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birthday boy

17 luglio 2019

Allo scorso festival di Glastonbury Brandon Flowers è stato l’epitome della felicità – non solo ha concluso con i Killers un fantastico set, ma nella parte finale ha chiamato sul palco i Pet Shop Boys con i quali ha cantato Always on mind ed Human, e poi Johnny ‘fuckin’ Marr con cui ha fatto This charming man degli Smiths ed ha chiuso con una Mr. Brightside che ha il sapore della leggenda.

Venti minuti di pura perfezione:

 

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inappartenenza

16 luglio 2019

9788806241612_0_0_598_75Una qualche vicinanza biografica mi porta a condividere con Christin Raimo i due riferimenti culturali che “per forza” lo hanno portato a sentire di essere parte di una comunità nazionale, come racconta all’inizio del recentissimo Contro l’identità italiana (Einaudi, 2019): la vittoria della nazionale di calcio ai Mondiali del 1982 (vago ricordo, stavo in vacanza in montagna, non me ne fregava niente e per motivi misteriosi rammento solo ‘gamberetti alla griglia’) e la storia del bambino caduto in un pozzo a Vermicino (avevo poi scritto qualcosa su questo bellissimo libro ma non la ritrovo – vedi sotto).

Anni dopo, ricordo di aver scritto un post a proposito della vittoria di Nichi Vendola alle regionali in Puglia (2005, direi), in cui, con qualche confusione, cercavo di spiegare cosa volesse dire per me sentirmi ‘italiano’ ed eventualmente ‘fiero’ di un fatto  – il nascere qui anziché altrove – di cui non avevo ovviamente alcun merito né demerito. Anche in questo caso non ritrovo il post, che sarà parso meritevole a Il riformista, che lo riprese nel suo supplemento de Il cannocchiale (la vecchia piattaforma di cheremone, il cui archivio non pare molto fruibile).

AnywayRaimo ha scritto un denso libretto su quello che chiama ‘neonazionalismo’, giunto al culmine con il settennato di Ciampi e tutto il suo trionfo retorico sul risorgimento ed i 150 anni dell’Unità d’Italia, un’operazione culturale nata forse con le migliori intenzioni ma che ha finito con l’aprire la strada al fascioleghismo di #primagliitaliani e le altre amenità che ci infestano oggi.

Ricchissimo di citazioni e di rimandi, percorre storicamente l’idea di ‘Italia’, offrendo diversi spunti di riflessione (la rilettura fascista di Dante meriterà certamente approfondimento) e l’amaro panorama di un paese che proprio non ha il senso della sua storia, come imbarazzanti figuri ci ricordano, e di cui la ‘soppressione’ del ‘tema di storia’ all’Esame di Stato non mi pare tanto causa quanto prevedibile conseguenza (per quanto il tema di storia non lo facesse mai nessuno etc. etc. ).

tutte le ingiustizie di questo giorno

15 luglio 2019

9788821594441_0_0_0_75Resistenza e resa è diventato, senza che lo volesse, il testamento spirituale di Dietrich Bonhoeffer, pastore luterano incarcerato dai nazisti ed arbitrariamente condannato a morte il 9 aprile del 1945, pochi giorni prima della fine della II guerra mondiale.

Il libro raccoglie i suoi scritti dal carcere (preghiere e poesie, lettere ai genitori e ad un amico) e resta una delle testimonianze più pregnanti di un cristianesimo vissuto fino al martirio.

Le lettere ai genitori sono volutamente rassicuranti e rasserenanti, e passano dalla descrizione delle sue monotone giornate a divertenti osservazioni sulle sue letture (per cui si nota che in Kant resta “una psicologia rococò molto razionalistica“), mentre quelle a Eberhard Bethge contengono riflessioni importantissime su quello che lui stesso chiama “cristianesimo non religioso” e gettano le basi di buon parte della teologia degli ultimi settant’anni (“il nostro essere cristiani di riduce oggi a due cose: pregare e operare tra gli uomini secondo giustizia“).

Tra i versi spiccano quelli che alludono all’indifferenza verso il Nazismo e suonano tristemente attuali:

Imparammo a mentire per poco, / a adattarci all’ingiustizia palese

Se all’inerme si usava violenza / il nostro occhio restava freddo

C’è poi una pagina, scritta nel 1942, che da qualche mese mi risuona in testa:

Siamo stati testimoni muti di azioni malvagie, ci siamo lavati con molte acque, abbiamo imparato l’arte della mistificazione e del discorso ambiguo, l’esperienza ci ha reso diffidenti verso gli uomini e spesso abbiamo mancato nella verità e nella libera parola; conflitti insopportabili ci hanno reso arrendevoli o forse persino cinici.

Serviamo ancora a qualcosa?

Non di geni né di cinici né di gente che disprezza gli uomini né di tattici raffinati abbiamo bisogno, ma di uomini aperti, semplici, diritti. Ci sarà rimasta tanta forza di resistenza interiore contro le situazioni imposteci, ci sarà rimasta tanta spietata sincerità verso noi stessi da poter ritrovare la strada della semplicità e della rettitudine?

