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storia de paura

13 luglio 2021

Il buon Andrew Olimpi voleva adattare in un latino più accessibile (secondo i principi del comprehensible input) le Metamorfosi di Apuleio, cosa poco praticabile, considerato il lessico assai ricercato e la sintassi non sempre limpida, per cui ha ripiegato sulla riscrittura ex novo di un suo episodio novellistico, meno noto della fabula di Amore e Psiche, ma comunque affascinante, quello della macabra disavventura raccontata da Telifrone in Met. II 21-30.

Il risultato è il discreto Vox in tenebris, dove il giovane protagonista viene assunto per fare la guardia ad un cadavere, per evitare che delle streghe (magae nel testo di Olimpi, cantatrices nell’originale, da cui il nostro “incantatrice, incantesimo” etc. ) ed altre tenebrose creature (una donnola, mustela, nell’originale, qui un più comune gatto, feles) ne rubino delle parti per i loro loschi scopi.

Ci sono alcuni errori che si potevano evitare (il libro delle Metamorfosi da cui è tratto l’episodio è il secondo, non il terzo, p. I; sarà unam e non unum condicionem a p. 29, omnes senem e non senex spectabant a p. 55 etc. ) ma il libretto funziona, mantenendo una certa suspence ed offrendo un finale che sorprenderà anche i lettori di Apuleio.

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