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gender lectica vs antigender bus

21 ottobre 2017

9780199235728_0_0_300_75E’ sempre triste vedere come l’ignoranza scientifica di questo paese (non solo questo, eh) porti estremisti religiosi e/o politici a vedere dietro la parola ‘gender‘ delle mostruosità prodotte dallo loro omo/transfobia anziché un volendo anche banale campo di studio, che indaga il modo in cui il dato biologico del maschile/femminile sia interpretato nelle varie culture del presente e del passato, auspicando per il futuro un mondo in cui la presenza di determinati cromosomi non sia dirimente per la vita – personale o professionale – che ognuno vorrà costruirsi.

A proposito di passato, ho letto Gender, Domesticity, and the age of Augustus di Kristina Milnor (Oxford University Press, 2005 – d’altro canto l’uso dell’Oxford comma dopo domesticity già ‘spoilerava’ l’editore), che riflette sull’uso ‘politico’ dello spazio domestico e del ruolo di genere nella propaganda augustea, allungando in realtà il suo sguardo all’intera dinastia Giulio-Claudia ed ai decenni precedenti.

Il primo capitolo si sofferma sugli spazi del Palatino, dove sorgeva la modesta casa di Augusto, assieme ad altri edifici ‘pubblici’, come il portico di Apollo in cui si innalzavano le statue delle 50 Danaidi (che, da brave figlie obbedienti agli ordini del padrem avevano sgozzato i mariti durante la prima notte di nozze – mariti egizi, giova ricordare, a fare da pendant al classico modello di donna egizia snaturata: Cleopatra), o come la casa di Cicerone (che l’oratore considerava un bene pubblico, espropriatogli da Clodio ai tempi dell’esilio per farne un luogo in realtà ‘privato’, come denuncia nell’orazione Pro domo sua).

Giova ricordare che l’urbanistica come narrazione ideologica (l’emiciclo nord del Foro di Augusto celebrava la gens Iulia, l’Ara pacis la familia del princeps, il Mausoleo era pronto ad accogliere i suoi posteri) sarà ripresa dalla Roma mussoliniana.

Milnor dedica la sua attenzione anche a testi non enormemente frequentati dai classicisti, come il De Architectura di Vitruvio (in cui scopro che la colonna dorica sarebbe ‘maschile’, quella ionica ‘femminile’ ed indovinate un po’ cos’è la colonna ‘corinzia’) e il De re rustica di Columella (che nel libro XII celebra l’ideale della vilica e passa tutto il l. X a coniare barocche metafore sessuali per la coltivazione dei campi), mentre il terzo capitolo è dedicato alla legislazione ed al posto che essa attribuisce alla donna.

Dopo interessanti pagine sulla fides di alcune figure femminili durante le proscrizioni dei triumviri, l’ultimo capitolo affronta il tema del  matrimonio e delle riflessioni stoiche in materia (Seneca, ovviamente, ma anche Musonio Rufo); il libro si conclude con poche ma significative pagine su Nerone che dai posteri viene letto come il rovesciamento degli ideali augustei in materia di famiglia (coinvolgimento nella morte del padre adottivo, uccisione di Poppea e del figlio ancora in grembo nonché del fratellastro, matrimoni omosessuali, incesto e matricidio, la prostituzione delle mogli dei senatori) ed anche in ambito di spazio pubblico/privato – Tacito lo accusa di usare l’intera città come fosse casa sua: tota urbe quasi domo uti.

Ma siccome c’è scritto ‘gender’ nel titolo statene lontani, mi raccomando…

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essere naturali è una posa

20 ottobre 2017

lady-gagaUn mesetto fa su Netflix è arrivato Gaga – Five Foot Two, un documentario che segue Lady Gaga durante la fase attuale della sua carriera (la registrazione di Joanne con Mark RonsonFlorence Welch, le riprese del video di Perfect Illusion, la preparazione dello spettacolo al Superbowl) ed altre occupazioni più banali (problemi di salute, battesimi di parenti, querelle con Madonna).

Ad un certo punto appare Donatella Versace, che nella mia immaginazione abita in un castello – in cui pure i vasi del giardino sono a marchio Versace – insieme a modelle e modelli di passaggio, frequentemente seminudi e considerati pezzi di arredamento come fossero lampade a stelo:

Di contro, Lady Gaga pare abitare in una casa banale, girare in tuta per il salotto, mangiare pesche a morsi ed essere la persona più normale dell’universo mondo, cosa che rende il tutto sinceramente deludente o deludentemente sincero…

una canzone a caso – 441

19 ottobre 2017

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MadonnaDon’t cry for me Argentina

Da un punto di vista strettamente storico, la figura di Eva Peron non merita tutta l’attenzione che ha ricevuto (a meno che non siate appassionati di mummie) a partire dal musical a lei dedicato negli anni ’70 da Andrew Lloyd-WebberTim Rice, poi diventato un film con Madonna ed Antonio Banderas (che fa un ggiovane Che Guevara, di passaggio in Argentina)Evita (Hollywood Pictures, 1996).

