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maturità 2019 – 2

20 giugno 2019

Quando al MIUR hanno avuto l’idea di modificare la Seconda Prove del Liceo Classico (che richiede ora la traduzione di un testo latino o greco, con domande di confronto con un testo – offerto in traduzione – nella lingua non proposta per la versione), gli ‘esperti’ disciplinari saranno stati presi dal panico, dovendo non solo pensare alla prova di esame ma anche a quelle di due ‘simulazioni’ ufficiali.

Poi qualcuno si sarà ricordato della prova del Liceo Classico Europeo, che da sempre prevede due testi affiancati, uno di latino ed uno di greco, dei quali ne va tradotto uno unito a domande afferenti ad entrambi – quasi la stessa cosa, in pratica.

Ed allora hanno costruito la prima simulazione COPIANDO una vecchia prova del Liceo Classico Europeo – di cui avevo parlato qui a suo tempo, cosa che ha reso questo post il più visto da sempre su cheremone (quasi 7mila visualizzazioni!).

Per il Liceo Classico tradizionale hanno conseguentemente seguito lo stesso andazzo (non escludo abbiano anche ora riciclato una prove dell’Europeo, ma l’archivio del MIUR non va più indietro del 2014 per cui non riesco a scoprirlo), con dei brani di storia (da Tacito e Plutarco) sulla morte di Galba (il LCE ha sempre presentato brani storici, mentre tradizionalmente il LC optava per filosofi/oratori).

I due testi erano introdotti da una breve nota storica su chi fosse Otone (uno degli imperatori ‘inutili’ fra i Giulio-Claudii e i Flavi, #spoiler, che appunto prenderà il posto di Galba); poi il brano tacitiano è preceduto dalla traduzione dei paragrafi precedenti, da cui si evince che fosse alquanto bramoso di potere e poi si parte (il testo viene è Historiae I 27):

Octavo decimo kalendas Februarias sacrificanti pro aede Apollinis Galbae haruspex Umbricius tristia exta et instantes insidias ac domesticum hostem praedicit, audiente Othone (nam proximus adstiterat) idque ut laetum e contrario et suis cogitationibus prosperum interpretante.

L’incipit avrà creato problemi perché il calendario romano fa parte di quegli argomenti che si fanno a maggio del primo anno (come i ‘numerali’) e nessuno sa veramente.

Letteralmente vuol dire “18 giorni (“prima”, c’è un’ante sottinteso a reggere l’accusativo) delle Calende di febbraio”; le Calende sono il primo giorno del mese, i Romani contavano in maniera folle comprendendo il primo e l’ultimo giorno, per cui sarebbe il 15 gennaio (del 69 dC); il resto del periodo non mi pare terribile: il soggetto è l’aruspice Umbricio che rivela a Galba, mentre stava facendo un sacrificio davanti all’altare di Apollo, esiti nefandi (gli exta sono propriamente le viscere analizzate durante il sacrificio – la cosa è etrusca, come etrusco è il titolo di ‘aruspice’ ), insidie incombenti ed un nemico (curiosa la scelta di hostis per inimicus) interno.

Questo avviene mentre Otone stesso era lì presente (nam proximus adstiterat) a sentire tutto (audiente Othone è un grazioso ablativo assoluto) ed interpretava (interpretante) al contrario come lieto e consono ai suoi piani (suis cogitationibus) tale responso (id).

Nec multo post libertus Onomastus nuntiat exspectari eum ab architecto et redemptoribus, quae significatio coeuntium iam militum et paratae coniurationis convenerat.

A questo punto interviene il liberto Onomasto che richiede la presenza di Otone, allontanandolo con la scusa che è atteso da un architetto e da degli appaltatori per una storia di ristrutturazione domestica, cosa che era in realtà un segnale per comunicargli che i soldati si erano riuniti e la congiura – che avrebbe portato all’eliminazione di Galba – era pronta. Un po’ involuta la frase con quae significatio; tradurrei con “indicazione dei soldati già radunatisi e della congiura pronta”.

Otho, causam digressus requirentibus, cum emi sibi praedia vetustate suspecta eoque prius exploranda finxisset, innixus liberto per Tiberianam domum in Velabrum, inde ad miliarium aureum sub aedem Saturni pergit.

A chi gli chiede la ragione per il suo allontanamento (causam digressus requirentibus mi pare un participio sostantivato, e digressus un genitivo di quarta), cita appunto l’acquisto di una casa da ristrutturare – ma la frase è tutta una subordinata, le principale è quella con pergit: “Avendo falsamente detto a quelli che gli chiedevano ragione del suo allontanamento di stare comprando – ma emi è passivo – dei poderi sospettabili di essere vecchi e di doverli prima perciò controllare di persona, va, attraverso il palazzo di Tiberio, al (quartiere) Velabro e da lì alla pietra miliare dorata, vicino al tempio di Saturno, appoggiandosi al liberto”

Ibi tres et viginti speculatores consalutatum imperatorem ac paucitate salutantium trepidum et sellae festinanter impositum strictis mucronibus rapiunt

La congiura non pare partire benissimo, perché lì lo accolgono e lo salutano come Imperatore solo una ventina di soldati (tres et viginti speculatores), che comunque lo portano via con sé (rapiunt), esitante per il loro scarso numero (paucitate salutantium trepidum) e messolo in fretta su una lettiga (sellae festinanter impositum), sguainate le spade.

totidem ferme milites in itinere adgregantur, alii conscientia, plerique miraculo, pars clamore et gladiis, pars silentio, animum ex eventu sumpturi.

