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with the warm wind in her hair

25 dicembre 2018

Tra i tanti meriti di American Horror Story c’è anche quello di avermi fatto scoprire grandi canzoni, come un singolo di Marianne Faithfull del 1979.

Già di per sé la storia di Marianne Faithfull meriterebbe un film, dai suoi successi degli anni ’60 alla liason con Mick Jagger, dai problemi di anoressia, alcolismo ed eroina ad un album che merita davvero il titolo di classico, come Broken english, sua rinascita critica e commerciale.

Per quanto pare che lei stessa ne apprezzasse di più la prima versione (apparsa solo qualche anno fa), il disco merita proprio nella sua versione pubblicata, in cui mescola le sue origini punk con l’elettronica e raggiunge vette notevolissime.

La canzone cui faccio riferimento, The ballad of Lucy Jordan, fu originariamente incisa qualche anno prima da Dr. Hook (col titolo di Jordon) ma la versione di Faithfull è certamente quella definitiva, perché cantata da una donna e da questa donna specificatamente:

Ambientata in un quartiere per bene (In a white suburban bedroom / In a white suburban town), Lucy Jordan capisce semplicemente che la sua vita monotona e borghese è priva di senso (At the age of thirty-seven / She realised she’d never ride / Through Paris in a sports car / With the warm wind in her hair), che nulla conta delle preoccupazioni quotidiane (Her husband he was off to work / And the kids were off to school / And there were on so many ways / For her to spend the day / She could clean the house for hours / Or rearrange the flowers), fino alla consapevolezza dell’orrore in cui vive e l’estrema forma di ribellione che assume (run naked down the shady street / Screaming all the way).

Non è poi chiarissimo se la cosa termini con un suicidio (The evening’ sun touched gently on / The eyes of Lucy Jordan / On the rooftop where she climbed) o con un ricovero coatto (When all the laughter grew too loud / And she bowed and curtseyed to the man / Who reached and offered her his hand / And led her down to the long white car / That waited past the crowd) e la grandezza dell’interpretazione lascia tutto in sospeso, senza giudizi di sorta.

Degli anni ’90, oltre ad una non riuscitissima ripresa da parte di Belinda Carlisle, i più ne ricorderanno l’utilizzo in Thelma & Louise ma a me viene in mente il finale di Un tram chiamato Desiderio e quell’ “I’ve always depended on the kindness of strangers che mette i brividi ogni volta:

O il disgusto che provo per giornali come Libero che parlano impunemente di ‘mamma poco affettuosa‘ rispetto ad una triste storia di cronaca, dove, chessò, puntare il ditino non è forse l’atteggiamento giusto, quando si ha a che fare con la salute mentale delle persone…

***

Se sei in una situazione di emergenza, chiama il 118. Se tu o qualcuno che conosci ha dei pensieri suicidi, puoi chiamare il Telefono Amico allo 199 284 284 oppure via internet da qui, tutti i giorni dalle 10 alle 24.

Puoi anche chiamare i Samaritans al numero verde gratuito 800 86 00 22 da telefono fisso o al 06 77208977 da cellulare, tutti i giorni dalle 13 alle 22.

 

 

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