Sarebbe bello poter rispondere di sì, senza esitazioni.

giungeva anche per noi l’ora che indaga / la fanciullezza era morta in un giro a tondo

14 luglio 2019

MV5BZGExYjQzNTQtNGNhMi00YmY1LTlhY2MtMTRjODg3MjU4YTAyXkEyXkFqcGdeQXVyMTkxNjUyNQ@@._V1_UX182_CR0,0,182,268_AL_A suo tempo mi ero scordato di scrivere qualcosa sulla seconda serie di Stranger Things ma rimedio subito: #capolavoro.

Anyway, nella terza stagione siamo nell’estate del 1985 ed i quattro amici si ritrovano ad affrontare mostri dai nomi impronunciabili, questa volta anche con la partecipazione straordinaria dell’Unione Sovietica, che ha decine di agenti infiltrati nei sotterranei di un centro commerciale (sì, tipo The Americans).

C’è però, e per questo richiamavo i versi di Montale, la percezione del tempo che passa, della fine dell’infanzia e di tutte quelle cose che fanno piccolo bildungroman, cosa che rende agrodolce il tutto, e per questo ancora più bello.

La cura filologica della ricostruzione è come sempre perfetta (la scena con The never ending story è davvero commovente), con una sola imprecisione: (I just died) In your arms dei Cutting Crew è uscita in Europa l’anno dopo ed in America è arrivata nell’87:

complici

13 luglio 2019

220px-Team_of_Vipers_coverUn po’ come fece il portavoce della Casa Bianca di Bush a suo tempo, anche l’amministrazione Trump ha i suoi ‘pentiti’ (fino ad un certo punto, in realtà), tipo Cliff Sims (“director of White House message strategy“, dice), autore di un livoroso Team of vipers, dopo un anno e mezzo di lavoro alla Casa Bianca.

Non il primo libro a ritrarre la disfunzionalità dell’amministrazione TrumpSims passa il tempo a sottolineare la sua “personal relationship with the President” ed a mostrarsi rancoroso nei confronti dei suoi nemici (Kellyanne Conway ed il chief of staff John Kelly, che, à la Darth Vader, sarebbe “fully consumed by the darkness“) che alla fine l’avrebbero avuta vinta su di lui che – non si capisce bene perché – ‘dava fastidio’, con una curiosa storia di video ripresi di nascosto (lui dice di essersi dimesso prima di essere licenziato perché sarebbe andato a lavorare con Mike Pompeo, ma in seguito alla storia del video non se ne sarebbe fatto più niente, eh).

Originariamente sostenitore di Ted Cruz (!), Sims tende a presentarsi come una sorta di ombra di Trump (e come suo leccapiedi di riferimento, in alcuni passaggi davvero sgradevole: “They wanted to see if you’ like to pit your branding genius to use”, I told him. His eyes lit up and a subtle smile appeared on his face “They say I might be the world’s greatest brander. I don’t say that necessarily, but some people have said that”), sempre presente nei momenti importanti e familiare a tutte le altre figure che ruotano intorno al Presidente (anche se non capisco come possa arrivare a definire Stephen Millerthe funniest guy in the room“), quando nei fatti non ha deciso niente, non ha contribuito a nulla ed è stato un complice di basso livello, lì essenzialmente – come tanti altri – per fare carriera. Comunque complice, però.

una canzone a caso – 518

12 luglio 2019

Everyday1993.jpg

Phil CollinsEveryday

archilocheion deluxe

9 luglio 2019

41YHsQ+Jk0LDa queste parti si apprezzano in particolare Catullo per la letteratura latina (qui, qui e qui, per dire) ed Archiloco per quella greca (qui, qui e qui, per dire), per cui, come non potevo perdermi il liber tradotto e commentato da Alessandro Fo, non potevo non comprare la preziosa nuova edizione di tutti i frammenti di Archiloco, a cura di Laura Swift (Oxford, 2019).

Mentre Fo si diletta in rime barbare, Swift ha un impianto più strettamente filologico e, seguendo la disposizione dei frammenti della classica edizione di West (da cui talora di discosta), presenta testo e traduzione non solo dei frammenti per se ma, cosa intrigante, anche degli excerpta delle fonti che ci tramandano i frammenti, oltre naturalmente a commentarli con dovizia di riferimenti bibliografici.

Se Fo talora proponeva qualche nuova interpretazione, la studiosa per lo più si limita ad aggiornare le nostre conoscenze sul poeta di Paro (con la dovuta attenzione all’ultimo testo recuperato, ormai quasi quindici anni fa), con qualche spunto comunque interessante (come una certa attenzione a richiami interni fra un frammento e l’altro), che magari mi era sfuggito (la sorellina di Neobule non è poi così innocente, visto che nell’Epodo di Colonia si propone immediatamente come mezzana della sorella) o su cui non mi ero soffermato mai a lungo (il fatto che nell’epodo della volpe e dell’aquila gli aquilotti siano esplicitamente due – mentre nella favola di Esopo non se ne specifica il numero – rafforza l’idea che siano le Licambidi, cosa che affrontai in un corso anni fa).

Quella di Swift è chiaramente la nuova edizione di riferimento per Archiloco, e la perdita di quasi tutta la sua opera resta un grande rimpianto…

 

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