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de canaria

23 marzo 2019

I Greci ed i Romani avevano vaghe idee sulle isole che si trovavano oltre le Colonne d’Ercole e le chiamavano genericamente Insulae fortunatae, immaginandole come una sorta di paradisiaco ritrovo dei ‘beati’ (in cui finisce ad esempio Luciano nella Storia vera).

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Qualche vaga informazione viene da un passo di Plinio il Vecchio (VI 61) che riferisce – con la consueta fantasia – di una spedizione di Iuba II di Mauritania, dalla quale scopriamo che quelle a noi note come ‘Canarie’ prenderebbero nome da una di loro chiamata ‘canaria’ perché popolata da cani di notevole grandezza (a multitudine canum ingentis magnitudinis) e caratterizzata da rovine di un qualche interesse (vestigia aedificiorum) ma abitata solo da beluae.

Passano diversi secoli e nel corpus di Boccaccio (!) salta fuori un De Canaria et insulis reliquis ultra Ispaniam in Oceano noviter repertis che annuncia la recente (noviter) scoperta dell’arcipelago nel 1341, in seguito ad una spedizione partita da Lisbona e giunta alle isole dopo cinque giorni di navigazione.

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Il trattato cita esplicitamente l’isola più popolosa (Canaria dicitur, magis ceteris habitata) ed attesta usi e costumi dei Guanci, una popolazione di origine berbera che sarà poi sterminata dalla colonizzazione spagnola, della quale già nel 1341 alcuni vennero portati in Europa (Hii… in navi positi sunt) e della quale Boccaccio riferisce il sistema numerico decimale (1, nait, 2, smetti, 3, amelotti, 4, acodetti, 5, simusetti, 6, sesetti, 7, satti, 8, tamatti, 9, aldamorana, 10, marava, 11, nait-marava, 12, smatta-marava, 13, amierat-marava, 14, acodat-marava, 16, sesatti-marava, ec. ), che attesta – cosa poi confermata da studi genetici – l’origine berbera di questa civiltà di cui praticamente nulla resta, ma che, pur non possedendo la scrittura, aveva ottime conoscenze astronomiche, che le permisero la costruzione di un calendario solare in località Risco Caìdo:

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L’occasione di andarci è venuta accompagnando un gruppo di studenti in uno scambio nell’ambito dell’Erasmus + (le Canarie sono tecnicamente ‘Spagna’), incentrato sul patrimonio culturale dell’Unesco (il sito di Risco Caìdo è candidato ad esservi inserito), che comprende anche una lingua ‘fischiata’ (il Silbo Gomero), ‘parlata’ in una delle isole.

Tappa di Colombo nella sua prima traversata, Las Palmas è la città principale di Gran Canaria, dove, sotto un cielo un po’ plumbeo, ci si imbatte facilmente in surreali cattedrali, che ci ricordano come la storia sia fatta essenzialmente di strati sovrapposti, che spesso si dimenticano di chi c’era stato prima…

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Cantant dulciter… ridentes sunt, scriveva Boccaccio dei Guanci.

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una canzone a caso – 502

10 marzo 2019

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UB40Red red wine

bash, abusing, victimize within the scheme

9 marzo 2019

Vedere Leaving Neverland non è esperienza piacevole, perché la cosa trasuda di morbosi particolari (che paiono uscite dal manuale del perfetto pedofilo) con cui due adulti – che, va ricordato, testimoniarono in tribunale a suo tempo che non vi era stato mai nulla di ‘inappropriato’ nei loro rapporti con Michael Jackson – raccontano ora come invece sarebbero stati per anni sessualmente molestati dal cantante, senza che nessuno si fosse accorto di niente, in un miscuglio di ingenuità o bieco cinismo da parte di genitori che erano chiaramente interessati a far avanzare la ‘carriera’ di bambini prodigio, che, prima ancora di arrivare a MJ, a cinque anni erano già sotto la luce dei riflettori.

