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the boring room

12 luglio 2020

Ennesima entry nella sterminata bibliografia sulla presidenza di Donald Trump, The room where it happened di John Bolton sulla carta avrebbe il merito di essere scritto da una persona che, come National Security Advisor, è stata oggettivamente vicino a Trump per più di un anno, in tutte le decisioni di politica estera ed in una posizione, appunto, di alto livello.

Nella pratica però il libro non rivela niente di sconvolgente (non è un suo demerito, è che ormai con Trump siamo abituati a tutto, quindi che pensi che la Finlandia sia in Russia o che abbia dubbi sul fatto che il Regno Unito sia una potenza nucleare non sono cose che ci colgono impreparati) ed ha il difetto di essere scritto male, nel senso che Bolton proprio non riesce a coinvolgere il lettore o a spiegare il contesto di molte questioni, cose che, tanto per dire, altre memorie analoghe (come quella di Hillary) avevano fatto decisamente meglio.

La situazione di Bolton è particolare, e non direi che fa una splendida figura, vista l’ingenuità in cui accetta di far parte dell’amministrazione per poi scoprire gradualmente che Trump è incapace di elaborare un pensiero coerente, di ascoltare una spiegazione che duri più di un minuto, di concentrarsi su un tema alla volta e tutto quanto già ampiamente documentato e facilmente deducibile da una persona di indubbia intelligenza, che si trova ad assistere impotente al teatrino, ad esempio, di Trump e Kim Jong Un e che non si dimette su due piedi.

Bolton, poi, è un repubblicano di ferro (un “falco”, a voler semplificare) che si diverte a mettere dappertutto frecciatine all’amministrazione di Obama e a dare per scontato che il lettore sia automaticamente d’accordo con lui (bombarda di qua, bombarda di là), senza costruire – lui, stavolta – un discorso coerente di politica estera, quando le sue stesse posizioni potrebbero essere accusate di incoerenza o almeno di scarsa trasparenza, visto che, a quanto ricostruisco, durante l’impeachment si rese disponibile a testimoniare davanti al Senato (che, come poi accadde, probabilmente avrebbe rifiutato testimoni) e non davanti alla Camera, dove la sua serrata critica a Trump sarebbe stata gratuitamente accessibile a tutti, forse senza cambiare esito del procedimento ma certamente senza bisogno di scriverci un libro sopra.

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