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una canzone a caso – 486

6 ottobre 2018

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Little RichardTutti frutti

Nel mondo antico i Greci erano in particolar modo ossessionati dalla ricerca, per ogni genere letterario, dell’euretès, cioè dell’inventore, del primo che si fosse cimentato in un dato ambito (tipo l’inventore dell’epica, l’inventore della tragedia, l’inventore della lirica corale etc. ). Nel caso del rock ‘n’ roll le cose sono molto più facili e si comincia per forza da qui:

Da lì è venuto tutto, Elvis compreso.

In Italia, di contro, aspettavamo ancora un treno carico di frutti

 

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truthful poseurs

2 ottobre 2018

51aQeCfzAwLIl giorno del mio 18° compleanno lo trascorsi allo Stadio Flaminio di Roma con g. , per la tappa italiana del Blond Ambition Tour, che fu una cosa meravigliosa tranne che per il melenso arrangiamento di Like a virgin, che preferisco ricordare nella sua immacolata perfezione originaria:

 

Anyway, in quel tour Madonna era accompagnata da 7 talentuosi ballerini, che finirono poi nel documentario In bed with Madonna (titolo europeo, negli Stati Uniti si chiamava Truth or dare) e tre di questi le fecero causa per ‘violazione della privacy‘ (la cosa si risolse con un accordo extra-giudiziario, scopro).

Alle loro storie – talora anche tragiche (uno morì nel 1995) – è dedicato un nuovo documentario, Strike a poseche da una parte riconosce come Madonna sia stata un lancio notevolissimo per le loro carriere, un’amica ed una confidente ma anche una presenza ingombrante nella loro vita, dalla cui ombra non è facile uscire, soprattutto quando il tour finisce (dopo quasi 60 date in tre continenti), lei si muove verso altre strade (la fase ‘erotica’ iniziò poco dopo, con Justify my love) e la vita prende il suo non sempre sereno corso.

Un po’ deprimente, avrei preferito altro per ricordare i miei diciott’anni…

 

mi dicono ‘al lardo’, ma resto perplesso

1 ottobre 2018

curiosity_signed_largeUn paio di confessioni della mia adolescenza: per anni sono stato fermamente convinto che il proverbio fosse Tanto va la gatta al largo che ci lascia lo zampino ed il primo cd che comprai fu il debutto dei Curiosity Killed The CatKeep your distance.

Le due cose sono collegate perché Curiosity killed the cat è l’analogo inglese del proverbio sulla gatta che annega, cosa che mi è tornata in mente ricevendo copia (autografata da Ben Volpeliere-Pierrot!) di Misfits – The Mercury Years 1986-1990, in cui Paul Sinclair di superdeluxeedition.com ha cercato di raccogliere tutto ma proprio tutto quanto da loro inciso (e talora non pubblicato) in quei cinque anni.

Il box set si compone di quattro cd, che comprendono in primis i loro unici due album, Keep your distance ed il meno riuscito Getahead (il cui insuccesso portò in definitiva alla fine della loro breve storia, in seguito alla quale presero strade diverse: Nick pare che faccia il monaco buddista in Thailandia, per dire) e due altri dischi di remix, demo e rarità, un po’ da completisti.

Manca purtroppo un supporto video, che avrebbe avuto il suo perché, considerato che il video della loro canzone meglio riuscita – Misfit – fu diretto da Andy Wharol:

teachers and artists and saturday girls

30 settembre 2018

Nel 1995, mentre lavoravano a quello che sarebbe stato il loro sesto album, i Pet Shop Boys pubblicarono una doppia raccolta di lati b (Alternative) che per poco non arrivò al #1 in Inghilterra, considerato che sin dagli inizi (Paninaro!) i PSB hanno spesso pubblicato come materiale accessorio le loro cose più creative e meglio riuscite.

Nella primavera del 1996 arrivò qualcosa di nuovo, nella forma di Before e poi della splendida Se a vida è (That’s the way life is) con ancor più bello video acquatico di Bruce Weber:

A settembre arrivò l’album, Bilingual, che comprai a Venezia (!) e che resta uno dei miei preferiti, non tanto per il terzo singolo (l’ironica Single-bilingual) quanto caso mai per il quarto, A red letter day – quella di And for all of those who don’t fit in / this is a prayer for a different day:

Il resto del disco contiene cose spettacolari come Discoteca, It always comes as a surprise e due dei loro momenti assolutamente immacolati: il primo è The survivors, il secondo è To step aside, il cui testo è un’amara riflessione sul senso della vita:

By the cathedral into the sun / pilgrims are singing their journey done
I look at my short life and think / of all the champagne that I drink
with all the faces that I know / and how much further can one go?

And if I decide to step aside / I will try to reply to the feelings I hide

I look from my window down to the square / at workers still queuing patiently there
for market forces to provide / what history’s so far denied
for a different kind of fate / than to labour long and always wait

And if I decide to step aside / I will try to return to the person inside

Will I always need you? / Would you want me to?
Can you love me for good / the way you thought you could?

Or will spring bring rain and summer burn? / Will tears at last precede the turn
from summer warmth to sudden cold / as certainly as growing old?

