per sminuire inoltre la “unicità” della Shoah, vengono anche chieste “considerazioni sul fenomeno descritto nel brano anche con eventuali riferimenti ad altri contesti storici” (#ealloraleFoibe). Bah.

Poco “argomentativa” è anche la pagina di Oliver Sacks sul “potere della musica” (B2). Dopo aver dimostrato di avere compreso il testo (che mi pare facilotto), gli studenti devono “elaborare un testo nel quale sviluppi il tuo ragionamento sul tema del potere che la musica esercita sugli esseri umani”. Lo avranno fatto tutti, citando, spero, Break my soul di Beyoncé.

Il non brutto discorso di Giorgio Parisi (B3) rischia di portare facilmente a “tema sull’inquinamento”, il che è un peccato.

Non poteva mancare “il tema sul Covid”, anche se il testo di Luigi Ferrajoli (C1) usava la pandemia (ma sappiamo per certo che è “effetto collaterale delle tante catastrofi ecologiche”? Davvero?) come spunto per una riflessione più ampia su possibili scenari economico/politici che la pandemia ha reso, forse, necessari. Io sarei partito da qui.

E non poteva neanche mancare “il tema sui social”, qui (C2) a partire da un brano sulle tracce che lasciamo in rete e che costruiscono una web reputation di cui non andare sempre fieri.

Come mi pare dicano commentatori sparsi (siamo tutti italianisti a metà giugno), tracce facili, abbastanza prevedibili e rassicuranti (#scuolaaffettuosa) e, come diceva da me uno studente in uscita, “sur sei ce stò” 😉

niente di nuovo sul fronte orientale

21 giugno 2022

Un corpo sul fondo di Pietro Spirito è una sorta di romanzo-verità (Guanda lo chiama così, giuro), che racconta i tentativi dell’autore – incuriosito da una telefonata di uno scorbutico e paranoico reduce della X Mas – di ricostruire la storia di un sottomarino italiano (Medusa), affondato nel 1942 dalle parti di Pola, in cui una quindicina di marinai sopravvissero un paio di giorni a 30 metri di profondità, mentre i tentativi di salvarli si rivelarono inutili (vicenda analoga a quella di un sottomarino russo di una ventina di anni fa, che il racconto richiama più volte).

Poi la carcassa del sottomarino venne recuperata e le salme dei caduti tumulate ma all’epoca non se ne diede grande notizia (il Fascismo al tramonto non era certo propenso a richiamare un successo – per quanto nello specifico effimero – della “perfida Albione“) e ad un certo punto – complice un giornale croato e la solerzia patriottica di un paio di deputati di Alleanza Nazionale – nacque una certa confusione sull’effettiva collocazione del sommergibile.

La vicenda è certamente minore (ma tanto tanto) nel racconto della Seconda Guerra Mondiale e la piega romanzesca del racconto (c’è uno sgradevole compiacimento di Spirito nell’usare frasi fatte, come quando “annaffia di un buon vino” la sua cena e tutto il sub-plot della sua infatuazione per la badante del reduce è, come dire, cringe – e non parliamo dell’insulso episodio di road rage) risulta talora stucchevole ma la storia del Medusa merita, anche solo per ricordarci che in ogni guerra ci sono soldati mandati, così, a morire.

alexa vs siri

20 giugno 2022

Nella mia eroica (?) impresa di vedere tutti i film dell’Universo Marvel mi pareva di dovere vedere Guardians of the galaxy ma mi sono sbagliato e ho affittato il primo Avengers, scoprendo tre cose:

1 – avevo già visto Guardians of the galaxy

2 – avevo conseguentemente già visto Avengers e mi lamentavo, profeticamente, di averlo rimosso

3 – nel rivederlo (forse la prima volta era in inglese) mi sono accorto che il doppiaggio italiano è spesso imbarazzante, come quando la storia del biblico Giona diventa un’inesistente “storia di Johnny

Ho quindi appurato che dovevo vedere Avengers – Age of Ultron ed ho recuperato, provando a ricordami bene cosa succedeva: in pratica, il cattivo è un’intelligenza artificiale cattiva che si contrappone a quella buona (per aiutare i distratti come me: hanno due colori diversi), ottiene un corpo robotico e crea caos e distruzione in diversi continenti (probabilmente per ragioni di marketing, dato il pubblico mondiale cui si rivolgono questi film). A questo punto intervengono i nostri eroi che però non vanno sempre molto d’accordo ma il mio mito Captain America ricorda loro che bisogna affrontare insieme i problemi e quindi si mettono tutti insieme e vincono, salvando Nefelococcigìa, tipo. Oltre a questo, credo sia degno di nota che al gruppo si aggiunge una ragazza con poteri psichici e che alla fine non si sa bene che fine abbia fatto Hulk.

Il prossimo film dovrebbe essere Ant-man ma prometto di consultare bene la pagina di wikipedia prima di fare scelte sconclusionate…

una canzone a caso – 666

19 giugno 2022

The Charlatans, Just when you’re thinkin’ things over

bulli e pupe

14 giugno 2022

Tra i personaggi minori di Picard spicca certamente Cristobal Rios (nella prima stagione, nella successiva è un filino insulso), cui è dedicato Rogue elements di John Jackson Miller.

Il romanzo è ambientato prima che Rios conosca personalmente Picard (il che rende un po’ forzato il collegamento alla serie, ma non è il solo) e ne racconta il background (vediamo così come è arrivato a comandare La Sirena e ad avere assistenti olografici costruiti sulle sue fattezze) in un’avventura dai toni comicheggianti che omaggia la serie originale di Star Trek (in particolare questo episodio) e lo vede alle prese con una vecchia conoscenza di The next generation, nonché con una vecchia conoscenza di Picard stesso…

una canzone a caso – 665

12 giugno 2022

Foo Fighters, Rope

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