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is it hard to be you?

8 gennaio 2019

812Bnw6ojBL._SL1500_Una malattia strana – ma che fortunatamente colpisce solo personaggi  e non persone ed identificata in medicina come “soap opera rapid aging syndrome“, consiste nell’improvvisa e rapida crescita di personaggi da una stagione all’altra di una serie tv; se si tratta di una soap opera, vengono saltati solitamente gli anni dell’infanzia e della pre-pubertà a favore dell’adolescenza in cui possono riprodursi sessualmente con conseguente colpo di scena nelle trame (per i meno giovani: a Beautiful Rick Forrester mise incinta la sua babysitter), se è una sit-com, si passa di solito dal neonato al bambino di 4-5 anni, in grado di reggere uno scambio di battute con i personaggi adulti.

Ad esempio, nella terza stagione di Casa Keaton Andrew Keaton nasce nel gennaio del 1985, passa la quarta stagione a non fare niente in culla ma all’inizio della quinta (settembre 1986) è già pronto per andare all’asilo e soddisfare la megalomania di Alex:

Ma pare evidente che la continuità narrativa non fosse fra le priorità della produzione, considerato che a fine stagione ci sono degli episodi con Andy ancora piccolo, Jennifer alle medie e Mallory alla ricerca di fidanzato, girati cioè l’anno prima ed arbitrariamente trasmessi tempo dopo.

La stagione è ricordata comunque soprattutto per “A, my name is Alex” un doppio episodio molto discusso all’epoca ed anche oggi, in cui l’improvvisa morte in un incidente d’auto del “miglior amico di Alex” (un certo Greg, mai visto né nominato prima nei cinque anni della serie, e manco dopo, credo) porta Alex ad un tracollo emotivo e ad una surreale seduta di psicoanalisi in cui – con una messinscena pretenziosa fino a confinare con la parodia – affronta le sue insicurezze e le sue paure, riflettendo su temi come la vita, la morte e Dio. Il risultato, a rivederlo anni dopo – ho vaghissimi ricordi di aver visto l’episodio a suo tempo, a casa di g. – è discutibile, ma la prova d’attore di Michael J. Fox resta eccezionale.

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