Vai al contenuto

dii termini

25 agosto 2019

Scrinia-2Ho scoperto che Renato Oniga, prima di cambiare completamente il modo in cui si può guardare alla ‘grammatica latina’, aveva fatto una tesi di dottorato su un passo di Sallustio (Bellum Iugurthinum 79) di cui nulla sapevo, riproposto a suo tempo ne Il confine conteso (Edipuglia, 1990).

Ad un certo punto della sua monografia storica, dopo aver richiamato Leptis, racconta una gloriosa impresa compiuta da due fratelli cartaginesi (verosimilmente per la sua consueta polemica contro la nobilitas romana, mostrando cioè che la virtus opera anche dove meno te lo aspetti, cioè presso i solitamente infidi cartaginesi), per risolvere (in epoca non definita) una disputa territoriale fra Cartaginesi e Cirenaici, su dove cioè collocare il confine fra i territori punici ed i territori ‘greci’.

Visto che la soluzione militare stava risultando lunga, decisero di risolvere la cosa con una gara di corsa: in un dato giorno (certo die) dei rappresentanti (legati) dei due popoli sarebbero partiti di corsa dal loro paese ed il punto dove si fossero incontrati sarebbe diventato il confine. Vincono i Punici ma i Cirenaici non ci stanno e sfidano i vincitori ad immolarsi per certificare la loro vittoria ed i fratelli, che si chiamano Fileni, accettano di farsi seppellire vivi sul luogo, dove poi i Cartaginesi costruiranno degli altari (are philenorum) a segnare il confine, per loro vantaggioso.

La curiosa pagina (che Oniga analizza a lungo dal punto di vista lessicale e stilistico nel cap. III) è solo un punto di partenza per una riflessione antropologica sulla permanenza del modello  della ‘corsa per il confine’ in varie culture, a partire dalla fortuna dello specifico episodio dei Fileni (ripreso da Pomponio Mela e da Valerio Massimo – che, in chiave anti-cartaginese, dice esplicitamente che imbrogliarono partendo prima del tempo, per cui il loro sacrificio fu necessario per garantire la vittoria, mentre nel testo di Sallustio era effettivamente immotivato), passando a vicende analoghe nella storiografia classica (Caronte di Lampsaco, Diodoro Siculo, Plutarco) e, cosa ancora più intrigante, nel folclore medievale (Roman de Renard, Ysengrimus), moderno (una favola dei fratelli Grimm) e contemporaneo (c’è una storia simile nella cultura ladina); al tema della ‘corsa per il confine’ si affianca quello del ‘sacrificio di fondazione’, anch’esso pluri-attestato in varie letterature e culture.

Non mancano nell’ultimo capitolo riferimenti archeologici alla località identificabile come Arae Philenorum, anche se le arae stesse erano già scomparse al tempo di Strabone (e Plinio il Vecchio dice d’altronde che erano fatte ex harena), verosimilmente a Ras el-Aàli e non a Ras Lanuf, dove invece nel 1937, per festeggiare la costruzione della litoranea libica, Mussolini inaugurò un arco trionfale dedicato proprio ai Fileni (!).

720.png

Non mi è chiarissimo perchè il Fascismo volesse celebrare il successo di due ‘semiti’ come fossero gli Orazi né perché in cima ci sia una citazione oraziana (alme Sol, possis nihil urbe Roma visere maius) sulla grandezza della città di Roma in mezzo al deserto libico, ma il Fascismo ha sempre avuto problemi con la storia ed il buon senso…

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: