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14 agosto 2018

Cinquant’anni fa per la prima volta fra le strisce dei Peanuts apparve un bambino afroamericano, poche settimane dopo l’omicidio di Martin Luther King.

All’autore dei PeanutsCharles M. Schulz, l’idea venne su sollecitazione di una lettera da parte di una maestra elemantare, che si chiedeva come potesse, nel suo piccolo, fare qualcosa per combattere la paura, l’odio e la violenza che stavano in quei mesi attraversando gli Stati Uniti.

Franklin appare per la prima volta il 31 luglio del 1968, quando ritrova in mare il pallone di Charlie Brown che Sally aveva gettato fra le onde, ma la striscia che mi ha colpito di più è quella del 1° agosto:

19680801

“Mio padre è laggiù in Vietnam“, risponde Franklin quando CB gli chiede se tutta la famiglia sia con lui al mare, ed in una sola battuta Schulz ricordò, senza risultare paternalistico, ai suoi 100 milioni di lettori che fra le migliaia di soldati mandati a combattere in Asia c’erano centinaia di afroamericani, con le stesse preoccupazioni, paure e speranze della maggioranza wasp.

Ecco, sono sicuro di dirlo male, ma in questo paese divorato da uno spregevole odio (verso i rom, i sinti, gli immigrati, i rifugiati, i bambini delle coppie lgbt, gli sfruttati, le vittime e chiunque sia un po’ diverso) una piccola vignetta di cinquant’anni fa mi è parsa importante.

#restiamoumani

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