La più ovvia critica al documentario è che è totalmente sbilanciato sul punto di vista delle due dichiarate vittime e non va quindi visto come un’indagine sulle accuse in cui a suo tempo MJ fu coinvolto (non c’è spazio per la difesa, se non per uno spezzone di un’intervista ad uno degli avvocati di MJ che esprime dubbi sulla tempistica di queste nuove accuse – emerse intorno al 2013, quando i due intentarono una causa contro l’estate di MJ, causa immediatamente respinta senza entrarne nel merito per scadenza dei tempi), cosa che comunque non ne inficia l’impatto.

Rispetto alla vicenda – in parte analoga – di R Kelly, è certamente problematico il fatto che le accuse siano rivolte non ad una persona che ha la possibilità di difendersi ma ad un artista scomparso ormai da dieci anni, la cui difesa può essere solo affidata ad una massiccia campagna di PR che rischia alle volte di scivolare nel pericoloso giochino di attaccare a livello personale l’accusatore.

E in tutto questo resto sempre perplesso di fronte a famiglie che lasciano che un bambino di 7 anni vada ‘a dormire da Michael Jackson‘, come resterei perplesso se lo lasciassero andare a dormire anche dalla persona più insospettabile del mondo…

una canzone a caso – 501

5 marzo 2019

Elvis_Surrender_Single_cover

Elvis PresleySurrender

Come dicevamo qui, ad un certo punto andava di moda fare versioni inglesi di classici della canzone partenopea, come O sole mio che divenne It’s now or never. Analoga sorte toccò a Torna a Surriento, qui interpretata da Pavarotti ai Mondiali del 1990:

E qui la versione di Elvis:

E, per dare senso ad ‘internet’, qua sotto la versione de Il Volo, con Ignazio fuori controllo che si mette a fare le flessioni:

no good

4 marzo 2019

the stars look very different today

4 marzo 2019

81KlgRgRnFL._SL1500_La premessa principale di The 100 era ‘gruppo di tardo-adolescenti torna sulla terra post-apocalissi nucleare’ ed era già un po’ debole di suo, con un cast di quasi trentenni.

Il  successo della serie (qua eravamo alla quarta stagione) nel corso degli anni ha portato a rendere sempre più implausibile l’età degli attori rispetto a quella dei personaggi (e Bellamy ha messo su pancetta) e così la quinta stagione inizia con l’odioso stratagemma narrativo del sei anni dopo.

Sulla terra è rimasta praticamente solo Clarke, raggiunta da un variegato gruppo di ergastolani messi a suo tempo in orbita (sarà il nuovo sviluppo delle prigioni private, temo), per poi comunque ricongiungersi con l’allegra brigata. La convivenza pare talmente ardua che non ci provano neanche, e nel giro di 10 minuti siamo in piena guerra civile stile Hunger Games, con Octavia che ormai crede di essere Tina Turner in Mad Max III ed una crescente disattenzione da parte mia (non sufficiente per impedirmi di notare che ad un certo punto parlano latino, che fa molto ‘arcano’ per il pubblico anglofono, evidentemente).

La stagione si chiude con un inatteso centoventicinque anni dopo ed un brusco cambio di scenografia, che fa ben sperare per la sesta stagione, che partirà a fine aprile…

 

this eagerness to change

3 marzo 2019

Considerato che i Talk Talk avevano smesso di essere dopo la pubblicazione del loro quinto album nel 1991 e che Mark Hollis aveva poi fatto un solo disco nel ’98 per poi scomparire dalle scene, le possibilità che fossero coinvolti in nostalgiche reunion erano scarse, ma ciò non toglie nulla all’ondata di tristezza che mi ha preso nel sapere della scomparsa di Hollis.

Ai tempi di Such a shame avevo 12 anni (!) e quella canzone (e curiosissimo video, come ricordavo qui) resta puro genio (anche se qualche anno fa, nel curare una sua personale antologia dei Talk Talk, preferì metterci altro):

Per capire quanto Mark Hollis fosse imbarazzato da tutto questo (“stanno facendo uno sbrego”), basta guardare questo terrificante estratto da una trasmissione di Mike Bongiorno:

PS / per la cronaca, c’è tutta una categoria di video imbarazzanti di Mike Bongiorno con cantanti inglesi, tipo i Depeche ModeMike Oldfield e i Culture Club

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