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#HominesManeamus

11 agosto 2019

9788806240882_0_0_697_75L’intervento di Maurizio Bettini alla Summer school senese di quest’anno ha snodato essenzialmente i temi del suo più recente lavoro, l’agile Homo sum, che, è, paradossalmente, dato il tema classicista, un instant book sui diritti umani, scritto nei mesi in cui delle persone erano tenute ‘ostaggio’ dal governo italiano su delle barche in mezzo al mare (e non che ora che scrivo le cose vadano diversamente, eh).

Dovessi all’impronta tradurre in latino ‘diritti umani’ mi verrebbe iura humana, ma il sintagma – solitamente affiancato a iura divina – vale più che altro ‘leggi umane / leggi divine’ (Cicerone nella Pro Roscio Amerino dice ad esempio che le leggi umane e divine chiedono la condanna a morte del parricida), per cui è normale chiedersi se nella cultura classica esistesse qualcosa di analogo a quelli che noi chiamiamo ‘diritti umani’.

Se in alcuni ambiti la risposta è ovviamente negativa (la schiavitù, per dire), in altri Bettini nota che più che di ‘diritti’ al soccorso ed all’aiuto si parla di ‘doveri’ di soccorrere ed aiutare, con un intrigante cambio di prospettiva, come evidenza una celebre pagina di Seneca (Ep. 95 51-53), che cita proprio il verso di Terenzio messo dall’autore a titolo del libretto:

Ecce altera quaestio, quomodo hominibus sit utendum. Quid agimus? quae damus praecepta? Ut parcamus sanguini humano? quantulum est ei non nocere cui debeas prodesse! Magna scilicet laus est si homo mansuetus homini est. Praecipiemus ut naufrago manum porrigat, erranti viam monstret, cum esuriente panem suum dividat? Quare omnia quae praestanda ac vitanda sunt dicam? cum possim breviter hanc illi formulam humani offici tradere: [52] omne hoc quod vides, quo divina atque humana conclusa sunt, unum est; membra sumus corporis magni. Natura nos cognatos edidit, cum ex isdem et in eadem gigneret; haec nobis amorem indidit mutuum et sociabiles fecit. Illa aequum iustumque composuit; ex illius constitutione miserius est nocere quam laedi; ex illius imperio paratae sint iuvandis manus. [53] Ille versus et in pectore et in ore sit:

homo sum, humani nihil a me alienum puto.

E’ la pagina famosissima in cui più che elencare cosa si debba fare o non fare agli altri (hominibus), Seneca preferisce presentare una semplice immagine: siamo le membra di un unico grande corpo, immagine che riassume i ‘doveri’ di cui sopra: soccorrere i naufraghi, dare da mangiare agli affamati, mostrare la via a chi si è perso.

La nostra salvezza è tutta qui.

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