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everybody’s changing and I don’t feel the same

9 agosto 2020

Superficialmente si può credere che le divinità romane siano speculari a quelle greche (Ares diventa Marte, Zeus diventa Giove e così via) ma, ovviamente, le cose sono molto più complicate e la religione romana ha tratti che vengono dagli Etruschi (l’Apollo di Veio, per dire) e tratti peculiari ed autoctoni.

Un po’ etrusco ed un po’ genuinamente romano pare essere Vertumno, una divinità sfuggente e camaleontica di cui non esistono rappresentazioni iconografiche ma ci sono giunte soltanto attestazioni letterarie (nel l. XV delle Metamorfosi di Ovidio, ad esempio, dove seduce Pomona dopo svariate trasformazioni).

A Vertumno è dedicato un denso saggio di Maurizio Bettini (Il dio elegante, Einaudi 2015) che parte da un complesso testo di Properzio (IV 2) in cui a raccontare di sé è proprio il dio stesso (o, meglio, una sua statua collocata nel vicus Tuscus), che gioca con le etimologie (il nome deriva certamente dal verbo vertere ma l’eziologia resta ingarbugliata), rivelandosi essenzialmente come dio della metamorfosi perenne e proprio per questo non facilmente declinabile in un ambito di azione specifico (cosa che vale per tutti gli dèi romani ed i loro numina, la cui presenza è più “diffusa” di quanto ci farebbe didatticamente comodo).

Pagine affascinanti, forse un po’ troppo audaci nelle conclusioni, ma certamente meritevoli.

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