Vai al contenuto

love letters in the sand

14 gennaio 2020

9788882328863_0_0_0_75Da una biografia di Adriano mi è nata la curiosità di approfondire i versi (sono una quarantina, per cui non è che ci sia voluto molto) di Giulia Balbilla, una nobildonna della corte del princeps che accompagnò questi e la moglie Sabina a visitare, nel novembre dell’annus horribilis della morte di Antinoo (il 130 dC), il colosso di Memnone a Tebe (la cosa è complicata, perché tecnicamente sarebbe una statua – anzi due – di Amenofi III ma  nel sincretismo dell’epoca veniva immaginata come raffigurazione dell’eroe etiope, figlio di Aurora e Titanoen passant citato da Omero nell’Odissea come vittima di Achille).

display-6736

Le fonti antiche raccontano che sul far del giorno questa statua emettesse un suono simile ad una voce (forse per fenomeni fisici legati alla forte escursione termica) e che diventasse quindi abitudine di chi passava da quelle parti (come personaggi in carriera, tipo Germanico, come dice Tacito, nonché funzionari e militari vari) andare all’alba davanti al colosso sperando di udirne il ‘canto’, per poi lasciarne traccia in delle incisioni sulla statua stessa – ne sono rimaste più di cento, sia in greco sia in latino, talora con velleità poetiche, come appunto quelle di Giulia Balbilla.

In tutto sono quattro epigrammi (in distici elegiaci), in cui prima si lamenta il silenzio della statua, poi si supplica il dio di far sentire la sua voce ed infine si celebra l’evento, avvenuto alla presenza della ‘bella Sabina‘ e di Adriano stesso, il tutto con una lingua ricchissima di forme eoliche (sarebbe dunque in ordine cronologico l’ultima attestazione letteraria di questo dialetto, #sapevatelo) e svariati dotti richiami ad Omero, AlceoSaffo (il fatto che in due versi si sottolinei la bellezza e l’amabilità dell’imperatrice ha fatto pensare ad alcuni che Giulia avesse scelto il dialetto di Saffo proprio per sottolineare un suo rapporto omoerotico con Sabina, ma mi pare cosa un filino forzata, anche se l’idea di una coppia femminile speculare ad Adriano/Antinoo sarebbe divertente).

Il fenomeno sarebbe terminato al tempo di Settimio Severo che, avendo fatto restaurare la statua, ne eliminò il fenomeno, di cui resta traccia nei versi della poetessa, non così terribili come solitamente ritenuti dalla critica ma neanche così raffinati come li presenta Amalia Cirio nell’edizione che ne ha curato, Gli epigrammi di Giulia Balbilla (Pensa Multimedia, 2011), certamente interessante per le questioni linguistiche che tocca e per essere il primo studio approfondito su Balbilla.

(sarà da tornarci in Egitto, comunque)

No comments yet

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: