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f***ing for virginity

17 settembre 2018

9780007575633_0_0_300_75Non credo sia corretto chiamarlo il nuovo enfant prodige del giornalismo statunitense (ha trent’anni, mica dodici) ma certamente Ronan Farrow si sta rivelando un vero talento, non solo per le sue capacità di giornalista investigativo (cfr. il suo lavoro per il New Yorker sul caso Weinstein) ma anche per le sue capacità di scrittore, come attesta il suo primo libro, War On Peace.

Il lavoro, dedicato alla ‘fine della diplomazia ed al declino dell’influenza americana’, nasce da più di 200 interviste (tra cui quelle a tutti i segretari di stato ancora vivi) e dall’esperienza dell’autore come giovane adviser per Richard Holbrooke ed Hillary Clinton, cosa che gli ha permesso di vedere coi propri occhi successi ed impasse della diplomazia negli ultimi vent’anni.

War On Peace si compone di tre parti; la prima è dedicata a quelli che lui chiama ‘the last diplomats‘; la seconda ricostruisce in contesti differenti (la Siria, la Somalia, l’Egitto, la Colombia e l’Afghanistan) la crescente tendenza delle amministrazioni americane (da Bush in poi) a ‘delegare’ – con drammatiche conseguenze – a fazioni locali la conduzione degli interessi americani (che paiono non ricordarsi che i nemici dei miei nemici non sono necessariamente miei amici, come il warlord che ama i cervi con cui Farrow ha un surreale incontro), mentre l’ultima parte tocca temi diplomatici recentissimi (Iran e Corea del Nord).

Questo per la parte investigativa; se volete vedere quando sia bravo come scrittore, basta leggere il capitolo (White beast) dedicato al Corno d’Africa ed alla storia della signora londinese il cui figlio scappa di casa per unirsi ad al-Shabaab e morire in Kenya:

Thomas’s death was an emotional paradox for his family. “I hope God will forgive me,” Sally Evans said, “but I am relieved that Hakim is gone. ‘Cause he can’t do that anymore. Can’t inflict pain on anybody anymore”. His pictures were still all over her home. She laughed, flipping through albums with Michael, looking at childhood photos of two spindly, pale boys with toothy smiles. “They had him 99 percent, but there was that 1 percent that he was still my son,” she said. “I can’t let that go”. Even when he became Abdul Hakim, “He always said, ‘I love you, Mom’.'” When she finally had to catch the bus to work, Sally Evans walked me to the door and let me out onto the street in Wooburn Green. I thanked her for her time and expressed sympathy for her loss. With some effort, she smiled. “It never goes away, ” she said, “does it?”

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