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si stava meglio quando si stava peggio

3 Maggio 2018

9788815251770_0_0_300_75Lasciata da un po’ l’Università, ho cominciato ad avere l’impressione che, parallelamente alla riduzione del Liceo ad una sorta di scuola media col ritorno del Latino, anche l’università stesse diventando un ‘liceo fatto bene’, impressione tristemente confermatami da un’abbastanza recente manuale di Storia Romana, Roma antica – Storia e documenti di Giovannella Cresci Marrone, Francesca Rohr Vio e Lorenzo Calvelli (il Mulino, 2014).

La constatazione non nasce dal manuale per se (di cui cifra) ma dal contesto in cui si colloca, perché  – toccherà fare il laudator temporis acti – non mi era mai capitato nell’introduzione che in un manuale universitario si dovesse specificare che “il testo deve essere studiato nella sua interezza e non deve essere sottoposto a indebite decurtazioni” e – manuale di Storia, eh – “non è accettabile la giustificazione io non ricordo le date oppure i nomi sono troppi” (p. 13). In fondo ad ogni capitolo ci sono poi le domandine di auto-verifica (Quali competenze e poteri possedeva il re di Roma? Primo e secondo triumvirato: differenze e analogie), come appunto in un libro di biennio, ed il testo si sviluppa in un’appendice on line in cui lo studente viene preso per la manina e guidato passo passo nello studio, come se non avesse mai studiato non dico storia romana ma proprio non avesse mai studiato alcunché.

A me, per dire, toccavano le mille pagine gialle di un volumone come la Storia greca di Musti senza che nessuno mi spiegasse nulla, mentre a lezione il professore leggeva la Costituzione degli Ateniesi di Aristotele in greco, uno studente un po’ pedante citava continuamente, chissà perché, Vitruvio, ed all’esame mi chiedevano non ricordo quale Guerra Sacra.

Se da una parte chi si è laureato dieci o vent’anni prima di me lamenterà che i nostri programmi d’esame erano ridicoli rispetto ai suoi, a me pare evidente che la qualità della formazione universitaria – e liceale, visto che me ne assumo serenamente il minimo di responsabilità che mi compete – sia in calo continuo, con un allargamento assai ampio della cultura di base e con il continuo rimando ad una formazione veramente superiore sempre più in alto rispetto alla sola laurea, per cui le competenze/conoscenze di una ‘vecchia’ laurea sono oggi rimandate ad un master, una specializzazione, un dottorato in cui – forse – qualcuno imparerà a studiare senza bisogno di orpelli e figurine.

Detto questo, il libro in quanto tale è decisamente ben fatto e rispettoso del suo sottotitolo (storia e documenti), in quanto, partendo dal presupposto che le fonti letterarie siano spesso ideologicamente marcate, cerca di ricostruire le tappe essenziali della storia romana ricorrendo anche a fonti documentali che confermano (basterebbe il dativo recei nel lapis Niger per verificare la presenza di una forma monarchica nella Roma delle origini; sapremmo della dittatura di Cesare anche solo da monete coll’iscrizione dictator in perpetuo), smentiscono od integrano (la lex de imperio Vespasiani ci è giunta solo per via epigrafica) quanto dicono i vari Livio, Tacito, Cassio Dione etc. ; non mancano attenzioni particolari all’economia ed alle istituzioni politiche, a scapito di una certa aneddotica da datati medaglioni imperiali, cosa che fa sperare che forse l’università possa ancora riuscire ad essere un gradino più su del ‘liceo fatto bene’…

 

2 commenti leave one →
  1. 11 Maggio 2018 8:15 AM

    Questo post ha acceso in me una connessione sinaptica che provo a esemplificare di seguito.
    Anni fa lessi un articolo in cui si prefigurava il ritorno del latino alle scuola medie (http://www.rivistazetesis.it/Latinomedieinterventi.htm). Se ne parla ancora, ma in realtà la soluzione è stata molto più italiana, infatti è accaduto alla scuola lo stesso destino di quelle strade su cui, prodottesi buche e voragini, si è preferito abbassare il limite di velocità invece di ripararle: invece di riportare il latino alla scuola media la scuola media ha cambiato denominazione in “scuola secondaria di primo grado”, vale a dire che l’ex scuola superiore è divenuta “scuola secondaria di secondo grado” a causa dell’innalzamento dell’obbligo scolastico… una scuola “ultramedia” *con il latino!*.
    Che io sia la Cassandra di turno: tra non molti anni, dato l’ormai cristallizzato schema del 3+2 universitario, l’attuale corso di laurea triennale divenuto “scuola secondaria di terzo grado” provocherà il cambio di denominazione al triennio di scuola superiore in “corso preaccademico” o “Propedeutica universitaria”.

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  2. 11 Maggio 2018 5:24 PM

    d’accordo con te, col paradosso che per arrivare alle competenze/conoscenze richieste da un lavoro qualificato ci vorrà un percorso sempre più lungo

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