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legere per imagines

19 giugno 2018

51YZ3QCNEDLUna delle insegnanti che mi è rimasta più impressa è la mia professoressa di Italiano delle Medie (mi pare però che l’avemmo solo in 1a); figura un po’ strana (dava del VOI agli undicenni, per dire) ma ci faceva leggere un sacco di cose (ho vaghi ricordi di interi canti dell’Orlando Furioso) e mi pare che dedicasse un’ora a settimana a migliorare il nostro lessico con una lezione che chiamava ‘nomenclatura’ e che consisteva nel cercare illustrazioni sul Dizionario di Italiano ed imparare parole nuove, tipo ‘dagherrotipo’, per darvi l’idea di quanto sia vecchio:

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La stessa idea è applicata al latino in un vecchio libro (credo che la prima edizione sia del 1976), Orbis Pictus Latinus di Hermann Koller, che è essenzialmente un vocabolarius imaginibus illustratus (da abacus, cioè tabula calculatoriazona, sia nel significato classico di vinculum quo cingimur, cinctus, balteus sia in quello di ‘fascia climatica’), che alle immagini (quasi tutte tratte da affreschi, manoscritti e realien vari) aggiunge brevi testi in latino come definizione dei lemmi, spesso con citazioni d’autore:

orbispictus

Oltre a scoprire che seno/coseno come termini geometrici non hanno nulla a che fare col latino sinus (sinus in re mathematica: non nisi nomen commune habet cum propribus usibus, nam ex erronea translatione vocis Arabicae provenit) e che ‘mignolo’ è il ditus auricolaris (perché ci si puliscono le orecchie?), c’è spazio anche per qualche  neologismo, e, visto che ci sono i Mondiali,  ho imparato anche i ruoli di una squadra di calcio: in porta lo ianitor; i defensores si dividono in medius, dexter, sinister; i cursores (che credo siano i centrocampisti) sono il medius dexter ed il medius sinister; gli attaccanti (assultores) sono l’extremus dexter, il dexter, il centralis, il sinister e l’extremus sinister. 

#sapevatelo

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una canzone a caso – 470

14 giugno 2018

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The Marvelettes Please Mr. Postman

Nella classifica americana le canzoni arrivate al #1 ad opera di due diversi artisti si contano sulle dita di due mani (sono 9), fra le quali spicca questa Please Mr. Postman, che fu tra l’altro il #1 della Motown nel 1961:

Una quindicina d’anni dopo furono i Carpenters a riportarla in vetta:

E non va dimentica la versione delle Saturdays:

E neanche quella dei Beatles:

 

 

suo padre non era suo padre e sua madre non era sua madre

13 giugno 2018

2560041030421_0_0_0_300_75La genesi del racconto La legge risale agli anni ’40, quando un editore propose a Thomas Mann di scrivere la prefazione ad un’opera miscellanea dedicata ai Dieci Comandamenti e lui rispose invece con una sorta di preambolo/preludio alla vicenda, cioè un’illuministica “vita di Mosè” che prende il dato biblico di Esodo e lo sviluppa per strade sue (sul modello di Giuseppe e i suoi fratelli), ispirandosi tanto al Mosè di Michelangelo quanto allo scultore (“per tutto il resto della sua vita ebbe il naso schiacciato”), con svolte un po’ inquietanti (“aveva sempre avuto desiderio di uccidere e di sotterrare”) e comicheggianti (come quando Mosè si mette ad illustrare i precetti levitici), che rendono la lettura a metà tra il dissacrante e l’intrigante…

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12 giugno 2018

9788811676409_0_0_300_75Questa ‘nuova’ cosa dell’interesse dell’editoria di consumo per il latino produce risultati se non eccellenti per lo meno apprezzabili nello sforzo (chessò, l’elogio di Totti , il Diario di una schiappa, gli scritti apologetici) ma anche cose decisamente superflue, come Il latino per tutte le occasioni (Garzanti, 2017) di Pericle Piola (“noto studioso dell’antico che si nasconde dietro uno pseudonimo per conservare la sua cattedra universitaria”), che è praticamente un frasario (“manuale di conversazione per l’uomo d’oggi”) che vorrebbe essere divertente (Mentulam conficere nescis: “non sai fare un cazzo”) ma che non lo è, e che ogni tanto opera qualche svista lessicale o sintattica (pecunia quae debeo sarà quam debeo, no?) che si poteva evitare, con solo poche battute che risultano efficaci (i Simple Minds ne guadagnerebbero dal nome latino: Ingenia Ingenua).

Inanis, -e.

per verba non si poria

11 giugno 2018

9788815245373_0_0_300_75Su Dante – uno immagina – sarà già stato scritto tutto lo scrivibile, ma ciò non toglie interesse a La lingua di Dante di Paola Manni, che ci accompagna per mano (ma nell’introduzione ricorda che un buon manuale di Storia della Lingua va sempre portato con noi, perché non ha tempo di spiegare cosa sia un’affricata alveolare sorda, per dire) nell’officina da cui è nato quel volgare che tentiamo ancora di parlare malgrado parecchi imbarazzi contemporanei (come saprà bene l’autrice, accademica della Crusca).

Particolare attenzione è prestata al Dante giovanile e ad i suoi esperimenti (c’è una curiosa canzone trilingue di cui ignoravo l’esistenza che gioca col francese, il volgare ed il latino), alla prese ad esempio con il Roman de la Rose, da cui vengono i verosimilmente suoi il Fiore (che è tutto un trionfo di francesismi) ed i Detti d’amore (col loro bagaglio di elementi siciliani).

Ma ovviamente la lingua della Commedia è quella che merita più attenzione, nei suoi aspetti semantici (il lessico) e stilistici (ad esempio, gli allotropi, cioè le scelte lessicali che nobilitano determinati passi: in Par. I 15 Dante parla di alloro ma la parola è lauro in bocca a Virgilio in Pur. XXII 108, mentre Caronte è vecchio nell’Inferno ma Catone nel Purgatorio è veglio e san Bernardo nel Paradiso è direttamente un sene), per quanto vi sia spazio anche per la fortuna tre-quattrocentesca del poema e per la sterminata messe dei commenti antichi (che scopro raccolti in un ricco database), il tutto chiuso da una piccola antologia di testi in cui ritrovare quanto detto nel saggio.

 

 

una poesia trilingue:

pregare è pensare al senso della vita

8 giugno 2018

9788806200312_0_0_300_75Ci sono libri, come il Tractatus logico-philosophicus di Wittgenstein (che ho provato a ri-leggere, dopo aver fatto finta di leggerlo da piccolo), in cui già solo la prima ed ultima frase (anzi, Satze) meritano bibliografia a parte. Eccole:

Il mondo è tutto ciò che accade

e

Su ciò, di cui non si può parlare, si deve tacere

In mezzo, pagine che continuano a restarmi ostiche (ci riproviamo tra vent’anni ed un paio di dottorati, direi), da cui traspare una delle menti più geniali del XX secolo, alla ricerca di un senso di quello che chiamiamo logica, linguaggio e cose del mondo.

La classica edizione einaudiana unisce gli altri tre – brevi – scritti pubblicati in vita ed i Quaderni 1914-1916 con rispettive appendici, in cui si ritrovano i temi del Tractatus ed una solo apparentemente inattesa vena anacoretica:

Felice è solo la vita che può rinunziare ai piaceri del mondo

Un gigante.

 

piccolo manuale di sopravvivenza

5 giugno 2018

9788866770954_0_0_300_75Il caso ha voluto che nelle ore di insediamento dell’attuale governo (in cui spicca un Di Maio che afferma che ora ‘lo Stato siamo noi’ e non so se sia più grave la frase in sé o il fatto che verosimilmente non sappia la differenza fra ‘stato’ e ‘governo’) mi capitasse fra le mani un librettino di Karl PopperLa libertà è più importante dell’uguaglianza (Armando, 2012) in cui l’editore ha raccolto aforismi del filosofo, tratti dalle sue ben più voluminose opere, e leggere una difesa della democrazia (nel suo momento più buio) mi ha fatto bene.

Oltre a spunti paradossali (Un democratico è… un anarchico il quale ha capito che l’anarchismo totale… è poco pratico ed il sempre immortale La storia non ha senso) ed a brillanti sintesi (la formula della pozione fascista è in tutti i paesi la stessa: Hegel più una goccia di materialismo da diciannovesimo secolo o le profezie avanzate dal marxismo sono più simili, per il loro carattere logico, a quelle dell’Antico Testamento che a quelle della fisica moderna), ci si trovano frasi che tutti dovrebbero imparare a memoria (per i propri ideali uno dovrebbe sacrificare solo se stesso, mai gli altri) e riflessioni serissime su come una democrazia possa sopravvivere a se stessa (Paradosso della tolleranza, p. 84), cosa di cui abbiamo un disperato bisogno.

E scopro poi una pagina (Sofferenza e felicità, pp. 103-106) fatta apposta per una tizia leghista che oggi ha dichiarato “Cari ministri, avete un grande potere: il potere di rendere i cittadini tristi o felici“, che è esattamente il primo passo di una dittatura.

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