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una canzone a caso – 450

12 dicembre 2017

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George Ezra, Budapest

Da qualche parte avevo letto che la casa discografica decise di investire sul fanciullo mandandolo a fare l’inter-rail, dal quale tornò colle canzoni che poi confluirono nel suo album di debutto, Wanted on voyage (Columbia, 2014), col paradosso che a Budapest in realtà non ci andò perché si era ubriacato in Svezia durante una festa per la finale dell’Eurovision e perse il treno.

E la capitale ungherese viene citata di passaggio solo nella prima strofa:

A Budapest io ci sono stato due volte, l’ultima qui.

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toccata e fuga in due fasi

11 dicembre 2017

PrinceHitnrun.jpegHitnRun_Phase_Two

E così sono arrivato a finire tutta la discografia di Prince (quasi tutta, perché, come spesso lamentato, ad un certo punto pubblicava cose solo sul suo sito o in edizioni limitatissime), bruscamete interrotta dall’inattesa notizia della sua morte nell’aprile dell’anno scorso.

Immaginati originariamente come un solo disco, le due ‘fasi’ di Hit N Run (phase one e phase two) uscirono originariamente solo in digitale su Tidal e poi anche in formato fisico (il primo volume nel 2015, il secondo un paio di settimane dopo la morte di Prince) e, per quanto in continuità col precedente Art age official (di cui il primo volume riprende stilizzata la copertina), sono l’involontario testamento di un’artista che ha voglia di suonare, divertirsi e provare strade nuove (Ain’t about 2 stop ospita, per dire, Rita Ora), la cui scomparsa lascia un grande buco nero non solo nel nostro passato ma anche nel nostro futuro…

life is just a party, and parties weren’t meant 2 last…

phantasmata – il film

10 dicembre 2017

51dgwT9wh8L.jpgContrariamente alle previsioni, sono riuscito a vedere il film tratto da The ghost di Robert Harris prima di diventare cinquantenne.

Diretto da Roman Polanski, L’uomo nell’ombra (2010) vede Ewan McGregor nella parte dello scrittore, Pierce Brosnan in quella dell’ex primo ministro inglese della cui autobiografia si racconta, offre un’atmosfera un po’ più cupa di quanto ricordassi e – tranne le carte al vento dell’ultima scena – non mi pare discostarsi molto dal libro, per cui resta un po’ futile, per quanto ben fatto…

una canzone a caso – 449

7 dicembre 2017

The_Chemical_Brothers_-_It_Began_in_Afrika_single_cover

The Chemical BrothersIt began in Afrika

figli delle stelle

6 dicembre 2017

81A9bk-HjWL._SL1500_Una “cosa in cui arrivano gli alieni, paiono buoni, ma poi si scopre che… ” non è certamente una novità (Visitors, per dire) ma Childhood’s end ha origine nobili (la mini-serie è tratta da un romanzo di Arthur C ClarkeLe guide del tramonto, 1953) e porta con sé riflessioni profonde sull’importanza che il nostro azzurro pianeta crede (s’illude?) di avere nel grande schema delle cose.

A rivelarcelo può essere un angelo, un diavolo o anche semplicemente una paginetta ciceroniana del Somnum Scipionis:

Da qui, a me che contemplavo l’universo, tutto pareva magnifico e meraviglioso. C’erano, tra l’altro, stelle che non vediamo mai dalle nostre regioni terrene; inoltre, le dimensioni di tutti i corpi celesti erano maggiori di quanto avessimo mai creduto; tra di essi, il più piccolo era l’astro che, essendo il più lontano dalla volta celeste e il più vicino alla terra, brillava di luce riflessa. I volumi delle stelle, poi, superavano nettamente le dimensioni della terra. Anzi, a dire il vero, perfino la terra mi sembrò così piccola, che provai vergogna del nostro dominio, con il quale occupiamo, per così dire, solo un punto del globo.

 

una canzone a caso – 448

5 dicembre 2017

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Elvis PresleyCan’t help falling in love

Pare che la colonna sonora di Blue Hawaii (primo film di una trilogia hawaiana, #sapevatelo) sia stata il secondo disco più venduto negli anni ’60 (dopo un’altra colonna sonora, quella di West side story), malgrado sia in pratica la summa di quanto un turista pensa sia ‘musica hawaiana’.

Comprende però una delle canzoni meglio riuscite di Elvis, che è sempre piacevole ritrovare:

Oltre alla versione degli UB40, giova ricordare quella degli A*Teens, che riuscivano a far sembrare qualsiasi cosa un lato b degli Ace Of Base:

 

 

 

#fearTWD – 3.15-16

4 dicembre 2017

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(mmm… diga, avranno pensato gli autori)

E niente, ormai sono tre anni che ci provo, ma proprio non riesco a farmi davvero piacere Fear the walking dead, al punto che mi ero scordato di vedere gli ultimi due episodi della terza stagione, quelli che teoricamente uno aspetta con più interesse.

Ho recuperato, solo per scoprire che, come al solito, i personaggi più interessanti durano poco (bye, Troy), ogni location dura sempre e solo per mezza stagione (qua avevamo un ranch nella prima metà ed una diga nella seconda: bye, ranch e bye, diga) e si rimane con un nucleo forte in cui solo Nick mantiene qualche barlume di dignità narrativa, mentre gli altri mi restano completamente indifferenti (menzione speciale per Alicia, che non si capisce bene cosa voglia da noi).

Mentre anche la serie madre comincia a mostrare qualche segno di stanchezza (uno degli scorsi episodi ha avuto gli occhi più bassi da anni), #FearTWD ha in cantiere comunque almeno un’altra stagione, con qualche cambio nella produzione, fino al momento in cui, verosimilmente, i personaggi di Fear trasmigreranno in un cross-over con Rick & co. e porremo fine a quest’agonia…

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