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live to tell

13 agosto 2018

9781451687446_0_0_300_75Giunta al quarto capitolo, la saga di Star Trek Vanguard (qui i primi tre libri: 1, 2 e 3) mi ha finalmente conquistato; in Open Secrets di Dayton Ward ci sono sviluppi importanti per personaggi ormai familiari (l’infelice T’Prynn, la corte marziale per il comandante Reyes, le ricerche sui misteriosi Shadai da parte di Ming Xiong e della dottoressa Carole Marcus, ora ufficialmente con figlio al seguito – e sappiamo tutti chi sia il padre) e comincia a muoversi qualcosa anche nell’ambito dei Romulani, che sono sempre intriganti…

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regrets are for people who have choices

12 agosto 2018

220px-Orange_is_the_new_black_season_6Dopo la sommossa della quinta stagione, le ragazze di Orange is the new black sono ora quasi tutte rinchiuse in un carcere di massima sicurezza, cosa che permette l’inserimento di nuovi personaggi e – in condizioni carcerarie più dure – di affrontare ancora più direttamente temi importanti, come quello delle condizioni dei carcerati, degli abusi delle guardie (impegnate in un cinico FantaPrigionieri che credo si basi sul FantaCalcio) e del sistema giudiziario statunitense, con tutte le sue perversioni e storture.

Non mancano momenti più leggeri (kickball is a thing) e la sesta stagione riesce benissimo a mantenere il labile equilibrio tra commedia e tragedia…

e dirò sempre le stesse cose viste sotto mille angoli diversi

11 agosto 2018

9788806172237_0_0_300_75Sono talmente vecchio da averne il cofanetto con il vhs (!) ma scopro che Parole e canzoni di Francesco Guccini ad un certo punto è stato pubblicato in dvd.

La parte video è un’antologia di apparizioni televisive del cantautore, mentre il libro (con interventi di Roberto Cotroneo, Vincenzo Cerami, Umberto Eco e Roverto Roversi) raccoglie tutti i suoi testi (fino a Stagioni del 2000, anno dell’edizione che ho io – mancano dunque Ritratti L’ultima Thule) e, come in pochi altri casi, alla domanda se la canzone sia poesia si risponde di sì senza esitazione (anche se Guccini stesso non sarebbe d’accordo), a partire dalla struggente di In morte di S. F. (cioè Canzone per un’amica, quella che si apre con l’endecasillabo “lunga e diritta correva la strada”), passando per capolavori assoluti come Auschwitz (“son morto con altri cento / son morto ch’ero bambino“), Primavera di Praga (“dimmi chi sono quegli uomini lenti / coi pugni stretti e con l’odio fra i denti? / dimmi chi sono quegli uomini stanchi / di chinar la testa e di tirare avanti?“), La locomotiva (“gli eroi son tutti giovani e belli“), Piccola storia ignobile (“e i politici han ben altro a cui pensare“), Eskimo (“a vent’anni si è stupidi davvero“), Dio è morto (“ai bordi delle strade / nelle auto prese a rate / nei miti dell’estate“), Autogrill (“bella, d’una sua bellezza acerba, bella senza averne l’aria“), Quello che non… (“ma a notte la nebbia ti dice d’un fiato / che il dio dell’inverno è arrivato“) ed altri.

Tutto questo però lo appurai in ritardo, perché il primo album di Guccini che comprai era D’amore, di morte e di altre sciocchezze (1996) che – sarò forse in minoranza – mi pare un disco perfetto, soprattutto per Lettera e, ovviamente, Cirano:

Venite gente vuota, facciamola finita
Voi preti che vendete a tutti un’altra vita
Se c’è, come voi dite, un Dio nell’infinito
Guardatevi nel cuore, l’avete già tradito
E voi materialisti, col vostro chiodo fisso
Che Dio è morto e l’uomo è solo in questo abisso
Le verità cercate per terra da maiali
Tenetevi le ghiande, lasciatemi le ali
Tornate a casa nani, levatevi davanti
Per la mia rabbia enorme mi servono giganti
Ai dogmi e ai pregiudizi da sempre non abbocco

Qua sotto, quella che credo sia la sua prima apparizione televisiva, presentato da Caterina Caselli, 51 anni fa e senza barba (!):

Gli si perdona tutto, anche l’uso di termini come “cumolonembi”, l’insopportabile giochino (in Stagioni) fra il ‘che’ dichiarativo ed il ‘che’ Guevara ed il fatto che Don Chisciotte sia spaventosamente simile a Vaffanculo di Marco Masini, con cui condivide anche un co-autore…

libellus pictographicus

10 agosto 2018

md22853233769Nel 1971 qualcuno ha avuto la brillante idea di trarre un fumetto – in latino – dalla Mostellaria di Plauto (die Gespenstergeschichte in tedesco, perché il testo è adattato da Helmut Oberst), poi ripubblicato nel 1994 (si trova solo usato, e la mia copia deve essere passata per le mani di un liceale teutonico che ne ha tradotto qualche parola, e meretrices è diventato il più morigerato Hetären), il tutto con ottimi risultati.