Per strada si uniscono altrettanti soldati, non tutti proprio convinti, parrebbe: alcuni con consapevolezza, i più per stupore, in parte con grida e spade (sguainate), in parte in silenzio, tutti pronti a farsi coraggio (animum sumpturi) a seconda dell’esito della cosa (ex eventu).

Segue poi il post-testo che fa capire come le cose andarono a finire per Galba. Il testo greco viene, dicevamo, da Plutarco ed è unito alla traduzione della UTET; ripercorre più o meno gli stessi eventi, con maggiore chiarezza sulle esitazioni iniziali di Otone (“era sconvolto e cambiava continuamente colore per la paura“) cui Tacito allude solo con quell’innixus liberto del terzo periodo.
Lo studente doveva poi affrontare la parte di confronto fra i due brani, introdotta da una strana frase, che è chiaramente copia/incollata dall’ordinanza ministeriale su come strutturale la prova più che spiegare allo studente cosa fare: tre quesiti, a risposta aperta, formulati su entrambi i testi proposti in lingua originale e sulle possibili comparazioni critiche fra essi, relativi alla comprensione e interpretazione dei brani, all’analisi linguistica, stilistica ed eventualmente retorica, all’approfondimento e alla riflessione personale. 
La prima domanda era questa: Entrambi gli storici concordano sullo scarso numero iniziale dei congiurati. Mentre Plutarco si concentra sulle sensazioni di Otone e lo presenta nell’episodio quasi trascinato dalla volontà altrui, Tacito, che pure accenna ad un momento di indecisione, individua in Otone una precisa strategia di ambizione al potere. Argomenta tale affermazione con esempi desunti dai testi.
Come dicevo, Plutarco presenta Otone titubante sin dall’inizio in maniera esplicita (Θορυβουμένῳ δʹαὐτῷ και χρόας ἀμείβοντι παντοδαπας ὑπο δέους), Tacito un po’ meno, con solo quell’ innixus che fa capire che Otone è sostenuto dal liberto non solo fisicamente.
La sua ambizione mi pare evidente dalla reazione paradossale al pronostico dell’aruspice (id… ut laetum e contrario et suis cogitationibus prosperum interpretante), mentre entrambi sottolineano le preoccupazioni di Otone quando vede che a sostenerlo sono inizialmente solo 23 (paucitate salutantium trepidum… ἀπεδειλίασεν).
Il secondo quesito chiedeva di offrire esempio di stile tacitiano, con eventuali riferimenti anche a PlutarcoIndividua nel passo latino gli elementi che caratterizzano la brevitas tacitiana ed altre peculiarità del suo stile. Puoi anche proporre confronti con il brano in greco. 
Premesso che odio le domande sullo ‘stile’, la cosa più macroscopica mi pare la variatio finale dell’alii… plerique; riguardo alla brevitas (“Tacito tace i verbi”, diceva la mia insegnante) si potrebbe parlare degli sgradevoli participi sparsi qua e là.

L’ultimo quesito ha riportato in vita il vecchio tema d’indirizzo (!), visto che chiede una riflessione su storiografia/biografia: Storiografia e biografia sono generi letterari ampiamente praticati nelle due letterature, non solo in epoca imperiale. Evidenziane analogie e differenze, facendo riferimento alle tue esperienze di studio e ad eventuali autonome letture e/o esperienze culturali.

Sospetto che i ggiovani avranno avuto qualche difficoltà ad andare oltre il passo in cui Plutarco stesso (Vita di Alessandro 1 1) spiega – a modo suo, eh – la differenza fra i due generi o a ricordare, chessò, Cornelio Nepote, anche perché la domanda richiedeva di sapersi muovere in tutto il programma del triennio, non solo dell’ultimo anno…

Secondo me, la pecca principale della prova è quella di aver presentato un brano piuttosto insignificante, sia poco rappresentativo della grandezza di Tacito scrittore sia come contenuto, oltre al fatto – già lamentato – del cambiamento della prova (e conseguentemente dell’impianto didattico) in corso d’anno, ma tutto sommato non mi è parsa prova mostruosamente difficile (soprattutto se si capiva che Plutarco scriveva essenzialmente le stesse cose di Tacito… )

PS / I detrattori di questa nuova formulazione della Seconda Prova lamentano il fatto che ora i ggiovani traducano di meno (il brano di Tacito era effettivamente più breve delle 15-20 righe di solito proposte) e se la cavino scrivendo fuffa ai tre quesiti. In realtà dipende molto dai criteri di valutazione, e la griglia ministeriale propone 16 punti per la traduzione per se e solo 4 punti per i quesiti…

 

(domani le osservazioni sulla prova del Liceo Classico Europeo!)

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