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we’re not a live band, really

20 giugno 2020

Nel 1989 i Pet Shop Boys si imbarcarono nel loro primo tour (con date ad Hong Kong, in Giappone ed in Inghilterra – il resto d’Europa e gli Stati Uniti avrebbero dovuto aspettare il 1991 – io andai alla data milanese), portandosi appresso dei filmati di Derek Jarman da proiettare sul palco ed un giornalista, Chris Heath, che aveva lo scopo di scrivere un libro sui PSB.

Literally sarebbe apparso l’anno dopo (mia zia che era stata a Londra me ne comprò una copia, che lessi a Milano, la notte prima del concerto, perché al tempo non c’era internet e non era così facile avere tutto subito) e da allora è rimasto una lettura fondamentale non solo per i fan dei PSB ma per chiunque sia interessato al “dietro le quinte” di un gruppo al culmine della sua fase imperiale.

Il tour voleva essere il più lontano possibile dal consueto cliché di un concerto pop/rock (come opening act avevano un quartetto d’archi, per dire) e ne resta traccia in un vhs pubblicato a suo tempo (solo con parte del concerto, perché non furono soddisfatti della resa show nel suo insieme) che già sviluppa una certa teatralità, che sarebbe stata ripresa successivamente:

It’s a sin: so good it hurts

Trent’anni dopo, Literally è stato ripubblicato (cone nuove prefazione e postfazione, assieme al successivo Pet Shop Boys versus America) e resta una pietra miliare, anche a quella che credo sia la mia decima rilettura.

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