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va bene anche il piano c, eh

8 dicembre 2018

MV5BNjYwMzJiOGEtMjk4Ni00NDI0LTkxMDMtNTI3M2ZmZjFhZTgwXkEyXkFqcGdeQXVyNjg4NzAyOTA@._V1_UX182_CR0,0,182,268_AL_Alle volte è confortante trovare conferma delle proprie impressioni, come nel caso di Man with a plan (inverosimilmente giunta alla seconda stagione), la serie che Matt LeBlanc ha fatto dopo Episodes.

Ed a proposito di Episodes, l’unica giustificazione per l’esistenza di una serie basata sul nulla è che tutto questo sia un complessa costruzione narrativa per cui salterà fuori alla fine che Man with a plan è semplicemente una serie appositamente fatta male per rivelarsi essere parte di una nuova stagione di Episodes (“Man with a Plan is exactly the kind of show Episodes would have mocked”).

Nella seconda stagione ci sono vaghi tentativi di aggiornare al XXI secolo le vicende della famiglia, con episodi che sfiorano temi come quello delle arme da fuoco, del sessismo o di un sex tape ma che coesistono a fianco di episodi che affrontano temi surreali come un’epidemia di pinocchi o un serpente che gira per il salotto o l’ingerenza dei nonni nel menage familiare.

E pare che a febbraio ci sarà la terza stagione, a questo punto solo perché vogliono proprio farci sudare la rivelazione finale…

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and all the wave was in a flame

7 dicembre 2018

81zPinnRnEL._SL1500_Sono arrivato a Kate Bush relativamente tardi (primo album comprato: The sensual world, 1989) per cui posso pienamente apprezzare l’assoluta magnificenza del primo dei due box set che ne celebrano la carriera.

Remastered – Part I raccoglie infatti i suoi primi sette album (da The kick inside del 1978 a The red shoes del 1993) e per chi ne conosceva solo qualche canzone l’esperienza è incomparabile.

La storia inizia con The kick inside, uno dei debutti più incredibili di sempre, considerando anche che alcuni brani sono stati composti quando aveva tipo 13 anni e che è l’album di Wuthering heights, cosa che fa capire che con Kate Bush era arrivata un’artista assolutamente unica; si prosegue con Lionheart (la fanciulla aveva così tanto da dire che uscì pochi mesi dopo il debutto) e Never for ever (il suo primo #1 in patria), il disco di Babooshka, qua sotto in una rara apparizione italiana:

The dreaming (1982) è un disco di transizione, per arrivare ad un capolavoro indiscusso come Hounds of love (1985), splendidamente ripreso nella sua recente residence londinese; è un disco da ascoltare tutto ma per farsene un’idea c’è una cosa bellissima che si chiama Cloudbusting:

Completano il cofanetto The sensual worldThe red shoes che conoscevo già a memoria, in attesa delle sorprese della seconda parte…

 

pop strings

6 dicembre 2018

519PEhZ3BpL._SS500Nella cultura contemporanea classico e pop si mescolano frequentemente (l’Orchestra Sinfonica di Springfield non può che suonare il tema di Star Wars, come si vede verso la fine di questo video che raccoglie credo tutte le citazioni della saga nei Simpsons), cosa cui dobbiamo la recente pubblicazione di 80s Symphonic, che ha commissionato versioni orchestrali di canzoni degli anni ’80 (la traccia vocale è quella originale), da Vienna degli UltravoxSmalltown boy dei Bronski Beat passando per i Cars di Drive ed i Roxette di It must have been love.

L’idea non è originalissima (qui i Pet Shop Boys alla Royal Albert Hall), ma il progetto gode di collaborazioni illustri, come Nile Rodgers direttore d’orchestra per Let’s dance di David Bowie…

now that’s what I call quite good

5 dicembre 2018

61NNhSzcBBLNow That’s What I Call Music è una serie di compilation inglesi (ma con versioni ormai in tutti i mercati discografici) nata nel 1983 e giunta ora al 101esimo (!) volume della serie regolare, avviata in un’epoca in cui le case discografiche con molta difficoltà concedevano la presenza dei loro artisti in dischi altrui (ho vaghi ricordi di cose come la serie di compilation Mixage della Baby Records, in cui spesso apparivano cover di canzoni di cui non avevano i diritti).

