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mito e significato

7 settembre 2021

Curato da Aglaia McClintock, Storia mitica del diritto romano (il Mulino, 2020) parte da un’idea molto intrigante, quella cioè di mettere in relazione l’elemento mitico (ma a forse a Roma è meglio palare di fabulae, perché il “mito” qui si declina molto diversamente da quanto accadeva ad esempio in Grecia, dove era tutto un trionfo di dèi e dee) con la storia del diritto che nel racconto pare avere la sua origine.

Fabulae, dunque, prodotte dalla tradizione ma allo stesso tempo dotate di un significato fondativo che è certamente affascinante studiare; il libro è diviso in sette capitoli che in genere si muovono su tre coordinate: il racconto “storico” (non stupirà trovare molto di Livio), la sua rilettura nell’ambito del ius e, cosa particolarmente stimolante, la sua ricaduta sui luoghi stessi della città, che ne sono testimoni (e per muovermi sulle tracce mi è stata utile un’altra recente lettura).

Si parte dunque con la vicenda del ratto delle Sabine (siamo dalle parti di quello che poi sarebbe stato il Circo Massimo), nel cui racconto si ritrovano gli elementi base della pratica matrimoniale (ed è il saggio più chiaro della raccolta, come sempre merito di Bettini), si passa poi al Foro Boario ed al suo particolare ruolo svolto nella complessa questione dello ius commercii (a conferma degli interessi di Viglietti), mentre altri si occupano della vicenda dell’Orazio che uccide la propria sorella dalle parti di porta Capena.

Non proprio limpidissimo è l’intervento sul tema del suicidio e sulla sua liceità legale ed anche quello sul consul Bruto che uccide i figli colpevoli di aspirare al regnum è un po’ impegnativo, mentre mi è parso limpido – ma forse perché è un tema su cui sono più ferrato – quello su Virginia, uccisa dal padre dalle parti delle Tabernae Novae per sottrarla alla violenza di Appio Claudio Cieco (personaggio che torna anche nelle pagine della stessa McClintock, dedicate al suo scriba che gli avrebbe sottratto e poi reso pubblici i documenti che contenevano le formule rituali per adire al tribunale e il calendario pontificale dei giorni fasti e nefasti, “democratizzando” per così dire l’accesso alla giustizia).

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