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il vero aquaman

8 gennaio 2021

Direi che cronologicamente l’interesse di Robert Harris per la Roma antica (che lo ha portato alla trilogia ciceroniana) sia iniziata da Pompei del 2003 e con buoni risultati, direi.

Ambientato nei giorni dell’eruzione (che Harris colloca come tradizione a fine agosto del 79, a da diverso tempo si è orientati all’autunno dello stesso anno) segue un po’ la trama classica del genere catastrofico statunitense (un nuovo arrivato mette in guardia tutti dalla catastrofe imminente ma nessuno se lo fila) ma la figura del protagonista, un aquarius che ha appena ottenuto dal curator aquarum il compito di amministrare gli acquedotti della Campania, non è solo stereotipata ma ha un certo spessore.

Come avrebbe poi fatto per Cicerone, Harris dimostra di aver fatto bene i compiti, e ci sono significative apparizioni di Plinio il Giovane e dello zio Plinio il Vecchio (#spoiler: è l’aquarius Marcus che porta a Plinio la richiesta di aiuto dell’amica Rectina – anche se recentemente è stata avanzata l’ipotesi che ci fossero delle torrette di segnalazione o qualcosa di simile), ma la chicca principale è che il ‘cattivo’ Numerio Popidio Ampliato aveva davvero restaurato il tempio di Iside in nome del figlio Celsino allora di sei anni, come attesta un’epigrafe in situ:

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