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la teoria della letteratura sarà proibita

27 giugno 2021

Notoriamente propenso a lamentarsi, in E se non fosse la buona battaglia? Claudio Giunta ha raccolto un po’ di suoi lamentii sul futuro dell’istruzione umanistica, concentrandosi prima sulla scuola (per la quale ha scritto un manuale di letteratura italiana) e poi sull’università (in cui insegna – a Trento, che immagino essere un paradiso rispetto a quanto accade altrove).

La domanda del titolo è volutamente provocatoria e la vera quaestio è come combatterla questa battaglia, cosa cui c’è molto da dire, per come è fatta la scuola e per quali sono le condizioni di partenza dei ggiovani che si affacciano all’istruzione superiore, che vengono invitati dai manuali di letteratura a notare come “il suono delle vocali aperte imiti l’incedere solenne della donna amata” (in Tanto gentile e tanto onesta pare di Dante), quando poi non sanno cosa vogliano dire parole come alma, calere e speme, tanto per restare nel vocabolario dell’epoca.

La parte più divertente del libro è comunque quella in cui racconta le traversie redazionali del suo manuale di letteratura, in cui voleva evitare il ricorso a quei sintagmi fatti e rifatti che riducono la letteratura a critica letteraria e a titoletti mnenonici, tipo la triade leopardiana di pessimismo storico – pessimismo cosmico – pessimismo titanico (quest’ultimo è meno frequente, ma l’ho sentito, giuro), quando, scopro, Leopardi usa solo una volta la parola “pessimismo” (in Zibaldone 4174, dove tra l’altro dice di non voler arrivare, rovesciando Leibniz, a dire che il nostro è il peggiore dei mondi possibili) e l’espressione “pessimismo storico” è stata coniata da uno studioso di inizio ‘900, per diventare poi incredibilmente fortunata ed oggi inevitabile, se si vuole essere pubblicati (sul pessimismo Giunta ha dovuto cedere, mentre è riuscito a non mettere nel suo manuale Federico Della Valle, drammaturgo seicentesco scoperto da Croce che voleva a tutti i costi sbarrare la casella “teatro italiano del ‘600” per non sfigurare rispetto a Shakespeare).

La natura miscellanea del libro non presenta ovviamente una soluzione al problema, ma traspare, e direi che è condivisibile anche se forse ingenua, l’idea che a scuola i ggiovani debbano soprattutto leggere, leggere, leggere, magari a scapito di quanto scritto prima dell’800 (eresia!), senza troppa “teoria”.

Ci aggiorneremo nell’a.s. 2021-2022, direi.

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