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galline vecchie

17 luglio 2021

Mi è capitato fra le mani un vecchio libro di didattica del latino, scritto (non poteva essere altrimenti) da un gesuita (Paul F. Distler) che (nel 1962) era avanti anni luce sia nella riflessione strettamente disciplinare (brutalmente schierato per l’approccio orale-aurale) sia nel confronto con la tecnologia.

In Teach the Latin, I pray you (da cui è già evidente tutto il suo impianto metodologico, avverso al metodo grammaticale-traduttivo – lo dico dal 1600 che i Gesuiti erano avanti) dedica parecchio spazio alle tecnologie dell’epoca, come l’uso di nastri registrati (c’è un intero capitolo in cui spiega come trasformare l’aula in un laboratorio linguistico – ad un certo punto consiglia di chiedere aiuto al docente di Fisica) o l’utilizzo di un tachistoscopio (ho dovuto cercarlo su wikipedia).

Se alcune pagine possono risultare delle simpatiche curiosità anacronistiche, il libro è pieno di brillanti osservazioni di analisi linguistica: ho trovato particolarmente affascinante l’osservazione che l’inglese costruisce il verbo con la sequenza soggetto / tempo / idea verbale (ad esempio I was reading) mentre il latino fa esattamente il contrario con idea verbale / tempo / soggetto (ad esempio, in legebam lege è l’idea verbale, ba il suffisso dell’imperfetto, –m la terminazione della persona, cosa che rende insulso chiedere “la terza persona singolare dell’indicativo imperfetto di legere” quando si dovrebbe chiedere “legere all’indicativo imperfetto terza persona singolare” per mantenere l’ordine mentale di costruzione del verbo, oltre al fatto che Distler ritiene comunque insulso chiedere forme verbali a caso, in quanto sostiene che la verifica linguistica debba necessariamente passare per un contesto ed una struttura sintattica minima).

Oltre a questo ci sono molti spunti per la costruzione di esercizi e di verifiche (fondamentale il capitolo The art of questioning), non applicabili solo nel mondo ideale degli esperti di didattica ma anche in quello della più misera realtà (anche se da uno schema di organizzazione delle lezioni di p. 96 si deduce che lui avesse cinque ore di latino a settimana per quattro anni, eh).

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