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where her name’s engraved

4 febbraio 2020

71-bgLvsG-L._AC_SL1500_Tanto per fare il senex querulus, quand’ero ggiovane la musica non si trovava legalmente gratis su “internet” ma andava comprata nei negozi, con i cd che costavano molto di più dei vinili (oggi è, curiosamente, il contrario), per cui, soprattutto all’inizio, uno aveva pochi dischi e finiva con l’impararli a memoria, come mi successe per Raw like sushi di Neneh Cherry.

Figlia biologica di un musicista della Sierra Leone ed adottiva del jazzista da cui ha preso il cognome, è cresciuta in una famiglia di artisti (il fratello fece la notevole Save tonight), tradizione che continua anche oggi (è la madre di Mabel), e debuttò nel 1989 con la notevolissima Buffalo stance, seguita dall’impeccabile Manchild:

Il suo album di debutto  è stato da poco ripubblicato con due dischi di remix, che, per quanto un po’ datati, aiutano a capire la gigantesca influenza che avrebbe avuto su intere generazioni di artisti rap ed hip-hop – ben oltre i confini della nativa Svezia, a partire dall’Inghilterra ed oltre – nonché quanto sia stata antesignana del girlpower, quello vero.

Il video era già bruttino nel 1989, ma la mia canzone preferita resta Kisses on the wind:

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