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un definitivo abbandono alla gioia?

2 maggio 2019

71l6dNuZm7L._SL1500_La discografia post mortem di Prince sta cominciando a diventare complicata (come quella ante mortem, eh) tra ripubblicazioni e materiale d’archivio.

In contemporanea all’annuncio di una raccolta di canzoni che Prince scrisse per altri ma che incise lui stesso, è uscito Ultimate Rave che integra il disco originariamente uscito nel 1999, Rave Un2 The Joy Fantastic (ne parlavamo qua). Il disco, già di suo notevole per le collaborazioni che ospitava (Eve, Gwen Stefani, Chuck D, Sheryl Crow), fu seguito l’anno dopo da un album di remix (Rave In2 The Joy), disponibile a suo tempo solo per il fan club di Prince, ed ora invece qui annesso (con una canzone, Beautiful strange, al tempo inedita).

Ma il pezzo forte di Ultimate Rave è il dvd di un concerto che celebrava la fine del millennio e che contiene l’ultima esecuzione di 1999 della sua carriera ma che merita a prescindere, per ricordarci quale grande performer fosse Prince

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una canzone a caso – 510

1 maggio 2019

The_Prodigy_-_Charly

The ProdigyCharly

can’t you see I am your first fan?

28 aprile 2019

5051891136489_0_0_300_75Questa è un po’ imbarazzante ma, volendo capire bene cosa fosse l’Avengers di cui tutti parlano, ho pensato di vedere tutti i film del franchise, a partire da Man of steel / L’uomo d’acciaio.

Ovviamente ho sbagliato filone, perché gli Avengers sono della Marvel ed avrei, mi pare di capire, dovuto cominciare da Iron Man del 2008, anziché da questo reboot di Superman che è invece di qualche anno dopo ed appartiene al filone della Warner/DC Comics.

AnywayMan of steel è la storia di Superman raccontata da capo (pare che un Superman returns fosse andato malino, da lì l’idea di resettare la cosa) e segue in gran parte le vicende dei vecchi Superman I e II che vidi da piccolo (quelli con Christopher Reeve), con Kevin Costner a fare la parte del padre adottivo e Russell Crowe a fare quella che fu di Marlon Brando, ora anche come ologramma, mentre Superman è interpretato dal non molto espressivo Henry Cavill.

Il tutto mi pare molto più cristologico di quanto ricordassi ed ovviamente notevole per effetti speciali, con Metropolis praticamente distrutta dall’arrivo del generale Zod, mentre qui Lois Lane conosce prima Superman che Clark Kent, mi pare in palese violazione del canone.

Ormai è iniziata, per cui gli Avengers dovranno aspettare un po’…

PS / ho visto il tutto su chili, dove fanno un’applicazione che serve a vedere le cose noleggiate ma non a noleggiarle (non mi parrebbe così tecnicamente difficile ovviare alla cosa, ma che ne so io) e nella quale se si cambia l’audio dall’italiano all’originale o viceversa il film ricomincia da capo. Boh.

defounded

27 aprile 2019

Season_3_PosterLa terza stagione di Colony (qui la prima, qui la seconda) comincia male e finisce peggio, ma va spiegato in che senso.

Comincia male perché c’è il sempre odioso salto temporale tra una stagione e l’altra, per cui ci troviamo SEI MESI dopo con la famiglia Bowman nascosta in un rifugio di montagna, assieme al redento (?) Alan Snyder e sapete già quanto non sopporti questi espedienti narrativi.

Finisce male perché la serie non è stata rinnovata per una quarta stagione e finisce con una serie di mega rivelazioni / colpi di scena che resteranno ad aeternum irrisolti.

In mezzo, una stagione riuscitissima oltre ogni aspettativa che, per quanto continuamente alluda ad altro (Falling skies, The walking dead, quel po’ di Lost che non guasta mai), aveva decisamente trovato la propria strada ed è davvero un peccato che sia andata così.

Dovrebbero fare una legge che vieta di cancellare serie senza preavviso, mo’ l’ho detto.

avevamo vent’anni

25 aprile 2019

una canzone a caso – 509

24 aprile 2019

220px-Viva_Forever.jpg

Spice GirlsViva forever

Primo singolo delle Spice Girls orfane di Geri Halliwell (era il 1998), fu il quarto ed ultimo estratto dal loro secondo album (Spiceworld), uscito l’anno prima, e ne resta certamente il brano migliore.

Il video era in parte animato, cosa che rese Geri virtualmente ancora presente, anche se ricordo vagamente che, inserendo il cd in un computer, veniva un finto messaggio di errore (member missing, o qualcosa del genere):

Per ricordare che da lì in poi furono solo declino e reunions, basti richiamare lo sfortunato musical che da Viva forever prendeva nome e nulla grida ‘anni ’90’ come il doveroso duetto con Pavarotti:

di dolore ostello

23 aprile 2019

salvini pasqua mitra luca morisi-2

Vedendo l’orrore di cui sopra, uno si chiede come si sia arrivati a tutto questo.

9788807173493_0_221_0_75Una risposta può venire dal voluminoso libro di Filippo CeccarelliInvano (Feltrinelli, 2018), il cui sottotitolo (Il potere in Italia da De Gasperi a questi qua) riassume il senso di sgomento di fronte ad una classe politica degenerata oltre ogni limite (e capace ogni volta di darsi, e superare, un nuovo limite) e ad un elettorato ormai assuefatto a sdegnarsi (i pochi) o compiacersi (i molti) della trovata del giorno.

Il volumone delinea un impietoso ritratto della classe politica specchio di un paese o di un paese che si è scelto e meritato tale classe politica, ritratto scritto non con una sorta di compiaciuto sdegno ( quello che ha portato una decina di anni fa al successo di libri come La casta che, involontariamente spero, hanno fatto da eco ai ‘vaffanculo’ grillini) ma con il rassegnato disincanto di un giornalista con quarant’anni di carriera alle spalle che ha raccolto nei decenni uno sterminato archivio (ora donato alla Biblioteca della Camera, ma dubito che in Parlamento sappiano dove sia, la Biblioteca della Camera – o una biblioteca qualsiasi) da cui ha attinto per i densi capitoli di Invano, dedicati alla Democrazia Cristiana, poi ai Socialisti, poi al ‘marasma creativo’ dei primi anni ’90, alla Padania (che credo sia stato il punto di non ritorno), all’ascesa e tracollo del Partito Comunista, alla farsa fascista – neo fascista – post fascista, all’inesauribile esperienza berlusconiana ed al disastro del PD, fino ad un breve e rassegnato epilogo dedicato a #questiquadi cui si può solo sperare che passino e temere che restino.

Perché ce li meritiamo tutti.

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