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figli delle stelle

6 dicembre 2017

81A9bk-HjWL._SL1500_Una “cosa in cui arrivano gli alieni, paiono buoni, ma poi si scopre che… ” non è certamente una novità (Visitors, per dire) ma Childhood’s end ha origine nobili (la mini-serie è tratta da un romanzo di Arthur C ClarkeLe guide del tramonto, 1953) e porta con sé riflessioni profonde sull’importanza che il nostro azzurro pianeta crede (s’illude?) di avere nel grande schema delle cose.

A rivelarcelo può essere un angelo, un diavolo o anche semplicemente una paginetta ciceroniana del Somnum Scipionis:

Da qui, a me che contemplavo l’universo, tutto pareva magnifico e meraviglioso. C’erano, tra l’altro, stelle che non vediamo mai dalle nostre regioni terrene; inoltre, le dimensioni di tutti i corpi celesti erano maggiori di quanto avessimo mai creduto; tra di essi, il più piccolo era l’astro che, essendo il più lontano dalla volta celeste e il più vicino alla terra, brillava di luce riflessa. I volumi delle stelle, poi, superavano nettamente le dimensioni della terra. Anzi, a dire il vero, perfino la terra mi sembrò così piccola, che provai vergogna del nostro dominio, con il quale occupiamo, per così dire, solo un punto del globo.

 

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