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the angels and the devil too

14 settembre 2011

Quando un artista muore, saltano spesso fuori le ultime cose su cui stava lavorando (come l’oggettivamente bel duetto tra Tony Bennett e Amy Winehouse). Quello che successe però a Freddie Mercury ed all’eredità dei Queen ha, non mi stancherò mai di ripeterlo, superato ogni limite.

Freddie Mercury muore nel 1991, poco dopo la pubblicazione di un Greatest hits II dei Queen. L’anno dopo viene ripubblicata la sua Barcelona ed un remix di Livin’ on my own confluirà in un Freddie Mercury album, forzata antologia di una carriera solista che aveva comunque prodotto un solo disco (Mr. bad guy) – ciò non impedì l’uscita di una seconda antologia e pure di un box set.

Per quanto poi riguarda il marchio “Queen“, ci sono i sei (sei!) singoli di Made in heaven ed una serie di collaborazioni/remix enormemente discutibile, culminata in We will rock rifatta con i 5ive (qui il video, nel caso abbiate rimosso la cosa), e raccolte in un risibile Greatest hits III, talmente improvvisato da contenere pezzi di carriera solista di Brian May. Sarebbe da approfondire la folla idea di Queen+Paul Rodgers, ma non ne ho la forza, e posso solo ammirare la decenza del bassista John Deacon, ritiratosi dal 1997.

Tornando a Made in heaven, il disco (ora riedito, con sei rarità), la vulgata vuole che lo stesso Freddie avesse chiesto agli altri membri del gruppo di incidere più materiale possibile da pubblicare dopo la sua morte che sentiva, evidentemente, vicina. Se vero, ciò potrebbe solo in parte giustificare un disco fatto di canzoni con una strofa e mezzo (Heaven for everyone), con una frase ripetuta ad libitum (You don’t fool me) o di vecchi lati-b in qualche modo aggiustati (My life has been saved).

Con tutta la buona volontà, per quanto la voce di Freddie Mercury ci fosse tutta, non sono mai riuscito a trovare in Made in heaven un “omaggio” o un “atto d’amore”; alla meno peggio, è un documento filologico su come si costruisce un disco. Ad essere cattivi, è il disco più cinico della storia.

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  1. supervica permalink
    15 settembre 2011 12:25 PM

    D’accordo quasi su tutto… sebbene anche io ammiri la coerenza di John Deacon, che già dal 1992 non appare più in pubblico, non vedo perchè gli altri due arzilli vecchietti debbano starsene a casa. In fondo, il progetto Queen + PR (dal vivo, l’album facciamo finta che non sia mai esistito, come Made in Heaven…) è stato abbastanza entusiasmante, sicuramente di successo, e non ha deluso praticamente nessuno degli astanti. Paul Rodgers ha avuto la decenza di metterci del suo, di non fare l’imitatore, e soprattutto il coraggio di mettere la faccia in un azzardo tanto grande. Se May e Taylor hanno ancora voglia di stare in giro, facendo quello che hanno fatto per tutta la vita, credo che sia loro diritto. Certo, questo non giustifica il duetto con i 5ive….

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