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peccato originale

28 dicembre 2017

8032807056012_0_0_300_75La Costituzione degli Stati Uniti, ratificata nel 1787, distingueva, ai fini delle tasse e della rappresentanza dei singoli stati, fra ‘persone libere’ (free persons) e ‘tutte le altre persone’, cioè il quasi un milione di schiavi (poi aumentati fino a quasi quattro milioni nel corso dell’800), considerando quest’ultimi come 3/5 di una persona libera, e le cose cambiarono solo dopo la guerra di secessione e la ratifica del XIII emendamento alla Costituzione.

Che quasi metà della storia degli Stati Uniti sia stata la storia di un paese per metà schiavista aiuta molto a capire perché ancora oggi la questione razziale sia un nervo scoperto da quelle parti e sia oggetto di narrazioni frequenti – non abbastanza, evidentemente.

Ho solo adesso visto 12 anni schiavo (2013), il film che racconta la storia – vera – di Solomon Northup, un afroamericano di New York rapito e venduto come schiavo per i 12 anni del titolo in una piantagione in Lousiana, fino alla ritrovata libertà ad opera di un abolizionista canadese (qui un barbuto Brad Pitt) ed autore di una biografia da cui, abbastanza fedelmente, è tratto il film, che, colla dovuta crudezza, ben illustra l’atavica colpa di cui la società statunitense porta ferite profonde…

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