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al MI (ex MIUR) adorano gli acronimi

3 dicembre 2020

Preso sospettando fosse comunque un instant book per quanto autorevole, gli autori chiariscono subito che La didattica a distanza (Laterza, 2020) non lo è, in quanto i due (Barbara Bruschi e Leonardo Perissinotto) se ne occupano da prima che diventasse virtuosa necessità (o direttamente invenzione del ministro Azzolina, parrebbe).

Prodotto novecentesco, l’idea di offrire istruzione a chi non aveva, spesso per ragioni logistiche, possibilità di accedervi, avveniva infatti in modalità che oggi diremmo ‘asincrona’ (la storica Scuola Radio Elettra, che scopro viva e vegeta) ed è solo negli ultimi vent’anni (Skype è del 2003) che la tecnologia ha permesso di ricreare una modalità di classe sincrona che, causa emergenza Covid-19, è piombata pesantemente nella prassi scolastica italiana, dove non aveva mai avuto posto.

Al Ministero hanno prima parlato di Didattica Digitale Integrata (“integrata con che?”, visto che stavamo tutti a casa), poi di Didattica a Distanza, facendola malauguratamente coincidere con le ‘dirette’ on line dei docenti ad una ventina di adolescenti che inspiegabilmente non riescono mai ad accendere il video e/o il microfono, vivono in quartieri in cui ogni mattina salta la luce ed in cui l’invio di una mail consuma 3G di dati.

Visto che da lì venivano poche cose concrete e tantissima fuffa, ogni scuola (o ogni docente, se i contesti erano poco fertili) si è inventata una ‘didattica a distanza’, in cui questo agile lavoro può essere utile guida, malgrado qualche limite (non tocca il problema della valutazione, che nel nostro sistema resta centrale e parte dal presupposto che docenti e discenti abbiamo scelto questa modalità), soprattutto dove propone una scansione di un’unità oraria che offra momenti introduttivi (per evitare il dramma del “mi sentite? chi manca? non vedo niente! non sento!”), effettiva didattica frontale, momenti di stacco dal PC per lavorare altrove (una lettura da un libro, un esperimento scientifico, un calcolo con matita e compassa) ed un momento in cui si tirino le fila del discorso.

Mancano anche riferimenti tecnici, ma a questo ci pensa il sempre brillante Justin che ha a lungo riflettuto su come usare Zoom in maniera convincente.

Ci si rivede alla fine del tunnel, si spera, conservando magari quanto (ed è tanto) di buono si sarà riusciti a fare.

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