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the joke is I am not even a demagogue

15 settembre 2021

Ho come l’impressione che praticamente tutti i film di Sorrentino siano essenzialmente una messa in scena della fine dell’Impero con venature pop, cosa che mi pare particolarmente confermata da Il Divo del 2008 (che Netflix crede sia un “documentario”), in cui si immaginano gli ultimi anni di Giulio Andreotti al potere, prima che le accuse di collusioni mafiose ponessero fine ad una carriera che è stata di fatto coeva alla stessa Repubblica Italiana (fu Segretario del Consiglio dei Ministri per la prima volta nel 1947).

Costruito sull’alternarsi di ricostruzioni fedeli di quanto documentato, interpretazioni di quanto sussurrato (la scena del supposto “bacio” con Totò Riina) ed immaginazioni oniriche (Andreotti che cammina di notte per via del Corso a leggere i graffiti contro di lui, le sedute di agopuntura, i colloqui col confessore), trasmette l’immagine di una persona “fuori posto” fra nani e ballerine che già allora infangavano la suddetta Repubblica, una persona che è stata per decenni sinonimo di potere, non per soldi, donnine o marciume ideologico ma, ed il film – che documentario non è – non offre una risposta, non si capisce se per salvare un paese anche scendendo ad indicibili compromessi o per gusto del potere in quanto potere.

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