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come in sonno tra gli uomini mi muovo

15 luglio 2022

Talmente ignorante da non sapere se si dica Camillo Sbàrbaro o Sbarbàro e non conoscendone praticamente niente (“crepuscolare ma senza vena ironica” è la frase che gli collegavo), ho affrontato la sua prima produzione poetica, che è praticamente concentrata in Pianissimo (la prima edizione è del 1914), dove effettivamente i toni sono “crepuscolari” ma uniti a morbosità pascoliane (torna frequentemente la dominante figura paterna e c’è una sorella onnipresente).

La sua poesia è, come da titolo, vissuta ai margini delle strade e lontana dai rumori della Storia (nel 1914!), delicatissima e densissima nello stesso tempo, con punte notevolissime:

Di ciò che abbiam sofferto

di tutto ciò che in vita ebbimo a cuore

non rimarrà il più piccolo ricordo.

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