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una canzone a caso – 395

26 marzo 2017

Memory-Barbra-Streisand

Barbra StreisandMemory

Che un musical ispirato ad un opera minore di Thomas Stearns Eliotincentrato su un gruppo di gatti di strada ed interpretato da tizi in calzamaglia che fanno la parte dei suddetti gatti, potesse diventare una delle cose di maggior successo del ‘900 era decisamente inverosimile, immagino anche nella mente di Andrew Lloyd Webber.

Eppure Cats si rivelò un trionfo da ogni punto di vista e questa Memory diventò uno standard nel repertorio delle più grandi voci femminili fra le quali, ovviamente, non può mancare la versione della Streisand:

Una cosa che mette i brividi, ogni singola volta che la si sente:

I remember the time I knew what happiness was

una canzone a caso – 394

24 marzo 2017

220px-DeadRingSingle

Meat Loaf ft. CherDead ringer for love

Quello con Meat Loaf detenne per un decennio il record di più improbabile duetto della carriera di Cher:

Poi nel 1993 rifece I got you babe con Beavies and Butt-Head e chiaramente trovammo un nuovo vincitore, destinato a restare insuperato:

born this way

23 marzo 2017

9788815260536_0_0_300_80L’approccio di Maurizio Bettini comincia ad uscire dai confini di Siena e dare i suoi frutti anche altrove, come attesta il recente lavoro di Aglaia McClintock che ha curato Giuristi nati, una raccolta di sei interventi di lettura antropologica di alcuni nodi del diritto romano, presentati, pare di capire, all’Università di Benevento.

I saggi qui radunati non dicono granché di nuovo a chi ha frequentato tale ambiente, per quanto il saggio di Bettini sul fas (che cerca di smontare l’interpretazione tradizionale che lega il termine esclusivamente alla dimensione del sacro) sia interessante; per il resto c’è un alquanto confuso articolo sullo ius romano ed i suoi paralleli iranici (dannati indoeuropei), un intervento sulla mancanza nella Roma repubblicana di una divinità personificazione della giustizia divina e tre articoli che parlano di padri, figli e declamationes, fra i quali ritroviamo il buon Mario Lentano, sempre alle prese con i ‘compiti in classe‘.

fifa e arena

22 marzo 2017

9788815250582_0_0_300_80Diventato ormai espertone di Spartaco (qui, qui e qui), ho voluta ampliare l’orizzonte e mi è venuto utilissimo un piccolo ma ben fatto libro di Christian Mann, dedicato appunto a I gladiatori.

Non contiene nulla di particolarmente sconvolgente (molto interessante però una teoria che spiegherebbe il declino dei giochi in contemporanea all’ascesa del cristianesimo: il ‘giudizio finale’ della sorte del gladiatore sconfitto avrebbe fatto ‘concorrenza’ alla dinamica di grazie e salvezza della nuova fede) ma dice in maniera chiara e semplice quanto sappiamo sulle lotte gladiatorie e sulla vita quotidiana di questi uomini (ed anche donne, stando almeno a Marziale, TacitoCassio Dione), di cui si è scoperto molto in seguito allo scavo di un cimitero di gladiatori ad Efeso.

Dicono infine tutti, e lo fa anche Mann a p. 30, che l’immagine del pollice verso che sanciva la condanna a morte era sconosciuta a Roma – ma poi lui stesso cita un verso del Contra Symmachum di Prudenzio in cui il poeta se la prende con una vestale che converso pollice ordina di squartare il petto dello sconfitto – il nodo essenziale sarebbe che non si capisce bene se il pollice fosse all’ingiù, all’insù o in orizzontale (il pugno chiuso indicherebbe la spada riposta nel fodero) –  questione risolta col pollice verso il basso dal quadro di Jean-Léon Gérome, diventato parte della cultura popolare e, impropriamente, dell’iconografia dei gladiatori:

Jean-Leon_Gerome_Pollice_Verso

ne quis malus invidere possit

20 marzo 2017

9788858125250_0_0_300_80Da parte di (alcuni, eh) classicisti c’è spesso la sgradevole tendenza a prendersela con quanti di noi riescono in qualche modo ad uscire dal recinto accademico e fare sana divulgazione, per cui vengono spesso accusati di superficialità, scarso rigore scientifico, manie di protagonismo etc. etc.

E’ capitato ad esempio ad Eva Cantarella o a Maurizio Bettini (c’è tutta una polemica, molto per addetti ai lavori, il cui succo è che Bettini non crede nella traduzione, come se questa fosse un dogma trinitario) ed ora ho come l’impressione che stia succedendo ad Andrea Marcolongo, autrice de La lingua geniale, uno dei casi editoriali del momento, pare.

