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maturità 2019 – 3

21 giugno 2019

Come promesso, vediamo un po’ come è andata ai coraggiosi del Liceo Classico Europeo che, come di consueto, avevano davanti un testo latino ed uno greco e potevano scegliere quale tradurre.

Il testo latino veniva da Valerio Massimo – consueta fotte per insulsi aneddoti – , quello greco da Plutarco (anche lui non scherzava con gli aneddoti) ed entrambi si riferivano ad una sorta di gara fra i Sette Sapienti su chi fosse il più sapiente (#spoiler: Solone, ma c’è un colpo di scena), solo che Valerio Massimo parte dal discusso Pittaco (discusso perché considerato uno dei Sette, ma allo stesso tempo ferocemente attaccato da Alceo che lo considera un dittatore):

Qui (sc. Pittacus) Alcaeum poetam, et amaritudine odii et viribus ingenii adversus se pertinacissime usum, tyrannidem a civibus delatam adeptus, tantum modo quid in eo opprimendo posset admonuit.

Il tema è quello della moderazione di Pittaco che, pur essendo stato maltrattato dai versi di Alceo, una volta divenuto tiranno, si limitò a minacciarlo, senza mettere in pratica le sue minacce (con qualche difficoltà sintattica): Pittaco ricordò ad Alceo, che aveva ostinatamente usato contro di lui un aspro odio e le forze del suo ingegno – una volta ottenuta dal popolo la tirannide – soltanto cosa avrebbe potuto (fare) nel liberarsi di lui.

Huius viri mentio subicit ut de septem sapientium moderatione referam

Il riferimento a Pittaco lo spinge a parlare dei Magnifici Sette: la menzione di quest’uomo (mi) porta a parlare della moderazione dei sette sapienti.

A piscatoribus in Milesia regione everriculum trahentibus quidam iactum emerat. Extracta deinde magni ponderis aurea Delphica mensa, orta controversia est, illis piscium se capturam vendidisse adfirmantibus, hoc fortunam ductus emisse dicente.

Un tale (quidam) aveva comprato il contenuto (iactum, la retata) da alcuni pescatori che in Milesia tiravano a bordo la rete (cioè aveva pagato in anticipo per quanto avessero pescato). Estratta quindi una tavola delfica di grande peso in oro (poi si capisce che la mensa è tecnicamente un tripode), sorse una controversia, con quelli che dicevano di aver messo in vendita soltanto la cattura dei pesci, e lui invece che diceva di avere diritto al fortunato esito della pesca (temo che ductus sia genitivo di quarta)

Qua cognitione propter novitatem rei et magnitudinem pecuniae ad universum civitatis eius populum delata, placuit Apollinem Delphicum consuli cuinam adiudicari mensa deberet. Deus respondit illi esse dandam qui sapientia ceteros praestaret, his verbis: τίς σοφίᾳ πρῶτος πάντων; τούτῳ τρίποδ’ αὐδῶ.

Per risolvere la questione ci si rivolge all’oracolo di Apollo, la cui risposta avrà insoddisfatto sia i pescatori sia l’acquirente: Dopo che quest’informazione, per la stranezza della cosa e l’entità della ricchezza, era giunta al popolo di quella città, si decise di chiedere (consuli, inf. passivo) ad Apollo Delfico a chi la tavola dovesse essere assegnata. Il dio rispose che doveva essere data a chi superasse in sapienza gli altri, con queste parole: “Chi in sapienza (è) il primo fra tutti? A questo assegno il tripode”

Tum Milesii consensu Thaleti mensam dederunt. Ille cessit ea Bianti, Bias Pittaco, is protinus alii, deincepsque per omnium septem sapientium orbem ad ultimum ad Solonem pervenit, qui et titulum amplissimae prudentiae et praemium ad ipsum Apollinem transtulit.

Gli abitanti di Mileto pensano subito al loro concittadino Talete, da lì inizia un balletto fra Sapienti fino alla somma sapienza di Solone che riconosce il primato allo stesso Apollo: allora i Milesi in accordo diedero il tripode a Talete. Lui lo passò a Biante, Biante a Pittaco, questi allora ad un altro ed alla fine, attraverso il giro di tutti i sette sapienti, alla fine arrivò a Solone, che consegnò ad Apollo stesso il titolo di massima sapienza ed il premio.

