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come mastroianni anni fa

24 giugno 2020

Ammetto che dell’aggettivo “onirico” si faccia un certo abuso quando si parla dei film di Fellini, ma (1963) comincia proprio con un sogno, in cui il protagonista, Guido (un regista in crisi di ispirazione, uno spettacolare Marcello Mastroianni), si trova bloccato nel traffico romano (il sottopassaggio che porta al Muro Torto, direi).

La crisi di ispirazione di Guido è speculare a quella dello stesso Fellini, che finì col non dare neanche un titolo al film (si chiama così perché sarebbe il suo decimo film, ma, considerato che dei precedenti tre erano delle regie condivise, la somma viene appunto ) e che mette così in scena la produzione di un film che non pare andare da nessuna parte, fra spunti fantascientifici e turbamenti da cattolicesimo preconciliare, con concessioni alla più banale commedia italiana (la moglie e l’amante – Sandra Milo – che si dividono le attenzioni di Guido) e sequenze entrate direttamente nella storia del cinema.

La dolce vita sotto steroidi, in pratica.

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