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lilium

25 novembre 2020

Lavoro di una vita (sono state composte in 9 libri tra il 1416 ed il 1442) le Historiae populi florentini di Leonardo Bruni furono un best seller dell’epoca (con tanto di traduzione in italiano dall’originale latino, per chi aveva poco tempo), in cui l’autore, guardando stilisticamente a Livio e Sallustio, ripercorre la storia della patria del Rinascimento, con un certo ardore repubblicano (nel libro I vi sono splendide pagine sul tracollo di Roma, che Bruni mette in relazione con la fine della res publica quando, amissa libertate, imperatoribus servire Roma incepit).

Non è poi colpa sua se la storia di Firenze nel medioevo è tutta un succedersi di guerre ed alleanze con Lucca, Pisa e Perugia e continue peregrinazioni di esuli da una città all’altra, cose che tendono a risultare un po’ noiose, anche se non mancano colpi di scena (la nascita dei guelfi bianchi e neri ha poco di ideologico, l’apparizione di Dante, che erat per id tempus in numero priorum, IV 57, le sempre spassose vicende delle successioni papali, senza grandi interventi dello Spirito Santo, direi) e graziosi neologismi (il mio preferito è guelfissimus).

In tutto questo, ho letto solo i ll. I-IV, per cui ci torneremo, a Firenze.

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