Testo decisamente facile, con la sola difficoltà dell’interrogativa indiretta retta da admonuit, secondo me. Plutarco racconta la stessa storia, con qualche diversità geografica, qualche informazione in più sul tripode ed un’alternativa apollinea, attribuendo inoltre allo stesso Talete la soluzione finale della controversia:

Κῴων γάρ, ὥς φασι, καταγόντων σαγήνην, και ξένων ἐκ Μιλήτου πριαμένων τον βόλον οὔπω φανερον ὄντα, χρυσοῦς ἐφάνη τρίπους ἑλκόμενος, ὃν λέγουσιν Ἑλένην πλέουσαν ἐκ Τροίας αὐτόθι καθεῖναι, χρησμοῦ τινος ἀναμνησθεῖσαν παλαιοῦ.

A quanto dicono, avendo dei (pescatori) di Cos portato a bordo una rete, ed avendo degli stranieri di Mileto acquistatone il contenuto che non era ancora chiaro, venne fuori che era stato pescato (participio predicativo!) un tripode d’oro, che raccontano che Elena avesse gettato lì, andando via da Troia, ricordatasi di non so quale antico oracolo.

Γενομένης δε τοῖς ξένοις πρῶτον ἀντιλογίας προς τους ἁλιέας περί τοῦ τρίποδος, εἶτα τῶν πόλεων ἀναδεξαμένων την διαφοραν ἄχρι πολέμου προελθοῦσαν, ἀνεῖλεν ἀμφοτέροις ἡ Πυθία τῷ σοφωτάτῳ τον τρίποδα ἀποδοῦναι.

Anche secondo Plutarco sorse una controversia, ma più con più temibili conseguenze, direi: essendo in un primo momento sorta una controversia fra gli stranieri ed i pescatori riguardo al tripode, con poi le città che avevano trascinato alla questione fino ad arrivare ad una guerra, la Pizia disse ad entrambe le parti di dare il tripode al più saggio.

Και πρῶτον μεν ἀπεστάλη προς Θαλῆν εἰς Μίλητον, ἑκουσίως τῶν Κῴων ἑνι δωρουμένων ἐκείνῳ περι οὗ προς ἅπαντας ὁμοῦ Μιλησίους ἐπολέμησαν.

Ed in un primo momento (il tripode) fu mandato a Talete a Mileto, accettando volontariamente gli abitanti di Cos di donare a lui (ciò) per cui avevano combattuto ugualmente contro tutti i Milesi.

Θάλεω δε Βίαντα σοφώτερον ἀποφαίνοντος αὑτοῦ, προς ἐκεῖνον ἧκεν· ὑπ ̓ ἐκείνου δ ̓ αὖθις ἀπεστάλη προς ἄλλον ὡς σοφώτερον. Εἶτα περιϊων καί ἀναπεμπόμενος, οὕτως ἐπὶ Θαλῆν τὸ δεύτερον ἀφίκετο, καί τέλος εἰς Θήβας ἐκ Μιλήτου κομισθείς τῷ Ἰσμηνίῳ Ἀπόλλωνι καθειρώθη.

Si ripete il giro dei Sette, fino all’ormai nota conclusione: Siccome però Talete indicava Biante come più saggio di lui, (il tripode) arrivò a quest’ultimo: ma da lui di nuovo fu mandato ad un altro in quanto più saggio. Poi andando in giro e venendo continuamente rimpallato, il tripode così giunse per la seconda volte a Talete, ed alla fine, portato da Tebe a Mileto, fu consacrato ad Apollo Ismenio.

Anche qui un testo abbastanza lineare, con pochi inciampi. Si ripete poi l’insensata consuetudine di fare domande di comprensione del testo latino a quelli che hanno tradotto il testo latino e domande di comprensione del testo greco a quelli che hanno tradotto il testo greco, che è il contrario di quanto vorrebbe il buon senso, ma sono anni che lo dico inascoltato e vabbé.

C’erano per finire quattro passi paralleli da confrontare, senza enormi difficoltà (anche perché come al solito non chiedono su cosa condurre il confronto… )

***

Da noi gli orali cominciano settimana prossima e la cosa delle buste si presenta interessante…

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