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cheremone’s 2017 top 40 – 4

4 gennaio 2018

(parte 1, 2 e 3)

10/ Enrique IglesiasSubeme la radio: iniziamo la top ten con una canzone che è un capolavoro di marketing, di cui esiste una decina di versioni, con gente tipo i CNCO, Sean Paul, Matt Terry, Gilberto Santa Rosa (la versione salsa) e soprattutto una versione in ebraico con Rotem Cohen:

9/ Alessia CaraScars to your beautiful: canzone dell’anno scorso, scoperta quest’anno. Grazie di esistere:

8/ George MichaelFreedom ’90: la sua improvvisa scomparsa, il giorno di Natale del 2016, ha lasciato un grande vuoto. Nel 2017 ha avuto un #1 postumo, colla ripubblicazione di Listen without prejudice, da cui viene questa canzone.

7/ Harry StylesTwo ghosts: è praticamente ugualeYou and I di Lady Gaga, a conferma che il suo debutto è tutto un po’, come dire, ‘pieno di influenze’. Ma “il ragazzo si farà / anche se ha le spalle strette”…

6/ Khalid, Young, dumb & brokeAmerican teen è uno degli album più importanti del 2017:

5/ Dua LipaNew rules: la canzone meritava di suo, ma sta nella top 5 in virtù dell’Initial Talk remix, per cui è subito il Canada del 1988:

4/ Kendrick LamarHumble

3/ Justin BieberFriends: anno relativamente tranquillo per Justin Bieber, che ha comunque trovato tempo per fare collaborare con David Guetta, girare mezzo nudo per il giardino di DJ Khaled ed usare il sintagma ‘ulterior motives‘ tirando in ballo la madre di una sua ex, in quella che è praticamente Sorry – Part 2:

2/ Zayn ft. SiaDusk til dawn: secondo dei sue singoli pubblicati quest’anno (l’altro era il meno commerciale Still got time), dimostra per l’ennesima volta che Zayn è di gran lunga la cosa migliore sulla quale Simon Cowell abbia messo le mani:

1/ The ChainsmokersParis/Something just like this: non sarò il primo a notare che tutte le canzoni dei Chainsmokers sono uguali ma intanto hanno avuto l’innegabile merito di far diventare i Coldplay il gruppo pop che segretamente erano da sempre:

 

all’anno prossimo ;-)!

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cheremone’s 2017 top 40 – 3

3 gennaio 2018

(qui la parte 1 e la parte 2)

20/ Ariana GrandeOne last time: la canzone è di due anni fa ma, coll’organizzare il concerto di Manchester, la fanciulla ha dimostrato cosa davvero voglia dire essere forti:

19/ Francesco GabbaniOccidentali’s karma: ed ancora una volta le nostre speranze all’Eurovision sono naufragate, ma con più dignità del solito. Ed a vedere il cast del prossimo Sanremo, mi pare difficile arrivare nella top ten…

18/ Bausa, Was du Liebe nennst: rapper tedesco (sì, esistono rapper tedeschi), pare DJ Khaled riuscito meglio:

17/ CNCOPare enamorarte: la mia boyband definitiva del 2017

16/ Alice MertonNo roots: mezza tedesca e mezza irlandese, ha debuttato con questa canzone e con grande successo nella prima delle sue due patrie e speriamo si faccia notare anche altrove

15/ Tiziano Ferro e Carmen ConsoliIl conforto

14/ EminemThe storm: Più che duetti con Beyoncé (Walk on water) od abomini con Ed Sheeran (River), è con questa The storm che Eminem ha confermato quello di cui è capace, se solo ci si impegna, in una tirata contro Donal Trump la cui rabbia pare sincera – e motivata:

13/ Axwell & IngrossoMore than you know

12/ Robin Schulz ft. James BluntOK: curiosa collaborazione, che miracolosamente funziona:

