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thought that I would self destruct, but I’m still here

13 gennaio 2019

thumbnail_hju-s_rb4Era da un po’ di tempo che per R. Kelly le cose si stavano mettendo male, in seguito ad accuse (mai provate in sede giudiziaria) di molestie, violenze domestiche ed abusi di natura sessuale, anche nei confronti di ragazze minorenni  (le storie più note sono quelle del suo matrimonio – illegale, data la minore età – con Aaliyah e quella di un video in cui costringerebbe una ragazza 14enne ad atti sessuali particolarmente sgradevoli).

Se ne è tornato a parlare dopo la trasmissione di Surviving R. Kelly, un documentario in sei parti in cui diverse donne raccontano vicende inquietanti di plagio, umiliazioni e costrizioni varie – che talora sconfinano nel sequestro, parrebbe – cui sono sopravvissute in extremis.

Negli Stati Uniti (dove R. Kelly pare aver goduto di fama enorme, mentre in Europa lo si ricorda per un paio di canzoni melense, direi) il documentario ha sollevato un ampio dibattito, spaziando da temi come l’etnia e le dinamiche di genere ad una certa resistenza da parte di colleghi a parlare di quanto probabilmente avevano intuito (lodevole eccezione John Legend e da poco Lady Gaga ha condiviso il suo punto di vista), da accuse di connivenza rivolte all’establishment artistico al modo in cui le autorità, talora interpellate, sono o meno intervenute nella questione.

Le donne che raccontano la loro storia meritano per lo meno ascolto ed il documentario merita di essere visto, anche se in alcuni aspetti risulta sgradevole per i tentativi di costruire una narrazione adatta alla fiction e meno, secondo me, alla denuncia, come quando segue con una telecamera i tentativi di una madre di raggiungere la figlia (maggiorenne) in una camera d’albergo dove è trattenuta (contro la sua volontà?) da qualcuno dell’entourage del cantante, con tanto di cliff-hanger prima della pausa pubblicitaria.

La risposta di R. Kelly fu a suo tempo un interminabile brano in cui, pur non ammettendo nessun crimine, offriva un’excusatio non petita assai disturbante.

Su note più leggere, ho appurato che AAlyah si pronuncia alìa e non alaia come avevo sempre pensato.

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