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emancipazione

6 giugno 2017

71Yv1LJiv4L._SL1247_Per chiudere il prolificissimo 1996, Prince, finalmente libero dal contratto con la Warner, pubblicò il suo primo disco da indipendente, dimostrando chiaramente che un artista, per quanto geniale, non può essere lasciato a se stesso.

I problemi di Emancipation sono parecchi, ad iniziare dal titolo che accostava la sua condizione di ‘schiavo’ della casa discografica a quella dei veri schiavi, scelta un filino offensiva, a maggior ragione da parte di chi, in quanto afroamericano, avrebbe dovuto avere meglio idea della cosa, no?.

C’è poi la questione che Emancipation è un triplo album, composto da 36 canzoni, equamente divise su 3 cd dei quali ognuno dura esattamente un’ora (ed io pensavo di essere ossessivo-compulsivo), mentre, con una qualche cernita, sarebbe venuto fuori un disco discreto.

Quello che colpisce di più è però il delirio grafico del libretto, probabilmente affidato ad un nipotino di 10 anni che aveva appena scoperto Windows Art o analogo programma di grafica anni ’90:

prince_-_emancipation_-_booklet_(8-12)

E malgrado questo, Emancipation ha i suoi momenti, anche se per lo più limitati alle cover che comprende, come il primo singolo, Betcha by golly wow! (l’originale era degli Stylistics) e la decisamente inattesa ripresa di One of us di Joan Osborne, curiosamente vicina alla bellissima Love… thy will be done che scrisse anni prima per Martika:

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