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will you still love me when I got nothing but my aching soul?

12 dicembre 2022

Il giovane favoloso (mi ero a suo tempo perso il film e anche la “polemica”) ha qualche tratto un po’ pedantesco, come quando Leopardi (interpretato dal bravissimo Elio Germano) letteralmente “ode il vento stormir tra queste piante” e sviene o quando ha la tendenza a parlare per titoli dei suoi canti (“la mia vita è solitaria”) ma riesce molto bene, soprattutto nella prima parte, a trasmettere quel senso di claustrofobia che pervase i suoi primi anni nel “natio borgo selvaggio” (eh sì, usa l’espressione anche in un dialogo) ed il senso di liberazione datogli dall’incontro con Ranieri (qui molto playboy) e dal soggiorno fiorentino (dove il triangolo con Fanny Targioni Tozzetti ha momenti alla Jules et Jim).

Echi di Morte a Venezia accompagnano l’ultimo soggiorno napoletano, dove compone La ginestra, ultimo testamento di un’anima immacolata, cosa che fa del film una sorta di centone novecentesco.

Anche le scene oniriche (Leopardi che fa l’islandese che parla con la Natura, per dire) non sono riuscitissime ma molto è riscattato dalla ricostruzione storica dell’Italia ottocentesca e da una notevole fotografia (di Renato Berta).

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