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si sbranano su un’isola deserta perché il regista non crede nelle persone

14 luglio 2018

5051891130104_0_0_300_75Molto felliniano, La grande bellezza di Paolo Sorrentino (Medusa, 2012) è un film da vedere nel senso letterale del termine, perché narcisisticamente fatto di squarci, immagini e paesaggi urbani che si accavallano l’un l’altro in una Roma decadente sulla vita di uno scrittore il cui blocco creativo dura da quarant’anni e che, con infantile cinismo, si dedica a percorrere un mondo di nani e ballerine, triste specchio dell’Italia di primo millennio.

Dopo This must be the placeLa grande bellezza è stata la seconda produzione internazionale del regista, che qui si è divertito ad offrire parti – o semplici comparse – a nomi che probabilmente all’estero dicono poco (Antonello Venditti, Serena Grandi, un pezzo di Lillo & Greg) ma che rendono paradossalmente realistico un film che realista non vorrebbe essere.

 

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