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love and insanity and pagan profanity

21 agosto 2017

51BaIZ8m+7L._SS500Nightlife (1999) fu il settimo album dei Pet Shop Boys, ora ripubblicato in una ricchissima edizione su tre cd.

L’album originale, rimasterizzato, è ricco di collaborazioni (Kylie Minogue duetta con Neil Tennant in In denialDavid Morales è co-autore di due brani, Craig Armstrong di sei, Rollo produce For your own goodRadiophonic) ed in parte si sovrappone al musical cui stavano lavorando in quel periodo, Closer to heaven, con cui condivide alcuni brani. Il primo singolo fu I don’t know what you want but I can’t give it anymore, il cui video – notevolissimo – omaggia, fra le altre cose, 2001: Odissea nello spazio:

Il secondo singolo fu New York City Boy, che praticamente fu un mal riuscito tentativo di rifare Go west e, lo dico da mega-estimatore, un momento un po’ imbarazzante:

(dubito che nel ’99 i ggiovani avessero un poster di Debbie Harry in camera)

A salvare il tutto, va ricordato che ne fecero una versione col ritornello in francese (chiamata Paris City Boy) che nella riedizione appare in una magnifica versione completamente inedita in cui anche le strofe sono in francese.

Il terzo singolo fu la splendida You only tell me you love me when you’re drunk:

Gli altri due dischi sono una miniera di cose interessanti: ci sono un po’ di demo (Vampires, For all of us, Call me old-fashioned, Radiophonic), una collaborazione con Elton John (in cui la sua allora nuova Believe si fonde colla vecchia Song for guy), una cover di Noel Coward (Sail away), lati b ed alcuni inediti.

E poi c’è Friendly fire, che rimane una delle loro vette:

When fame sustained me and arenas acclaimed me
I floated through life in a cloud
of love and insanity and pagan profanity
before a worshipping crowd
Now my status is ill-defined
As an icon I’m inclined
to be coming under friendly fire
shot in the fatal cause of rock-and-roll
but whatever dull or clever points they’ve scored
I have never, oh no never, been ignored

 

 

the boy responds to nothing

20 agosto 2017

9780440242864_0_0_329_75Quando uscì il film Il silenzio degli innocenti (1991), dal titolo ero convinto (forse per la scelta dei distributori italiani di sostituire gli ‘agnelli’ del titolo originale con dei più generici ‘innocenti’) fosse un dramma sull’olocausto, per scoprire solo in un secondo momento che mi avrebbe invece introdotto all’inquietante figura di Hannibal Lecter, creato da Thomas Harris in una serie di romanzi, di cui Il silenzio era in realtà il secondo, visto che il personaggio era già apparso in Red dragon e sarebbe tornato in Hannibal, con meno fortunate riduzioni cinematografiche di contorno.

Una decina di anni fa Harris pubblicò l’ultimo romanzo del ciclo, che fa però da antefatto all’intera vicenda, in quanto Hannibal rising (Random House, 2006) inizia nella Lituania degli anni ’40, quando il piccolo Hannibal sopravvive miracolosamente alla seconda guerra mondiale con una serie condizione di mutismo selettivo, finisce in un orfanotrofio sovietico e poi in Francia, ospite dello zio e della sua affascinante moglie giapponese. E da lì inizia tutto…

Al personaggio è dedicata anche una serie televisiva, assai apprezzata dalla critica ma punita dai bassi ascolti, che sarà comunque il caso di vedere…

belongings

19 agosto 2017

Barry_(2016_film).jpegRipensando a tempi migliori, in cui i presidenti degli Stati Uniti erano persone normali, ho visto Barry, un recente film biografico sugli anni formativi del 44° presidente degli USABarack Obama.

La sceneggiatura è originale, ma prende certamente spunto da Dreams from my fatherdi cui si ritrovano i temi dell’identità e dell’appartenenza che lo avevano reso un libro bellissimo.

