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music is our life’s foundation

21 luglio 2018

maconieThe people’s songs di Stuart Maconie (pare che l’autore abbia a suo tempo coniato il termine britpop) non è il solito libro sulle ‘100 canzoni che dovete ascoltare nella vita’ ma il più ambizioso tentativo di percorrere mezzo secolo di storia britannica attraverso le canzoni che hanno fatto, appunto, la storia.

Si parla così dei postumi della II guerra mondiale tramite We’ll meet again di Vera Lynn, dell’incoronazione di Elisabetta II (quando in classifica c’era Coronation rag di Winifred Atwell, la prima donna di colore a vendere un milione di dischi), dell’arrivo del rock ‘n’ roll in Inghilterra (Move it di Cliff Richard), del momento preciso in cui i Beatles cambiarono le cose del mondo (She loves you, 1963, malgrado il padre di Paul McCartney non apprezzasse l’americanismo di yeah, yeah, yeah, leggo), dell’arrivo in Europa della musica giamaicana (My boy lollipop di Millie Small, scoperta dal fondatore della Island Records) e di quando gli inglesi parvero scoprire il sesso (tramite Je t’aime… moi, non plus) o inventarono l’heavy metal (Paranoid dei Black Sabbath).

Si passa poi dal momento topico nell’estate del 1972 in cui David Bowie turbò non poco il pubblico con Starman a Top of the pops, allo scoppio della febbre del sabato sera (You should be dancing dei Bee Gees), dai pochi mesi in cui si concentrano nascita, sviluppo e morte del punk (God save the queen dei Sex Pistols), alla fase bucolica di Peter Gabriel (Solsbury hill).

Gli anni ’80 si aprono colla guerra delle Falklands (che occupa un posto particolare nella memoria collettiva britannica) e con Shipbuilding di Robert Wyatt, passano per Gold degli Spandau Ballet, Smalltown boy dei Bronski Beat le psicosi della guerra fredda ben colte da Two tribes dei Frankie Goes To Hollywood 

Il libro arriva poi fino al 2012 (per cui niente Brexit ma ci si ferma a Rehab di Amy Winehouse eBonkers di Dizzee Rascal) e si chiude con una canzone scelta dagli ascoltatori di Radio 2Merry Xmas everybody degli Slade, perché quella del #1 natalizio è una tradizione inglese come quella del tè:

 

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