Don’t cry for me Argentina è certamente la canzone più nota del film (#1 inglese nella versione di Julie Covington, è riapparsa poi in versioni degli Shadows e di Sinead O’Connor) ma la versione di Madonna è ormai definitiva:

Qua sotto la canta a Buenos Aires, in una prevedibile sovrapposizione vita/arte:

metadone per serial killers

18 ottobre 2017

91BWxhcEfCL._SY445_Dopo un paio d’anni ho ripreso Dexter (ero rimasto qua) per una notevolissima settima stagione, in cui succede davvero di tutto.

Il rapporto con Debra diventa sempre più centrale nella vita di Dexter – ora che lei ha scoperto il suo dark passeger e lui che prova brevemente a smettere col suo hobby favorito – ma ci sono pure intrallazzi colla mafia ucraina, il non sanissimo innamoramento del protagonista, Batista che va in pensione anticipata ed infrazioni al “codice” le cui conseguenze potranno essere particolarmente drammatiche, soprattutto ora che manca solo una stagione alla conclusione dell’intera serie…

custodes custodiendi

17 ottobre 2017

9788815270498_0_0_300_75Da anni la mia prima lezione di storia è più o meno sempre la stessa e consiste nel presentare ai ggiovani diverse chiavi di lettura della storia in quattro ambiti che godono anche oggi di grande fortuna: l’islam, il cristianesimo/ebraismo, la dialettica hegeliana e la concezione ciclica della storia tipica del pensiero antico.

In quest’ultimo ambito il mio pezzo forte è l’analisi delle forme di governo che fa Polibio, a partire da spunti platonici ed aristotelici; per farla breve, lo storico greco individua tre forme di governo ‘sane’ (monarchia, aristocrazia, ‘democrazia’) e le loro degenerazioni, che potremmo chiamare tirannide, oligarchia e ‘demagogia’, incastrate in un meccanismo schematico di continui ritorni cicilici da cui – secondo lui, ma ha torto – la res publica romana sarebbe indenne perché basata su una costituzione ‘mista’  che prende il meglio delle tre forme sane (il potere monarchico tocca ai Consoli, il Senato rappresenta l’aristocrazia ed i Comizi ed i Tribuni della Plebe rappresentano l’elemento democratico) e per questo non finirà mai – Paradossalmente, la crisi della res publica e la nascita del Principato realizzeranno proprio quanto paventava per le altre costituzioni…

Così a settembre ho cercato di spiegare il termine ‘demagogia’ come un contesto nel quale la politica offre proposte allettanti ma irrealizzabili e/o dannose ed in cui si diffondono falsità e menzogne su cui si costruisce il consenso, e questo prima di aver letto l’agile Punto di Paolo Pagliaro (temo si chiami Punto perché questo è il titolo della sua rubrica a la7, oltre che perché vuole mettere il punto finale al declino dell’informazione), che preferisce ad esempio il termine ‘populismo‘ per indicare il succo della demagogia, e che risulta lettura interessante, per quanto affrettata.

Duole però notare che la pars construens si limita a pochi consigli che le redazioni dei giornali potrebbero seguire anziché affidarsi ad una superficialità che ormai ha fatto scuola e di cui sono stati molto spesso loro i primi maestri…

godless finn

16 ottobre 2017

9788885140639_0_0_300_75Su consiglio di @oettam_matteo, ho letto le Lettere dalla Terra (Liberilibri, 2004), uno scritto di inizio novecento che lo stesso Mark Twain non volle fosse pubblicato e la cui edizione postuma apparve più di 50 anni fa, rivelando un lato ‘oscuro’ di uno degli scrittori fondamentali della letteratura americana che, come tutti gli studenti ginnasiali che scoprono l’alpha privativa, riflette qui su ateismo/agnosticismo, col suo consueto stile dissacrante.

Partendo dall’idea che la vita sulla Terra sia nata per opera di un Creatore impegnato in “un esperimento di Morale e Comportamento”, è costruito come una decina di lettere che l’arcangelo Satana manda ai suoi amici san Michele e san Gabriele per aggiornarli sulle sue riflessioni e che sono una caustica disamina delle contraddizioni scritturali (“una comica imbecillità”), dei passi in cui il dio veterotestamentario pare un sadico assetato di sangue e delle invenzioni umane sull’idea di Dio, Inferno, Paradiso et similia, con un’invidiabile verve polemica che risente molto dello spirito di quei tempi…

#ponygate

15 ottobre 2017

91kV4B7EjfLPoco più di tre anni separano il precedente libro di Hillary Clinton (Hard choices, dedicato al suo lavoro come Segretario di Stato) dal nuovo What happened, una sorta di post mortem della campagna elettorale che lo scorso novembre ha portato Donald Trump alla Casa Bianca.

Sono stati tre anni sofferti ed in libro ha certamente una nota polemica, per quanto non manchino passi in cui Clinton riconosce le proprie responsabilità in una sconfitta forse imprevedibile e di certo imprevista.

Le pagine più interessanti non sono tanto quelle intimiste che fanno molto campagna elettorale (spoiler: Hillary era molto legata alla madre, ha perdonato il marito, vuole bene alla figlia ed adora i nipotini) e neanche quelle in cui si scoprono inattese letture (Elena Ferrante!), quanto quelle che riflettono sugli aspetti mediatici della scorsa campagna elettorale (“attempting to define reality is a core feature of authoritarianism“) e sulle sempre inquietanti vicende di interventi russi nel processo democratico di un altro paese, cosa di cui Hillary è stata la vittima più illustre, ma né la prima né l’ultima…

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