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una canzone a caso – 488

10 novembre 2018

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Tracy ChapmanCrossroads

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‘annette’

9 novembre 2018

410TJKx7eOL._SS500Citando l’antologia di qualche anno fa, pensavo di aver messo fine alla discografia degli Yazoo, chiaramente non prevedendo l’uscita del recente Four pieces (Three piecese, se optate per i cd anziché per i vinili) che riesce a tirar fuori (da un gruppo che, ricordiamo, ha fatto solo due album e si è sciolto qualche settimana prima che il secondo – You & me both – uscisse) delle registrazioni inedite.

Il titolo di questo nuovo box set – pensato originariamente solo in vinile – è legato ai quattro dischi che comprende, cioè la seconda rimasterizzazione dei loro due album, un disco di remix (di cui una completamente inedita versione di Winter kills) e – cosa più preziosa – due sessioni radiofoniche del 1982.

Vere meteore, gli Yazoo hanno lasciato qualche brano memorabile (Only you, Don’t go, Situation) e ci hanno fatto conoscere la meravigliosa voce di Alison Moyet, oltre ad aver confermato che Vince Clark è un genio, per cui Four piecese è comunque essenziale.

In tutta questa rivalutazione degli anni ’80, giova ricordarne anche i momenti bui, come il fatto che in Italia uno come Carlo Massarini fosse ritenuto ‘competente’. Qua sotto, non coglie l’imbarazzo di Alison Moyet che – a duo sciolto – fa promozione da sola e ne sbaglia pure il nome, chiamandola ‘Annette’:

La canzone, Nobody’s diary, è un capolavoro, eh.

una canzone a caso – 487

8 novembre 2018

Wetakecareofourown

Bruce Springsteen, We take care of our own

not that same sing song on the radio

7 novembre 2018

71taZEDaTjL._SL1200_REM at The BBC, intuitivamente, ha a che fare con gli REM e la BBC.

Infatti, malgrado lo scioglimento, stanno dedicando particolare cura alla ricerca nel loro catalogo (la tappa precedente è stata la ri-edizione di Automatic for the people) e sono giunti ora ad un cofanetto prezioso che raccoglie (tutto?) quanto da loro inciso per l’emittente radiofonica inglese.

La cosa è fatta in grande e si espande per nove (9!) dischi, permettendo di ripercorrere quasi tutta la loro carriera, da un concerto a Nottingham del 1984 ad un paio di brani incisi per Radio 1 nel 2008, con in mezzo sessions sparse (tra cui un intero set del 1998), tutto il concerto a Milton Keynes del 1995, quello di Glastonbury del 1999 ed un concerto del 2004 con Thom Yorke dei Radiohead al posto di Patti Smith in E-bow the letter.

Il nono disco è un dvd con apparizioni televisive ad esempio a Top Of The Pops o nel programma di Jools Jolland e gran parte del materiale del cofanetto è  pressoché inedita.

Continuo a trovare inspiegabile l’assenza di Shiny happy people dai loro set, ma per il resto c’è da restarne soddisfatti…

non c’avete un altro libro sulla scuola?

5 novembre 2018

9788806235871_0_0_300_75Alcune ‘provocazioni‘ di Christian Raimo sono certamente benvenute ma come saggista – dal poco che ho potuto vedere – tende a riciclare in instant books quello che scrive su Internazionale come qui nel caso del neofascismo o come in Tutti i banchi sono uguali, dedicato al tema della scuola di cui, come docente di storia e filosofia, ha esperienza diretta ormai da qualche anno, essendo entrato in ruolo con il mio stesso concorso (ne parlava qui e gli rispondevano qui – ma il mondo sarebbe un posto migliore già solo se non lo chiamassero entrambi ‘concorsone’).

Il tema del libro (pubblicato da Einaudi, il che spiega le dotte citazioni di cui è infarcito, anche se lo rendono un po’ tesina della SSIS) non è originalissimo, in quanto è la mera constatazione che, in Italia più che altrove, la scuola non è un ascensore sociale in quanto tende a mantenere le diseguaglianze di base (in breve: i figli di laureati vanno meglio a scuola e di solito si laureano, i figli di operai vanno meno frequentemente al liceo e tendono di conseguenza a non laurearsi) più che a rimuoverle e, come diceva Bordieu, a replicare la società più che a proporne un’idea nuova.

