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il grigio, il grigio che incombe

6 settembre 2018

poesie-scritte-col-lapisApparse nel 1910, le Poesie scritte col lapis di Marino Moretti sono un testo chiave del primo Novecento, e non solo dell’ambito “crepuscolare” cui vengono solitamente collegate (lo stesso aggettivo appare qui un paio di volte), perché quasi ‘manifesto’ di una non-poesia o, meglio, di una poesia che sente di non aver nulla da dire e può essere facilmente cancellata, senza che ne resti traccia sulla pagina (da cui il titolo della raccolta), come la sempre bellissima Che vale?:

Poeti, dolci fratelli, / perché far tanto sussurro

se un lembo di cielo è azzurro, / e sono biondi dei capelli?

Alla prima sezione (Il mondo) segue il lungo e noioso elenco de Le domeniche (io sento in me la tristezza / del giorno domenicale, quasi un ritornello) che anticipa Everyday is like sunday, ovviamente:

Le signorine di provincia sa molto di Gozzano (c’è una suor Felicita che non so se sia omaggio, anticipazione o banale coincidenza), mentre Nostalgie è a cavallo tra il grottesco (Piccola storia scandalosa) ed il disincantato ricordo degli anni di scuola (Poggiolini).

La penultima sezione, Hortulus animulae (l’animula vagula di Adriano, immagino) gioca con la tematica religiosa (Dacci in ciel – non in terra! – miglior sorte!) ed il libretto si chiude ironicamente con Alcune poesie scritte con la penna, ma lo meriterebbero tutte.

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