Vai al contenuto

et in Arcadia ego

10 novembre 2019

9788804229810_0_0_0_75Tutto mi sarei aspettato leggendo il Viaggio in Italia di Goethe tranne che scoprirlo appassionato di cartografia (ci tiene sempre a precisare a che parallelo si trova) e di geologia (anche se “in questo viaggio ho giurato di non portarmi appresso sassi”), pensando piuttosto che sarebbe stato una sorta di bildungroman di un’intera generazione, come comunque effettivamente fu, che aveva fatto del Grand Tour nella penisola una tappa imprescindibile.

Iniziato nel settembre del 1786, il viaggio lo porterà dal Brennero al lago di Garda e da lì a Verona (con qualche incomprensione riguardo alle motivazioni del suo viaggio, come quando viene preso per una spia austriaca da parte di un podestà veneto che “se si trattava di una rovina, non capiva che cosa ci potessi trovare di notevole”) per arrivare poi a Venezia (dove va a teatro, ma non ne rimane contento perché “il verso italiano, costantemente endecasillabo, è assai malagevole per la declamazione”, anche se Le baruffe chiozzotte di Goldoni gli sono piaciute)

Passa per Firenze (“in Toscana… tutto è allo stesso tempo solido e lindo, si cerca d’unire praticità, utilità ed eleganza”) alla volta di Roma (“lo Stato pontificio, invece, sembra restare in piedi solo perché la terra non vuole inghiottirlo”), dove si trattiene quasi quattro mesi, con comprensibili entusiasmi (“io conto d’esser nato una seconda volta, d’essere davvero risorto, il giorno in cui ho messo piede in Roma”), ma trova anche il tempo di finire una stesura dell’Ifigenia in Tauride (“la mia greca compagna di strada”).

Il fetish geologico giunge al culmine nelle scalate sul Vesuvio e da Napoli va a Palermo via mare e percorre la Sicilia in un tour archeologico – accompagnato da Christoph Heinrich Kniep che fa disegni come noi faremmo selfies – ma gli interessi geologici non vengono meno (pare vi fosse tutta una “controversia intorno alla natura vulcanica dei basalti”), con prevedibile ascesa all’Etna, durante la quale medita comunque di scrivere una tragedia su Nausicaa (che terminerebbe con il suo suicidio, sennò che tragedia romantica sarebbe?).

Dopo una visita a Messina, devastata da un terremoto quattro anni prima, si torna a Napoli e da lì a Roma, dove rimane per altri dieci mesi, fino all’aprile del 1788, e la cosa diventa un po’ ripetitiva, anche se alcune pagine sono interessanti (come la descrizione del Carnevale romano – in cui al posto dei coriandoli pare si tirassero pezzi di gesso, facendosi anche male – o la surreale scena di ammissione di Goethe all’Accademia dell’Arcadia).

E a concludere il bildungroman, il 22 febbraio del 1788 giunge alla conclusione che le arti figurative non fanno per lui e che il suo “vero destino è quello dello scrittore”

No comments yet

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: