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shoot for the stars, aim for the moon

21 febbraio 2021

Credo di essere stato uno dei pochi ad aver scoperto prima Marc Almond e solo in un secondo momento i Soft Cell di cui era il cantante (tramite un’antologia del 1991, che metteva insieme il meglio di entrambi).

Recentemente ripubblicato in versione deluxe, il suo album del 1988, The stars we are, mi fece subito capire di avere a che fare con uno capace di passare da duetti con Nico (Your kisses burn è, credo, l’ultima cosa da lei incisa) a collaborazioni con Gene Pitney, dove il kitsch tocca punte di genio:

quando fanno but you-ah, you-ah, you! you came my way a 3m40s

L’album resta impeccabile, dalla atmosfere di She took my soul in Istanbul all’hi-nrg del primo singolo, l’epica Tears run ring (anche se la vetta sarebbe stata raggiunta qualche anno dopo con The tenement symphony, prodotto da Trevor Horn):

the wicked things we do, in the name of the few

La nuova edizione comprende i lati b, svariati remix ed un dvd con i video, più o meno tutto quanto fece intorno a quel disco e che è un piacere ritrovare, notando tra l’altro quanto ingiustamente Marc Almond sia poco apprezzato come autore di testi.

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