And if I decide to step aside / I will try to forget
all the tears I’ll have cried

Che non sia stato un singolo è cosa che grida vendetta dalla terra:

Bilingual è ora ripubblicato con annesso di cd di further listening, dove trovano spazio l’allora nuove versioni di Paninaro/In the night, alcuni remix (una single version di Discoteca che però non fu un singolo), la cover di Somewhere da West side story e tre lati b che da soli valgono interi album di altra gente:

The truck-driver and his mate:

Delusions of grandeur:

Hit and miss:

#capolavoroassoluto

 

una canzone a caso – 485

29 settembre 2018

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Duran DuranNew moon on monday

In pienissima fase imperiale (la triade di album è Rio, Seven and the ragged tiger ed Arena, 1982-1984 ad occhio), i Duran Duran non ne sbagliarono una e conquistarono il mondo (al punto che la loro New religion era praticamente l’inno ufficiale delle duranettes), malgrado, come spesso notato, la creatività letteraria di Simon Le Bon (la canzone di oggi, per dire, si apre con un misterioso Shake up the picture, the lizard mixture / With your dance on the eventide) che finì col diventare una delle loro caratteristiche.

Secondo singolo da Seven and the ragged tiger (sì, non avevano scelto The reflex come primo estratto e neanche come secondo), New moon on monday ha un ritornello immacolato, delle strofe non riuscitissime ed un video che, come accadeva spesso per loro all’epoca (The wild boys sarà costato più di un Mad Max a caso), potrebbe tranquillamente essere un film:

my head is bloody, but unbowed

28 settembre 2018

5051891014732_0_0_300_75Una delle cose più incredibili della storia recente è che il Sud Africa sia sopravvissuto alla fine dell’apartheid senza piombare nella guerra civile, grazie essenzialmente all’incredibile statura morale del suo primo presidente nero, Nelson Mandela, che, salito al potere dopo quasi trent’anni di carcere, ha cercato di ricostruire un’identità nazionale che guardasse al futuro e non al rancore – più che giustificabile – per il passato.

Il suo successo si è anche costruito su simboli che cinicamente possono sembrarmi insignificanti ma che fanno parte della storia di un paese, come la nazionale di uno sport particolarmente popolare.

Ai primi anni della presidenza Mandela Clint Eastwood dedicò qualche tempo fa un film, Invictus (Warner Bros. , 2009), in cui Morgan Freeman interpreta MandelaMatt Damon il capitano della nazionale di rugby – sport che era tradizionalmente identificato con la minoranza ‘bianca’, mentre i più seguivano il calcio – impegnato nei Mondiali del 1995, giocati, dopo anni di boicottaggio internazionale, proprio nella Repubblica Sudafricana.

Il titolo viene da una poesia di William Ernest Henley che Mandela cita nel film e che, ovviamente non vuol dire – come ci fa credere il sottotitolo italiano del film  – “invincibile”,  ma “invitto”, cioè “mai sconfitto”, perché non è la superbia di chi crede di poter vincere sempre ma la consapevolezza di chi sa di non aver ceduto all’odio quello che conta…

rex mendorum

27 settembre 2018

51Df1P-VgwL._SX311_BO1,204,203,200_Resto sempre affascinato dall’impegno che colleghi (in particolar modo statunitensi) mettono nella costruzione di un curriculum di latino secondo la metodologia del Comprehensible imput (vedi qua e qua), secondo il quale agli studenti si propongono gradualmente letture che risultino appunto ‘comprensibili’, avvicinandosi man mano a testi sempre più complessi ed al conseguimento di competenze sempre più elaborate.

Questo ha portato alla produzione di diversi libretti, ispirati alla mitologia classica in cui manca certamente la cura filologica a favore però di una narrazione avvincente, almeno secondo i canoni della letteratura Young Adult, cosa che di per sé non è il male assoluto ma può essere anzi la base per studiare la ricezione dell’immaginario classico nella modernità (di solito lo si fa a partire dal testo ‘originale’, qui il processo sarebbe semplicemente inverso).

Il problema è quando la qualità stessa dei testi lascia a desiderare, come capita – purtroppo – per Perseus et rex malus di Andrew Olimpi, prima parte di una latin novella che rielabora la vicende di Perseo.

Il testo presenta infatti problemi lessicali (l’influenza del campo semantico dell’inglese to think porta l’autore ad usare putare dove starebbe meglio cogitare; a p. 6 submergere è usato all’attivo ma sarebbe necessario un passivo, mentre in inglese to drown vale sia ‘far annegare’ sia ‘annegare’) , refusi (vaccum per vacuum a p. 5), evitabili errori di concordanza (voce audito a p. 9 per voce auditapater… laborabant a p. 14 ed altri) e problemi sintattici (un dum con congiuntivo a p. 17 dove bastava l’indicativo presente), in modo particolare nell’uso dell’ablativo assoluto con legami grammaticali/sintattici alla principale (te dormiente, tu somnium habebis, p. 53), cosa non proprio ‘classicissima’ e facilmente evitabile.

Vedremo se nel secondo volume le cose sono migliorate…

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