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fabricating ancestry

3 Maggio 2019

9780520292970_0_0_300_75Che l’esperienza italiana del Fascismo avesse riletto a suo uso e consumo la cultura classica è cosa nota ed oggetto di studio da decenni (si parva licet, un paio di anni mi ero divertito, a partire da qua, ad approfondire le vicende dell’insegnamento scolastico del latino durante il ventennio), ma credo che il pregevole lavoro di Johann ChapoutotGreeks Romans Germans (University of California Press, 2016 – ma l’originale francese è del 2008, l’edizione italiana del 2017 presso Einaudi) sia il primo testo specificatamente dedicato alla rilettura in ambito nazista dell’antichità greco-romana.

Come nel caso del Fascismo (che si è inventato una ‘razza’ a partire da Enea, che tecnicamente era un profugo turco), anche il Nazismo si è appropriato – già dagli anni ’20 – di una pseudostoria (la teoria ‘nordista’) che individuava nel Nord Europa la patria della civiltà (ariana, ovviamente) da lì diffusasi in tutto il mondo, per cui nei libri di scuola degli anni ’30 si spiegava come i vari Sumeri, Egizi e Persiani fossero in realtà biondi e con gli occhi azzurri, prima di essere ‘contaminati’ dai Semiti (!). A partire da questi presupposti, l’invasione nazista della Grecia nella primavera del 1941 veniva letta, a livello di propaganda, come un ritorno dei Germani in una terra che avevano precedentemente colonizzato e reso grande e che era nel frattempo ‘degenerata’ per influenza degli elementi asiatici (ma, notava Hitler, nella resistenza greca contro l’Italia mussoliniana dell’anno prima si trovavano ancora tracce della virtus ellenico-germanica).

Oltre che alla storia, il Nazismo si dedica anche ad una rilettura delle filosofia antica (cap. 5), per cui i sofisti non possono che essere prodotto della ‘corruzione asiatica’ ed il pensatore di riferimento non può che esse Platone, come già ci ha insegnato Poppera scapito di Aristotele (“troppo razionale”) o dello stoicismo, le cui idee di cosmopolitismo ed essenziale egualitarismo (immo homines, diceva Seneca degli schiavi) di certo non potevano avere spazio in quel contesto; da questa rilettura del passato (la storia umana è ridotta ad un conflitto fra razze) ne consegue che il naturale nemico sia il popolo ebraico (ah, Gesù tecnicamente era ariano ed il suo insegnamento era stato stravolto dal giudeo Paolo, in modo che gli ebrei si insinuassero nel mondo romano e lo disintegrassero dall’interno – i Protocolli di Sion sono in pratica fan fiction di una congiura ben più antica) ed Auschwitz sarebbe quindi legittima difesa.

Lettura inquietante, attualmente inquietante, viene da dire, come ci aiuta a capire Pharos, una piattaforma in cui classicisti di ogni scuola smontano le improprie attribuzioni che suprematisti bianchi ed affini fanno di due civiltà che certamente non meritano di essere accostate a due delle più grandi catastrofi del ‘900.

Poi, per fortuna, ci sono i Rammstein, anche loro da non fraintendere:

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