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writings on the wall

15 novembre 2019

61-0naoKmNL._SY346_Il mio esperto di riferimento sul Vallo di Adriano ha pubblicato due speculari guide per percorrerne a piedi la linea; per ragioni climatiche (evitare il vento in faccia, cosa che quando piove – e piove sempre – può essere utile), consiglia caldamente di procedere da ovest ad est ma io ho ovviamente comprato la guida da est (Newcastle) ad ovest (Bowness-on-Solway), nel caso davvero affrontassi un giorno l’impresa.

Preparandosi alla cosa, vale sempre la pena di immaginare una deviazione per Vindolanda (che precede la costruzione del Vallo ma che non ne è lontanissima), ora ancora di più con la recente pubblicazione di alcune delle nuove tavolette trovate nel 2017, che arricchiscono la nostra conoscenza della corrispondenza del prefetto della prima coorte di Tungriani, cioè Iulius Verecundus.

Nella primo messaggio (sono sempre scritti su tavolette di legno, in forma decisamente sintetica e nel per me quasi indecifrabile corsivo latino), Iulius scrive ad un suo schiavo (Audax), ordinandogli di portargli quanto prima (cumprimum fieri potuerit) un carico di quelle che verosimilmente sono verdure (viridiaholoracias) e la chiave giusta al posto di quella che gli aveva mandato per sbaglio (quoque aliam misisti cum cista), mentre nel secondo messaggio un certo Andagius (ed un altro, del cui nome sopravvive solo l’iniziale Vel-) gli raccomandano un certo Crispus ut possit beneficio tuo levius militare, cioè perché svolga un servizio militare meno pesante.

Un altro biglietto gli è scritto da un decurione, Masclus, che gli chiede una licenza (commiatum ma sarebbe commeatum) per cinque soldati Rezi (si dovrebbe scrivere Raeti ma lui scrive Reti, perché chiaramente il dittongo ae aveva cominciato ormai ad essere letto e) e rivuole un coltello (cultrum scissorium, forse per usi rituali), quia nobis necessarius est.

Il penultimo testo pubblicato è un po’ malridotto ma è quello in realtà più interessante: Caecilius Secundus scrive a Verecundus a proposito di alcuni scatti d’ira (iracundiolae) di un soldato che vanno in qualche modo puniti (quae castigationes a senioribus merentur, con la prima attestazione di senior probabilmente nel senso di “ufficiale superiore”, esattamente come l’inglese senior official), mentre il quinto ed ultimo testo permette praticamente di individuare solo destinatario (Iulio Verecundo, mihi karissimo) e mittente (il centurione Decmus, ma avrà voluto scrivere Decimus).

Da notare che di solito usano tutti forme affettuose (il mihi karissimo di Decimus, il consueto suo), tranne Iulius quando scrive allo schiavo (gli dice sal per salutem dat ma manca il suo) ed i due che chiedono la licenza, che lo chiamano domine, per sottolineare la loro distanza…

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