Volendo si potrebbero muovere alcune puntualizzazioni (dubito che ai Greci non importasse nulla, come scrive invece a p. 15, dei fenomeni apofonici dietro a leip/lip/loip o per lo meno immagino che i parlanti ne percepissero la valenza, magari senza chiamarli ‘fenomeni apofonici’; in Luciano c’è un perfetto di gelào, per quanto a p. 22 si dica che il verbo ne è sprovvisto e mi pare davvero discutibile affermare che del canone dei lirici ce ne siano giunti ‘quasi integralmente’ nove, quando di Saffo possediamo una manciata di versi; non parlerei infine di ‘traduzione greca’ del Nuovo Testamento, quando si ritiene che gran parte ne sia stata composta direttamente in greco, no?) o lacune (a p. 20 l’autrice pare ignorare che il Rocci abbia avuto una nuova edizione nel 2011) ma di certo è lettura affascinante (persino nelle pagine sull’insulso duale) ed aperta a nuovi stimoli (a p. 61 si cita Athenaze).

Forse è più un libro per continuare ad amare che per far innamorare, ma la distinzione fra i due momenti è spesso difficile, anche sa Saffo sa precisamente descrivere l’effetto del primo amore:

… Ἔρος δ᾽ ἐτίναξέ μοι
φρένας, ὠς ἄνεμος κὰτ’ ὄρος δρύσιν ἐμπέτων.

E sentire lo scoccare dell’arco di Eros nel tema in gutturale del verbo tinàsso è un privilegio che si sogna di poter condividere con più persone possible…

cantare senza musica

19 marzo 2017

9788815113207_0_0_300_80Già avevamo notato che Alberto Bertoni non è esattamente scrittore scorrevole, ma questo nulla toglie al valore del suo La poesia – Come si legge e come si scrive che, contrariamente a quanto farebbe pensare il sottotitolo, non è un manualetto di self-help né un rimario, quanto una dichiarazione d’amore per la parola ed il suo potere evocativo.

Non scevro di tecnicismi (fa notare, ad esempio, che la terzina iniziale della Commedia di Dante sviluppa i tre possibili esiti di un endecasillabo: nel mezzo del cammin di nostra vita è un endecasillabo a maioremi ritrovai per una selva oscura è a minore; ché la diritta via era smarrita “offre una configurazione ritmica piuttosto originale, poiché i tempi forti vi si susseguono a partire già dalla prima sillaba, per continuare con la 4a, la 6a e forse anche la 7a”), è particolarmente attento anche alla dimensione diacronica della verificazione e delle sue particolarità (non avevo ad esempio mai riflettuto sulla particolare funzione dell’enjambement, che nella poesia prenovecentesca è segno di smarco prosaico e che – paradossalmente – diventerà poi segno inequivocabile di poeticità.

I suoi interessi non sono poi rivolti solo alla poesia italiana, ma guardano alla dimensione europea (il titolo del post viene da una citazione di Fernando Pessoa) ed è quindi un dolce piacere naufragare nelle riflessioni su L’Albatros di Baudelaire e sulle infinite possibilità di tradurlo, nonché immergersi nei Fiumi ungarettiani che, scopro, vengono da un sonetto (CXLVIII) in cui un Petrarca nomenclatorio fa vedere quanti fiumi conosce:

Non Tesin, Po, Varo, Arno, Adige et Tebro,

Eufrate, Tigre, Nilo, Hermo, Indo et Gange,

Tana, Histro, Alpheo, Garona e ‘l mar che frange,

Rodano, Hibero, Ren, Sena, Albia, Era, Hebro

crying at the discoteque

11 marzo 2017

41Z214u1-aL._SS500Più economico pendant rispetto al monumentale box set (i 10 cd di Trials of eyeliner), Hits and pieces raccoglie una quarantina di brani che ripercorrono la carriera di Marc Almond (cum et sine Soft Cell), compresa la nuova A kind of love ed una versione di Tainted love che parrebbe essere swing ma che ovviamente impallidisce rispetto alla meraviglia dell’originale.

Commercialmente persosi un po’ per strada dopo i successi dei primi anni ’90 (il duetto con Gene Pitney, gli omaggi a Jacques Brel, i richiami a Caterina Caselli via la cover di The days of Pearly Spencer, che da noi era Il volto della vita), ha continuato ad incidere ed a fare concerti sempre molto apprezzati, e Hits and pieces è buona occasione per rimettersi in pari con cose meno note (The dancing marquis è notevolissima, ad esempio) o riscoprire brani minori ma di devastante bellezza, come A lover spurned:

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