11 / Liam Payne ft. QuavoStrip that down: personalmente mi aspettavo diventasse tipo Michael Bublé, per cui la svolta hip hop mi ha decisamente sorpreso ed adoro poi quando gli ex boyband denigrano il loro passato (I’m used to be in 1D – now I’m out, free):

(continua... )

 

cheremone’s 2017 top 40 – 2

2 gennaio 2018

(qui la prima parte)

30/ Miley CyrusYounger now: il ruolo di coachThe voice non pare aver aiutato molto le vendite del suo ultimo album, di cui la title-track resta la cosa migliore:

29/ LordeSupercutMelodrama è uno degli album dell’anno e la conferma che aspettavamo, anche se spiace si sia coinvolta in questioni un filino complesse:

28/ ElisaOgni istante: vent’anni di carriera e sempre capace di sorprendere

27/ Steps, Scared of the dark : il primo ritorno degli Steps con un insulso album natalizio fu imbarazzante per tutte le parti coinvolte, mentre quello di quest’anno è stato decisamente più convincente, a partire da Scared of the dark e la conferma che dei cinque Lee è quello meglio invecchiato:

26/ London Grammar, Rooting for you

25/ Paloma Faith, ‘Til I’m done: il nuovo The architect sta probabilmente andando meglio del previsto, merito anche di canzoni come questa:

24/ The KillersThe man: giunti al quinto album, i Killers continua a non deludere mai, ora alle prese con temi tipo maturità e mascolinità.

23/ Lana Del Rey ft. The Weeknd, Lust for life : non cover del brano di Iggy Pop, questa Lust for life, col malinconico contributo del fanciullo canadese, è stata una delle sorprese dell’anno:

22/ Benji e FedeBuona fortuna: qualche difficoltà a trovare versi non ripetitivi a parte (tu mi mandi fuori / ed io rimango… fuori),  a meno che non sia troppo metaforico, ci sono spunti di genio (mi guardi il profilo ma non il viso secondo me vuol dire che ti fermi a guardare il mio profilo instagram ma non mi conosci veramente – o devo smetterla di iper-analizzare i testi di Benji e Fede?) e badilate di malinconia:

21/ Niall HoranThis town: avevo promesso niente Ed Sheeran, ma ne abbiamo quello che, a sorpresa, rischia di esserne l’erede…

(continua… )

 

cheremone’s 2017 top 40 – 1

1 gennaio 2018

Come di consueto, ecco la rassegna delle canzoni più significative del 2017 – e, prima che vi preoccupiate, non c’è Ed Sheeran (ma ci sono 4/5 dei One Direction – ciao Louis):

40/ Charli XCXBoys: già co-autrice di I love it delle Icona Pop, la fanciulla continua una carriera senza compromessi di sorta, divertendosi a rovesciare gli stereotipi mediatici e con Boys presentando un inaudito sfruttamento del corpo maschile. Solo io devo comunque devo aver notato l’intrinseco omaggio a Boys dei Band Ohne Namen:

39/ Declan McKennaThe kids don’t wanna come home: a proposito di boys, di Declan McKenna già parlavamo qui.

38/ Michele BraviSolo per un po’: non coinvolto nell’italico X-Factor, me l’ero completamente perso e l’ho scoperto solo tramite l’ultimo Festival di Sanremo e poi è arrivato questo capolavoro (mi ricorderò di te / ma non di questo posto):

37/ MorrisseySpent the day in bed: troppo spesso le sue dichiarazioni sopra le righe hanno finito coll’oscurare le sue canzoni, il che è un peccato, perché il primo singolo da Low in high school è Morrissey al 110%

36/ IndochineLa vie est belle: con più di 35 anni di carriera alle spalle, gli Indochine sono praticamente diventati i Cure francesi, con un particolare tocco di romanticismo (je suis né ici pour n’être qu’avec toi):

35/ Depeche ModeWhere’s the revolutionSpirit è il loro 14° album ed hanno sempre qualcosa da dire

