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relegationes ad insulas

5 settembre 2021

Mentre in Germania l’omosessualità era già stata criminalizzata prima dell’avvento di Hitler ed i Nazisti poterono utilizzare una legge pre-esistente (il celebre paragrafo 175 del Codice Penale) per “giustificare” l’internamento delle persone omosessuali nei campi di concentramento, per l’Italia ed il Fascismo le cose furono più complesse.

Mentre infatti il codice del Regno di Sardegna del 1859 puniva gli atti di “libidine contro natura”, il codice Zanardelli del 1889 non contemplava tale reato e, dopo diverse discussioni, tale mancanza rimase anche nel famigerato codice Rocco approvato nel 1931 – non certo per spirito liberale ma perché non si voleva dare visibilità giuridica a comportamenti che non si conciliavano con l’idea fascista di viriltà.

Questo non implica che il Fascismo non si sia occupato del “problema” ma lo fece in maniera più sottile, ricorrendo alla pratica delle ammonizioni e del confino, accusando – senza neanche la parvenza di un processo, proprio perché il reato non appariva in legislatura – le persone omosessuali di pratiche “contro l’interesse nazionale” o amenità simili e relegandole appunto in isolette sperdute e semi-disabitate (pratica già borbonica ma con notori precedenti nella Roma imperiale), come le Tremiti ed in particolare l’isoletta di San Domino.

Proprio a questa vicenda è dedicato quello che credo sia il più completo saggio in materia, La città e l’isola di Gianfranco Goretti e Tommaso Giartosio (Donzelli, 2006), dove l’isola è appunto san Domino e la città Catania, in cui un solerte questore si dedicò, in particolare nel 1939, a rastrellamenti ed arresti di persone lgtbq+ (il termine dialettale è arrusi, che ha comunque una valenza semantica particolare), di cui gli autori ricostruiscono (a partire dalla tesi di laurea di Goretti) le storie, consegnandoci la testimonianza (ora documentale, con le carte della Questura, ora memoristica, con colloqui con i pochi confinati ancora vivi all’epoca e disposti a raccontare) di una pagina praticamente ignorata della nostra storia.

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