In occasione del centesimo volume, Michael Mulligan ha curato un libro (che è più una rivista patinata, direi) che ne ripercorre la storia (The Story of NOW – That’s what I call music in 100 Artists) non, come credevo, dal punto di vista dei compilatori o del mercato, ma essenzialmente presentando 100 artisti e riportandone di ognuno foto, curiosità e statistiche (tipo le 13 presenze di Phil Collins, da NOW 1 a NOW 68 o la prima apparizione di Sam Smith in NOW 84) la cui raccolta sarà stata certamente laboriosa ma gratificante per chi è diventato grande a partire direi da NOW 10 o 11

indue tuos calceos rubros et salta ad rhythmum!

4 dicembre 2018

51tMdXCgCfL@LatinRocksOn è l’account Twitter di Sarah Rowley che si diverte a tradurre in latino frasi tratte da canzoni angloamericane contemporanee (quella del titolo di questo post è Let’s dance di David Bowie), cosa che invita spontaneamente ad indovinare di che canzone si tratti (se ne parla anche qua), tipo la Regina saltans degli ABBA, le Puellae cinematographatae dei Duran Duran, l’Una manus in mea funda di Alanis Morissette e così via.

Il tutto è diventato un divertente libretto nonché una buona causa – i proventi delle vendite vanno a Classics For All, un’associazione inglese che promuovere lo studio delle materia classiche nelle scuole inglesi – , peccato solo che non si cimenti nella traduzione di un intero brano ma solo di qualche verso…

finis terrae

3 dicembre 2018

Considerato che ci si è trasferita Madonna, non ho potuto fare meno di accompagnare alunni nella tappa portoghese del progetto Erasmus + cui partecipiamo come scuola.

La prima tappa è stata Lisbona, che è dove comincia l’Oceano Atlantico (la terra che si intravvede non è né l’America né l’Africa, eh, ma il golfo di Lisbona):

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La prima giornata l’abbiamo trascorsa da turisti e la sera siamo saliti su una strana torre metallica da cui si vedeva quella che davvero è una bella città:

IMG_0290.jpgIl giorno dopo tramite le ferrovie portoghesi (la cui puntualità pare notoriamente discutibile) abbiamo raggiunto la nostra meta, Tavira, dove i ragazzi sono stati accolti dalle famiglie ospitanti. Il tema dello scambio è legato al patrimonio mondiale dell’Unesco, per cui abbiamo visitato il piccolo ma interessante Museo Islamico:

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Nello specifico pare che Tavira sia una delle città cui è affidata la tutela della ‘dieta mediterranea’ (riconosciuta da qualche anno come patrimonio Unesco), per cui abbiamo fatto un salto in una cooperativa agricola che pareva uscita dall’Emilia rossa degli anni ’50:

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Altro elemento del patrimonio culturale è il fado, per cui abbiamo ascoltato un breve concerto in una chiesa un filino barocca:

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Ormai immersi nella filiera agro-alimentare locale, abbiamo visitato anche un museo ricavato da una vecchia struttura in cui si lavoravano/inscatolavano sardine ed abbiamo visto un video propagandistico sulla cosa:

IMG_0350Ed alcune curiosità linguistiche:

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Ho dovuto lasciare l’allegra brigata a tarda notte (la corriera delle 2 del mattino è arrivata alle 2:33, #sapevatelo) per andare in Spagna per partecipare ad una conferenza di didattica delle lingue classiche a Malaga, cosa che mi ha intanto permesso di visitare il Museo Picasso

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… e l’appendice malachiana (?) del parigino Centre Pompidou:

La conferenza (sì, esiste un video del mio intervento in cui parlo in latino per 15 minuti) è stata una splendida occasione per conoscere colleghi, nuove idee e nuovi approcci di cui farò tesoro, come ho fatto tesoro della visita al Museo di Malaga, anch’essa ovviamente latina lingua…

Eh sì, tutto questo è possibile.

cinesi fiorentina

2 dicembre 2018

PSV21258_FRONTEMi sono chiaramente perso le celebrazioni per i 500 anni dalla pubblicazione de Il principe (caduti nel 2013) e per recuperare, a fare da pendant all’agile libretto di Viroli, c’è stato un documentario diretto da Francesco CacchianiMachiavelli – Il principe di un’era  – ad un certo punto era su Infinity, ora è sparito e l’ho visto tramite iTunes perché non mi ero reso conto che esistesse anche Chili (ah, le gioie del libero mercato!).

Anyway, è ben fatto e criticamente aggiornato ma non mi pare aggiungere granché al lavoro di Viroli.

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