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when in britain…

26 marzo 2018

9780415920254_0_0_300_75Un luogo comune abbastanza diffuso è quello per cui, mentre l’Italia è spesso colpevole di trascurare il proprio enorme patrimonio archeologico, all’estero sono capaci di costruire un intero museo intorno a due sassi vagamente collegabili ai Romani.

Questo è relativamente vero (perché si tratta, come vedremo, di ben più di due sassi) nel caso di Vindolanda, un castrum romano non lontano dal Vallo di Adriano, presidiato dal I al IV secolo dC ed affidato a delle truppe ausiliarie di origine gallica (ad un certo punto era sede della nona coorte di Batavi, comandata da un Flavio Ceriale).

Gli scavi, avviati negli anni ’30, portarono nel 1973 all’incredibile ritrovamento di una serie di tavolette di legno, iscritte con un inchiostro a base di carbone, gomma arabica ed acqua, che riportavano dati di archivio, rapporti militari, lettere private ed in un caso una citazione letteraria (un verso dell’Eneide, forse un esercizio scolastico se, come presumibile, vi fosse un ludus per i figli dei soldati); una successiva scoperta avvenne nei primi anni ’90 ed anche recentemente Vindolanda continua a rivelare nuovi testi che permettono di ricostruire momenti significativi della vita quotidiana di quest’accampamento tra I-II secolo dC.

Nelle tavolette tornano più volte i nomi del comandante della guarnigione, di sua moglie Sulpicia Lepidina e della sua amica Claudia Severa (con annesso filiolus), autrice della più antica lettera latina scritta da una donna (un invito alla sua festa di compleanno: ad diem solemnem natalem meum rogo libenter facias ut venias); scopriamo inoltre che i Galli della guarnigione stilavano rapporti sulle tribù locali e sulle loro scarse competenze militari (gladiis non utuntur nec residunt Brittunculi ut iaculos mittant – da notare l’hapax Brittunculi che sa molto di dispregiativo), celebravano i Saturnalia, si scambiavano notizie sui genitori lontani (Veldei frater, miror quod mihi tot tempus nihil rescripsti a parentibus nostris si quid audieris) e chiedono urgenti rifornimenti di birra (cervesam commilitones non habunt quam rogo iubeas mitti).

Il testo essenziale per immergersi nella vita di Vindolanda è Life and letters on the Roman frontier di Alan K. Bowman, mentre buona parte delle tavolette sono consultabili qui, in attesa di armarsi e partire…

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3 commenti leave one →
  1. 9 aprile 2018 2:19 PM

    Tra qualche centinaio di anni cosa troveranno di noi gli archeologi ? forse dischetti e chiavette usb, ipotizzeranno la presenza di enormi quantità di dati archiviati in qualche cloud… ma riusciranno a leggere? Insomma, elogio della tavoletta di pietra.

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  2. 25 aprile 2018 3:29 PM

    Molto interessante. Avevo letto vari articoli sul Guardian su Vindolandia e soprattutto fatto varie ricerche sulla Britannia romana. Una realtà affascinante. E’ vero, all’estero hanno ben più che due sassi romani, per il fatto che l’impero era molto esteso. Il limes germanico è anche interessantissimo.

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  1. vindolandam veni! | cheremone

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