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giungeva anche per noi l’ora che indaga / la fanciullezza era morta in un giro a tondo

14 luglio 2019

MV5BZGExYjQzNTQtNGNhMi00YmY1LTlhY2MtMTRjODg3MjU4YTAyXkEyXkFqcGdeQXVyMTkxNjUyNQ@@._V1_UX182_CR0,0,182,268_AL_A suo tempo mi ero scordato di scrivere qualcosa sulla seconda serie di Stranger Things ma rimedio subito: #capolavoro.

Anyway, nella terza stagione siamo nell’estate del 1985 ed i quattro amici si ritrovano ad affrontare mostri dai nomi impronunciabili, questa volta anche con la partecipazione straordinaria dell’Unione Sovietica, che ha decine di agenti infiltrati nei sotterranei di un centro commerciale (sì, tipo The Americans).

C’è però, e per questo richiamavo i versi di Montale, la percezione del tempo che passa, della fine dell’infanzia e di tutte quelle cose che fanno piccolo bildungroman, cosa che rende agrodolce il tutto, e per questo ancora più bello.

La cura filologica della ricostruzione è come sempre perfetta (la scena con The never ending story è davvero commovente), con una sola imprecisione: (I just died) In your arms dei Cutting Crew è uscita in Europa l’anno dopo ed in America è arrivata nell’87:

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