qualcosa si è rotto
Vedere Sulla mia pelle, il film dedicato alla vicenda di Stefano Cucchi è, e non dirò cosa sorprendente, esperienza decisamente forte, malgrado il regista si sia ben guardato dal cadere nel melodrammatico o nel violento (il plausibile pestaggio non è mostrato), nonché nell’apologetico, e si sia – e proprio qui sta la forza del film – basato sui freddi dati processuali (con la consueta celerità del nostro sistema giudiziario, mi pare di capire che si sia ricominciato da zero, o quasi).
La storia è essenzialmente quella di una inquietante sospensione del diritto, in un cinico gioco allo scaricabarile che alla fine ha avuto non solo una vittima ma milioni di vittime, perché le vicende di Cucchi rendono difficile ricordarsi che poliziotti e carabinieri sono anche quelli che davvero combattono la mafia e la criminalità o che muoiono falciati mentre fanno da scorta a politici o magistrati, difficile ricordarsi che medici, infermieri ed operatori sanitari salvano ogni giorno migliaia di vite, difficile ricordarsi che ognuno ha diritto a contattare il suo avvocato, difficile ricordarsi che esistono giudici che magari si fanno qualche domanda davanti ad una persona in evidente difficoltà.
E’ difficile sperare che è stato ‘solo’ sulla sua pelle e che non sia ogni giorno sulla nostra pelle.
La storia di Cucchi mi ha sempre colpito per i motivi che tu hai elencato e per questo non voglio vederlo. Mi fa male anche senza guardare il film. alcuni miei conoscenti hanno detto che è fatto bene ma io continuo a rifiutarmi di vederlo. Non so se faccio bene o male ma per adesso ho paura anche senza vederlo.
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Non credo aggiunga nulla alla drammaticità della storia, ma cinematograficamente merita. Capisco comunque il disagio…
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