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we are, after all, in the truth business

20 agosto 2020

Mentre lo scandalo papiraceo del 2020 riguarda una discussa vendita di un frammento del vangelo di Marco di assai dubbia provenienza, qualche anno fa ci fu un certo entusiasmo quando Karen King, una studiosa di chiara fama, presentò un frammento papiraceo di poche righe (in copto) in cui Gesù diceva chiaramente “mia moglie”, come se Il codice Da Vinci fosse fedele rappresentazione della realtà.

La presenza di tre-quattro errori di grammatica in così poche righe, la non molto comprensibile reticenza di King a rivelare il nome del proprietario e a ricostruire le peregrinazioni del frammento, la lentezza nel sottoporre il papiro ad analisi serie, la veramente surreale scelta della studiosa di non consultare un vero esperto di copto sollevarono subito diversi dubbi sull’attendibilità del testo, che finirono relativamente presto col rubricarlo come falso moderno (per quanto forgiato su un papiro effettivamente antico, ma procurarsi papiri antichi ‘in bianco’ non è particolarmente difficile per un falsario), messo insieme per spillare soldi a prestigiose istituzioni tipo Harvard e/o per difendere posizioni teologiche ‘eretiche’.

La storia di questo grande imbroglio (che avrebbe messo seriamente in discussione le posizioni dei primi Padri della Chiesa, tipo Tertulliano, che davano per scontato il celibato di Gesù, per lo meno attestando non – come superficialità vorrebbe – che Gesù fosse sposato ma almeno che in ambienti cristiani/gnostici la cosa fosse in qualche modo incerta) è magistralmente ricostruita da Ariel Sabar in un libro costatogli anni di lavoro (aveva iniziato ad occuparsene proprio al tempo delle prime dichiarazioni di King), Veritas, che pare fiction senza esserlo (arrivate alla parte del sito porno per scambisti e poi ditemi).

Oltre che per lo specifico caso di un luminare ingannato da un testo che andava a confermare molte delle sue teorie, Veritas è anche un crudo spaccato del mondo accademico (qui si parla principalmente di Stati Uniti, ma le cose sono simili ovunque), di chi ci sta dentro fino al collo e di chi da fuori alle volte risulta più preparato e soprattutto più libero.

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