34/ Fiorella MannoiaChe sia benedetta: vincitrice annunciata a Sanremo, prontamente non ha vinto, per quanto costruita perfettamente – e cinicamente – per lo scopo. Ma alla sua voce si perdona tutto

33/ CalogeroJe joue de la musique: in attesa di qualcosa di nuovo di Daft Punk, il loro conterraneo (temo sia pronunciato calogerò, ma sospetto origini italiche) ha fatto questa Je joue de la musique che è a un passo da Get lucky 2.0:

32/ Giorgia & Marco MengoniCome neve:

31/ Tom PettyI won’t back down: uno dei tanti lutti dell’anno, qui ricordato da John Fogerty:

(continua… )

ogni adolescenza coincide(va) colla guerra

31 dicembre 2017

9788815267276_0_0_300_75Per quanto falsamente giovanilistico nel titolo (TVT/TVTB – “ti voglio bene”/ti voglio tanto bene” o varianti del tipo CBCR – “cresci bene che ripasso” – sono per lo meno degli anni ’80), Generazione TVB, scritto a quattro mani da Tiziana Iaquinta (pedagogista) ed Anna Salvo (psicologa) è un libro significativo, dedicato alla declinazione di classici perenni tipo amore/sesso negli adolescenti che si suppone siano ‘nativi digitali’.

Dopo un paio di capitoli dedicato genericamente all’adolescenza (ed al nuovo ruolo, non esattamente salutare, che i genitori moderni stanno assumendo come tardo-adolescenti essi stessi, il cui patologico narcisismo si trasferisce sui figli), è dal cap. 3 (Comunicazione virtuale e mondo degli affetti) che le riflessioni toccano il tema centrale del saggio, che si può secondo me individuare nel contrasto tra un  corpo esclusivamente visto come sessuato ed una comunicazione virtuale che fa a meno del corpo stesso o lo trasmette solo ‘a parti’ (anche se non esistono dati certi sull’effettiva frequenza di adolescenti che si mandano selfie delle proprie parti intime colla stessa facilità con cui quindici anni fa si mandavano ‘squilli’ di cellulare e davvero i ggiovani si masturbano via Facetime?), per concludersi con l’auspicio che si possa diffondere una sorta di alfabetizzazione emotiva capace di guidare i ragazzi – e gli adulti – al rispetto di sé e degli altri, off od on line che si trovino ad essere.

una canzone a caso – 452

30 dicembre 2017

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Rod StewartFarewell

cinismi contemporanei

29 dicembre 2017

9788806222734_0_0_300_75Ho con piacere scoperto Roberta De Monticelli in letture poco allegre (tipo questa) ed ho conseguentemente affrontato il suo Al di qua del bene e del male, chiaramente anti-nietzchiano nel titolo e negli intenti, a difesa di un ‘bene’ assoluto e di un’etica condivisa, ma evidentemente è uno di quei libri che bisogna leggere nel momento giusto per poterli apprezzare veramente.

Cosa che non mi è successa, malgrado abbia apprezzato le sempre ben volute frecciate a Diego Fusaro (uno che pensa e scrive frasi come “obbligo vaccinale fa rima con interesse multinazionale” si merita osservazioni come quella di @aliossandro: “Anche Fusaro fa rima con cazzaro a onor del vero“) o la conferma popperiana che tutta la filosofia occidentale è una postilla a Platone (o, meglio, alla centralità etica di Socrate), in quanto il libro mi è parso pesante e prolisso.

Si vorrebbero certamente salvare le conclusioni in cui l’autrice espone le sue tesi su un’assiologia fenomenologica, a partire dalla doverosa attenzione alla distinzione lessicale tra benivalori (la famiglia è un valore? Ma anche no, casomai è un bene e solo se luogo di promozione di valori positivi), solo che ci si capisce poco o si richiede più attenzione di quanto abbia voluto/potuto dedicargli…

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