Stranamente, non vi si trovano riferimenti alle farneticanti teorie destrorse per cui Obama non sarebbe figlio di Obama né supporto alla teoria per la quale era l’amante del suo co-inquilino pachistano ;-)!

boyband 114, part 9

18 agosto 2017

Siamo quasi alla fine della prima (e verosimilmente unica) stagione di Boy band e ieri sera gli 8 finalisti si sono esibiti individualmente: a questo punto tramite il sito del programma ci sono 24 ore di tempo per votare e selezionare i 5 della boyband definitiva – io ho votato in maniera compulsiva, ma non mi è chiarissimo se i voti da un IP italiano valgano.

In mezzo ai deliri degli ‘architetti’ (Nick Carter continua ad essere sovra-eccitato in maniera preoccupante e Timbaland dice parole a caso, come il Randy Jackson dei tempi migliori), il primo ad esibirsi è Marcus, seguito da Sergio (in entrambi i casi il filone narrativo è quello del dramma familiare, tra padri assenti ed immigrati messicani, il che comunque non giustifica una versione spanglish di Shape of you di Ed Sheeran), mentre Brady (l’unico biondino rimasto) scivola sui binari della mia indifferenza.

Il mio preferito resta Michael Connor, il rapper/violinista che s’impegna in Can’t hold us di Macklemore & Lewis:

E non so se sia il caso di rivalutare Drew, per lo meno per la scelta della canzone (Pillowtalk di Zayn) più che per la giacca:

Gli ultimi ad esibirsi sono Mikey, JadenChance, che è chiaramente il favorito:

Settimana prossima, scopriremo la nuova boy band e sentiremo il loro primo singolo, Eyes closed; fino ad allora, si sospende il giudizio…

 

una canzone a caso – 429

17 agosto 2017

bob-dylan-like-a-rolling-stone-1965-9

Bob Dylan, Like a rolling stone

Secondo una curiosa classifica citata da wikipediaLike a rolling stone sarebbe la canzone più apprezzata di tutti i tempi dalla critica (classifica che mette Da da da dei Trio solo alla posizione 3063, che mi pare discutibile – #JusticeForTrio).

Esaltazioni a parte, è oggettivamente un capolavoro, considerato che all’epoca la maggior parte delle canzoni dedicate alla fanciulle erano sdolcinate romanticherie e non cose tipo ‘e ora non ti si fila più nessuno’:

A chiudere il cerchio, trent’anni dopo la rifecero i Rolling Stones (il cui nome viene invece da una canzone di Muddy Waters del 1950):

boyband 114, part 8

16 agosto 2017

8a puntata di Boy band e sono tutti particolarmente sovraeccitati, da Rita Ora che si veste come Baby SpiceNick Carter che si arrabbia per non si capisce cosa ed alla fine della puntata si alza e se ne va, ai concorrenti rimasti (nove) che, dato il tema girl power, hanno solo una donna di riferimento nella loro vita: la MAMMA.

Poi ci sono le En Vogue (che dovrebbero pubblicare un nuovo disco in autunno, scopro) e, detto questo, i concorrenti sono divisi in tre terzetti.

I primi (Out Of Control) cantano Titanium di David Guetta/Sia con un arrangiamento discutibile:

Third Wheel (che dovrebbero essere sulla carta i miei preferiti) cantano Fighter di Christina Aguilera ed è un mezzo disastro:

Per ultimi si esibiscono (con The edge of glory di Lady Gaga) i Never Gone ma anche qui l’arrangiamento stona:

Alla fine sono a rischio eliminazione due di quest’ultimi, il biondino e Sergio. Quest’ultimo si salva ed abbiamo i top 8.

Se non ho capito male, settimana prossima si esibiranno tutti da solisti, per poi – via televoto – formare la boyband che debutterà la settimana dopo…

una canzone a caso – 428

15 agosto 2017

220px-Do_You_Want_To_-_MainFranz FerdinandDo you want to

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