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nessuno è innocente

23 marzo 2021

Il nome di “Antigone” è spesso evocato a caso, anche per nobilissimi intenti (non mi è chiaro cosa c’entri il personaggio mitologico con le questioni dei diritti dei carcerati, ad esempio), ma la fortuna letteraria del mito è ben raccontata da Sotera Fornaro in Antigone – Storia di un mito (Carocci, 2012).

La lettura non è facilissima (in alcuni casi si riduce, comprensibilmente, ad un elenco di nomi di autori che hanno in qualche modo affrontato la vicenda della figlia di Edipo condannata a morte dal crudele Creonte per aver dato – simbolicamente – sepoltura al fratello morto combattendo contro la propria patria e chiamato, a seconda delle fonti, Eteocle o Polinice) ma è certamente interessante vedere come già nella tragedia classica (a partire da una Antigone di Euripide di cui restano solo frammenti) coesistano due chiavi di lettura della storia, ora più chiaramente politici (Creonte come tiranno piegato alla ragion di stato, i diritti della famiglia e dell’individuo contrapposti a quelli della polis etc. – è la linea della tragedia di Sofocle), ora più romantici (talora Antigone è già sposata con Emone), con preponderanza dell’una o dell’altra a seconda dello esprit du temps.

Non molto toccata dalla letteratura latina (in Stazio ad esempio Antigone condivide il suo eroismo con la moglie di Polinice, Argia), la tragedia di Sofocle – che per noi è quasi sinonimo di Antigone – viene pubblicata da Manuzio nel 1502 (avrà poi una prima traduzione italiana nel 1530) e sarà spesso usata per singoli episodi (il dialogo con Ismene è riecheggiato da una scena della Rosmunda di Rucellai) o si vedrà assegnare inconsuete posizioni (nelle polemiche anticalviniste di fine ‘500 la fanciulla sarà la paladina del libero arbitrio).

Tradotto in tedesco da Holderin, il dramma di Sofocle permetterà ad Hegel nella Fenomenologia dello spirito di vedere la polis come il luogo dell’autodistruzione di due principi (etica familiare vs etica dello stato) che non paiono poter coesistere e a Bertold Brecht di rileggere il secondo conflitto mondiale come riproporsi della guerra fratricida attorno alle mura di Tebe, fino ad arrivare alla filosofia più recente (di Antigone scrivono sia Martha Nussbaum sia Paul Ricoeur), tanto per ricordarci che la cosa che il mito sa fare meglio è persistere persistere persistere.

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