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kraftwerk

29 luglio 2022

Dopo aver lavorato con Stock Aitken Waterman, Phil Harding e Ian Curnow lavorarono con Tom Watkins (la cui autobiografia è uno spasso), producendo gran parte dei successi degli East 17 (e dei Deuce, che andarono meno bene ma che erano – ora lo dico – meglio degli Steps), e poi con Louis Walsh, producendo l’impeccabile Words dei Boyzone.

Al periodo con la PWL Harding aveva già dedicato un libro, mentre in Pop music production (Routledge, 2020) parla del suo lavoro negli anni ’90 ma si tratta di un testo decisamente accademico (è praticamente la sua tesi di dottorato e, come tutte le tesi di dottorato che si rispettino, cita – davvero, eh – Heidegger) ed il lavoro risulta estremamente tecnico ma anche graziosamente cinico nell’analisi dei meccanismi di “costruzione” di una boyband (ci deve essere, pare, un membro gay o comunque percepito tale, uno biondo, uno che scriva canzoni, uno carino ed uno bono – lui dice hunky, p. 20).

La parte più interessante è quella in cui analizza, sequenza per sequenza, alcune canzoni da lui prodotte, fra cui spicca House of love (il debutto degli E17), che pare uscita da un disco dei Frankie Goes To Hollywood, cui il video (dove loro paiono teppisti di periferia) non rende giustizia:

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