En passant, critiche – anche condivisibili – a riforme e riformine (Gelmini, “Buona scuola”, l’Alternanza Scuola-Lavoro che proprio non gli piace, la giustissima idiosincrasia per le ‘competenze’), presa in giro delle posizioni più ‘conservatrici’ che garbano tanto agli editorialisti del Corriere della Sera che se potessero boccerebbero tutti (se si chiudesse Raimo in una stanza con Ernesto Galli della Loggia dubito che entrambi ne uscirebbero incolumi) e molta poca pars construens, se non una generica difesa del sapere umanistico, che sa un po’ di pro domo sua

she married her brother because she had nothing better to do

4 novembre 2018

9780195365511_0_0_300_75Pensavo che nulla potesse mai battere gli intrighi delle corti imperiali romane ma mi sono dovuto ricredere, approfondendo un po’ il periodo più convulso della storia greca, quello cioè dei regni ellenistici discendenti da Alessandro Magno e pian piano finiti tutti nell’orbita romana, culminando con l’acquisizione augustea dell’Egitto dei Tolomei.

La mia palinodia è dovuta essenzialmente alla bellissima biografia di Arsinoe II, ad opera di Elizabeth Donnelly Carley (Oxford University Press, 2013) che cerca di ricostruire una figura presentata ora come crudele matrigna ora come vittima innocente di trame altrui (tutto ciò nella stessa fonte, il Giustino epitomatore di Pompeo Trogo).

Molto della regina è ignoto (la scultura in copertina dal libro è probabilmente di un’altra Arsinoe, per dire), a cominciare dalla data di nascita, che collochiamo tra il 318 ed il 314 aC solo perché sappiamo che intorno al 300 andò in moglie al sessantenne Lisimaco in una delle numerose alleanze matrimoniali messe in piede da suo padre, il primo Tolomeo (i Tolomei sono in tutto una quindicina – l’ultimo sarebbe figlio di Cesare Cleopatra – e per comodità diamo a tutti un soprannome: questo sarebbe Sotèr).

Dal matrimonio nacquero tre figli (tra i quali – ovviamente – un Tolomeo), cosa che rese meno serena la convivenza con gli altri figli di Lisimaco (che ad un certo punto fece uccidere il proprio figlio – o forse lo tolse di mezzo lei, per favorire i suoi), alla cui morte Arsinoe sposò Tolomeo Cerauno, a suo tempo allontanato dal regno da Tolomeo I a favore di Tolomeo II (capite perché la cosa è affascinante?), che era suo fratello da parte di padre, ma finì poi per sposare proprio il Tolomeo II che era suo fratello da parte di entrambi i genitori (cosa di cui lui andava orgoglioso, visto che si faceva chiamare Philadelphus, cioè ‘amante della sorella’).

Precedenti divini (Iside/Osiride, ma anche Zeus/Era) e l’idea che matrimoni fra fratelli fossero la norma in Egitto (non era così, ma la vox populi era insistente) fecero sì che la cosa non fosse poi considerata così scandalosa (purché, come imparò a suo spese Sotade, non diventasse oggetto di poesie satiriche un filino scabrose) ed anzi Tolomeo stesso diede il via ad un culto divino dei theoi adelphoi (cioè se stesso e la moglie/sorella) e, dopo la morte ed apoteosi di Arsinoe (di cui parla un frammento giambico di Callimaco), in tutto il mediterraneo orientale si svilupparono due culti paralleli di Arsinoe thea philadelphus, secondo le tradizioni egizie e greche, con discreto corredo iconografico.

E siamo solo all’inizio dei Tolomei, eh…

fratres in armis

3 novembre 2018

51EmB-nWzuL._SX308_BO1,204,203,200_Oltre a PlautoHelmut Oberst curò una riduzione a fumetti anche di una commedia di Terenzio (una prima edizione è degli anni ’70, poi ripubblicata un paio di volte) e la scelta cadde su quella che è certamente la sua opera più nota, gli Adelphoi (che vuol dire ‘fratelli’ in greco, perché tradizionalmente le commedie di Terenzio si citano col titolo greco, #sapevatelo).

La storia è nota (due fratelli educano in maniera contrapposta i propri figli – fratelli fra di loro, perché uno è stato dato in adozione allo zio – , uno in maniera liberal-progressista ed uno con modelli iper-conservatori, finché non salta fuori che quello teoricamente morigerato ha una tresca con una concubina, con tanto di rapimenti e lenoni furibondi) ma il testo originale (decisamente più verboso e meno dinamico di quelli plautini) meno si presta alla resa fumettistica, che di solito richiede maggiore vivacità ed il risultato è un po’ troppo ‘statico’, cosa che riecheggia in realtà le critiche gli antichi stessi facevano a Terenzio

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