La storia è quella di un giovane scapestrato (Filolachete) che sperpera il patrimonio del padre (lontano da Atene da tre anni per affari) con passatempi dispendiosi (potare, amare, scorta ducere – anche qua il liceale teutonico si è appuntato una traduzione di scortum ma non riesco a decifrarla), finché il padre non torna in città ed il servo Tranione mette in piedi un castello di inganni per proteggere il padroncino, tra cui quello di fargli credere che la casa di famiglia sia infestata da fantasmi (Mostellaria è probabilmente derivato da monstrum) e che i soldi siano stati spesi per l’acquisto di una nuova casa (che è invece quella del vicino, involontario complice delle trame del servus currens)…

PS / pare esistere anche un Terenz in comics e degli olandesi hanno fatto un fumetto del Curculio #sapevatelo

una canzone a caso – 478

9 agosto 2018

Think_Twice_(song)

Celine DionThink twice

contro il XXII emendamento

8 agosto 2018

9781780898407_0_0_300_75La grandezza del font in copertina presenta Bill Clinton come co-autore di quello che verosimilmente è il nuovo romanzo del solo James PattersonThe president is missing, a meno che i due non lo abbiamo davvero scritto insieme e Clinton non si sia limitato al discorso di fronte al Congresso che chiude il libro e a spiegargli come sfuggire al controllo del Secret Service che teoricamente sta appresso al Presidente 24 ore su 24.

Questioni di marketing a parte, il romanzo – che vede gli Stati Uniti minacciati da un attacco di cyberterroristi (sì, c’entrano i Russi, ma non solo) – , che credo sia la prima cosa di Patterson che leggo, è tanto implausibile quanto intrigante e sufficientemente rilassante in mezzo a più impegnative letture…

aere perennius

7 agosto 2018

9788843070039_0_0_300_75Dovessimo prendere un solo poeta per secolo, l’Ottocento è ben tutto di Leopardi (che, volendo, si prende pure gran parte di Novecento, con i suoi echi in Montale), di cui ho con malinconico piacere riletto i Canti, nella nuova edizione di Andrea Campana (Carocci, 2014) che ne ricostruisce la vicenda editoriale e ne offre denso commento.

L’attenzione del curatore per le varie edizioni del liber leopardiano trova concretezza nel ricostruirne una sorta di plot (p. 19), in parte accostabile al molto più complesso lavoro petrarchesco del Canzoniere, nel senso che fu Leopardi stesso ad organizzare la sua materia poetica, con scelte – evidentemente consapevoli – di spostamenti, aggiustamenti, richiami interni e bruschi accostamenti.

I primi cinque testi (propriamente Canzoni) sono dunque caratterizzati da “entusiasmo giovanile, sfiducia nell’uomo e fede nella natura” (il ‘pessimismo storico’ dei libri delle medie, ad occhio) e comprendono testi patriottico-educativi (tipo Nelle nozze della sorella Paolina, cui un po’ incongruamente presenta la figura della vergine Virginia che il padre uccide per evitare finisca oggetto della lussuria di un perverso decemviro – scopro che il matrimonio comunque non si fece, perché il promesso sposo non era così ricco come pareva ed alla fine Paolina morì zitella, eh) e patriottici tout court (Sopra il monumento di Dante, Ad Angelo Mai e la bistrattata canzone del ’18, All’Italia, che Niccolò Tommaseo massacrava con acerbità – “un verseggiatore moderno, che per la patria diceva di voler incontrare la morte… la bravata appare non essere che retorica pedanteria”).

Il primo punto di rottura (“prima crisi interiore, sfiducia nell’uomo e nella natura”) è rappresentato dal Bruto minore, il cui suicidio non è visto, à la Catone, come rivendicazione di libertà repubblicane ma come attestazione della “impossibilità storica della virtù” e come assunzione di una consapevolezza che accompagnerà a lungo Leopardi, fino almeno al Dialogo di Plotino e di Porfirio del 1827, quella cioè che “il non-essere è per l’uomo moderno preferibile all’essere”. In questa sezione (VI-XVIII) appaiono testi stranoti ma non per questo meno emotivamente devastanti (Ultimo canto di Saffo, Il passero solitario, L’infinito, La sera del dì di festa, Alla luna).

Per Campana il testo che fa da spartiacque nel liber è l’epistola in versi (che fa tanto settecento) Al conte Carlo Pepoli (il XIX dei canti, del marzo 1826), in cui la risposta al tedium vitae (questo affannoso e travagliato sonno / che noi vita nomiam, vv. 1-2) pare essere solo la contemplazione intellettuale (i ciechi / destini investigar delle mortali / e dell’eterne cose, vv. 140-142); da qui inizia una sezione di “rinascita emotiva” (cc. XX-XXV) che culmina in versi celeberrimi (A Silvia, Canto notturno di un pastore errante dell’Asia, La quiete dopo la tempesta, Il sabato del villaggio – di cui il pedante Pascoli lamenterà l’accostamento rose/viole perché fioriscono in momenti diversi) che sono probabilmente la vetta della poesia leopardiana, se non del suo pensiero (che sarà, direi, La ginestra).

Lasciate per sempre Recanati per FirenzeLeopardi vivrà il fondamentale incontro con Fanny Targioni Tozzetti, protagonista di un ciclo di cinque testi che il poeta però non dispone tutti insieme (Consalvo appare ben prima) e che Campana divide fra “rinascita emotiva” (Il pensiero dominante – in cui Leopardi fa i conti con la tradizione stilnovista e Amore e morte) e “seconda crisi interiore” (cc. XVIII-XXIII, con pietre miliari quali A se stesso, Aspasia ed il Tramonto della luna, nonché la molto discussa Palinodia al marchese Gino Capponi).

Dopo La ginestra, l’ultima edizione dei canti contiene sette testi (Imitazione, Scherzo e vari Frammenti) di difficile collocazione ma che non devono essere tanto considerati marginali quanto integrali al corpus, di cui costituiscono un’appendice di richiami e riprese (ad esempio in Odi, Melisso si parla di una caduta della luna, che pochi canti prima si limitava a tramontare) certamente degna di nota, per indagare ad esempio le radici classiche del pessimismo leopardiano.

Il libro della vita, in pratica.

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