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elaborazioni

20 agosto 2018

51B6DLvh2aLDi Ferzan Ozpetek mi pare di aver visto solo Le fate ignoranti e La finestra di fronte ma devo ora aggiungere all’elenco anche Saturno contro (Medusa, 2007), in cui un gruppo di amici quarantenni (con il loro corredo di piccoli e grandi segreti) è travolto dall’improvviso coma di uno di loro, colle conseguenti elaborazioni luttuose, sensi di colpa e tentativi di andare avanti.

Come spesso in Ozpetek, ci sono tavolate imbandite e dialoghi che Holden definirebbe phony, ma anche discrete interpretazioni (in modo particolare femminili: Ambra Angiolini e Margherita Buy, mentre Serra Ylmaz a tratti pare stare lì solo perché sta in tutti i film del regista), che sinceramente non mi paiono salvare un film non particolarmente riuscito.

ps / e Stefano Accorsi deve decisamente fare qualcosa per la sua pettinatura

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the evil that men do

19 agosto 2018

9781451668810_0_0_300_75Le fonti principali sulla morte di Cesare sono Plutarco, Svetonio, Appiano, Cassio DioneNicola Damasceno (delle cui Storie ci restano pochi frammenti e parziali epitomi), mentre dei contemporanei (Asinio Pollione, Livio, Strabone) ci resta poco e persino Cicerone – che tende solitamente alla prolissità – si sofferma solo en passant sulle dinamiche dell’omicidio, che è comunque diventato uno degli episodi della storia antica più noti a livello popolare.

Per ripassare la vicenda, c’è The death of Caesar in cui Barry Strauss (unendo, come si suol dire, doti di divulgatore a solida competenza scientifica – ed una certa tendenza a citare Shakespeare) racconta l’ultimo anno di Cesare (dal suo ritorno in Italia, agosto 45 aC), il complotto contro di lui (probabilmente concepito nel febbraio del 44 e dovuto tanto a motivazioni politiche di restauro repubblicano quanto a rancori privati, parrebbe), la sanguinosa mattinata del 15 marzo (cui Valerio Massimo Manfredi aveva dedicato un discreto romanzo), le rocambolesche vicende successive, fino ad arrivare alla battaglia di Azio ed alla consacrazione di Ottaviano ad Augusto, che chiude una pagina di storia per aprirne un’altra…

 

in this town nobody stays dead

18 agosto 2018

91X7MA7GnyL._SL1500_Pare che, in fase di preproduzione, gli autori di Gotham non avessero intenzione di inserire il giovane Bruce Wayne nella vicenda ma limitare la serie al racconto delle imprese investigative di Jim Gordon.

Poi cambiarono ovviamente idea ma per buona parte della quarta stagione sono riusciti a tenere il futuro Batman in disparte (solo all’inizio stagione va in giro come mezzo incrocio fra il giustiziere della notte ed un ninja, poi si dà a bagordi vari come Paris Hilton), concentrandosi sulle indagini riguardo un pericoloso serial killer che va in giro con una maschera da maiale.

Saranno poi altri eventi ad evocare la nascita del ‘cavaliere nero’, mentre a me rimane l’impressione che i veri ‘cattivi’, più che i colorati personaggi che hanno chiaramente avuto un’infanzia difficile, siano le famiglie mafiose (nella stagione salta fuori Sofia Falcone) che non hanno bisogno di strane identità per vessare una città…

anything to give their lives some meaning

17 agosto 2018

9788815275394_0_0_300_75Ho solo di sfuggita avuto l’occasione di interagire con adolescenti protagonisti di crimini ed in alcuni casi di delitti (sporadiche attività di volontariato in carceri minorili, case-famiglia, comunità di recupero), uscendone sempre con un senso profondo di impotenza, certamente (e comprensibilmente, data la mia mancanza di competenze specifiche) personale ma anche, come dire, sociale, su come cioè la nostra società appaia incapace di leggere in maniera oggettiva la realtà (con titoloni roboranti, quando invece i dati mostrano una diffusa stabilità di denunce e di azioni penali verso minorenni nell’ultimo decennio) e di intervenirvi, limitandosi a catalogare i crimini compiuti da minorenni sotto la facile categoria di ‘devianza’ adolescenziale, facendone questione generazionale e non individuale (mentre non mi pare si parli di allarme “pensionati violenti”, pur essendocene i presupposti), evitandone così una seria riflessione.

Può essere invece d’aiuto Ragazzi violenti di Filippo Muratori (il Mulino, 2018), seconda edizione di un testo apparso quasi quindici anni fa; con la sintesi caratteristica della collana in cui è pubblicato (Farsi un’idea), Muratori (che è un neuropsichiatra infantile) si interroga sulle radici dell’aggressività, prodotta di una cooperazione di fattori genetici e di una progressiva scarsa responsività ambientale (pp. 30-31) e caratterizzata da una mancanza di empatia e da strategie di disimpegno morale.

Dopo aver analizzato vari tipi di aggressività (cap. 3) l’autore cerca di impiantare un’eziologia dei comportamenti violenti ed affronta infine i possibili interventi di cura/prevenzione (cap. 8), attraverso strumenti terapeutici, farmacologici ed educativi, e non certo sbattendo tutti in carcere….

noi siamo nate a sopportare, nate a soffrire

16 agosto 2018

2560037252073_0_0_0_300_75L’inganno di Thomas Mann chiude l’edizione mondadoriana dei Romanzi brevi ed è l’ultima opera pubblicata dall’autore in vita.

Forse pagina minore nella sua produzione, sviluppa comunque temi centrali nel pensiero di Mann (il binomio amore-morte ha portato ad accostamenti con La morte a Venezia – respinti comunque da Mann stesso – , i richiami biblici per cui la protagonista è una sorta di novella Sara che non ride di Dio e cose così) nel raccontare la vicenda di una vedova che, in seguito ad una cotta per l’insegnante d’inglese del figlio, scambia una condizione tumorale per una regressione della menopausa, che interpreta invece come dono di una Natura benigna, che benigna non è…

one

14 agosto 2018

Cinquant’anni fa per la prima volta fra le strisce dei Peanuts apparve un bambino afroamericano, poche settimane dopo l’omicidio di Martin Luther King.

All’autore dei PeanutsCharles M. Schulz, l’idea venne su sollecitazione di una lettera da parte di una maestra elemantare, che si chiedeva come potesse, nel suo piccolo, fare qualcosa per combattere la paura, l’odio e la violenza che stavano in quei mesi attraversando gli Stati Uniti.

Franklin appare per la prima volta il 31 luglio del 1968, quando ritrova in mare il pallone di Charlie Brown che Sally aveva gettato fra le onde, ma la striscia che mi ha colpito di più è quella del 1° agosto:

19680801

“Mio padre è laggiù in Vietnam“, risponde Franklin quando CB gli chiede se tutta la famiglia sia con lui al mare, ed in una sola battuta Schulz ricordò, senza risultare paternalistico, ai suoi 100 milioni di lettori che fra le migliaia di soldati mandati a combattere in Asia c’erano centinaia di afroamericani, con le stesse preoccupazioni, paure e speranze della maggioranza wasp.

Ecco, sono sicuro di dirlo male, ma in questo paese divorato da uno spregevole odio (verso i rom, i sinti, gli immigrati, i rifugiati, i bambini delle coppie lgbt, gli sfruttati, le vittime e chiunque sia un po’ diverso) una piccola vignetta di cinquant’anni fa mi è parsa importante.

#restiamoumani

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