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ut puella

1 ottobre 2017

41exAJtZ8yLOltre al fatto che ad un certo punto il rosa era colore maschile (perché vivace e quindi stimolante) e l’azzurro colore femminile (perché rilassante e calmante), mi pare condivisibile il disagio nello scoprire che da noi fanno dei mappamondi con il mare azzurro per i maschietti e con il mare rosa barbie per le femminucce, che così, oltre che non perdere la loro femminilità, finiranno col credere che in cartografia il mare abbia diverse gradazioni di rosa a seconda della profondità.

Il peso che gli stereotipi di genere hanno nella scuola è enorme, tanto nell’istruzione primaria quanto in quella secondaria ed il curriculum classico offre enormi possibilità di approfondire il tema (tanto per citare una paio di cose: la mascolinità in Catullo o nei ‘Romanzi Greci‘) cui ora si può aggiungere il significativo Cloelia – Puella romana di Ellie Arnold.

Si tratta sempre di un breve racconto in latino (di livello un po’ più alto degli altri due che ho letto la scorsa estate) nell’ottica del Comprehensive Input, in cui la protagonista è la ragazzina che, data con altre compagne in ostaggio agli Etruschi, fugge coraggiosamente dall’accampamento nemico attraversando il Tevere a nuoto assieme alle altre, per poi essere rispedita ai nemici perché i Romani mantengono sempre la parola data (ma poi il re Porsenna la libera, ammirato dal suo coraggio, e le verrà dedicata – unica donna della storia romana – una statua equestre in ricordo del suo valore) – la versione più nota della storia è in Livio II 13.

E’ raccontato in prima persona da Clelia stessa (nomen mihi est Cloelia. puella parva Romana sum) già ostaggio dei nemici che in una lunga analessi racconta come c’è finita. La cosa più interessante è che, come le eroine moderne della Disney, non è enormemente a suo agio nel ruolo che la società romana le impone (i. e. filare la lana), malgrado la madre insista molto sul punto (mulieres vestimenta, non bellum, facere debent… mulieres domi esse debent, et viri bellum gerere debent), raccontandole la triste storia di Camilla (eroina virgiliana che combatte come un maschio ma che muore tradita dalla sua femminilità che le fa ammirare i gioielli di un nemico).

L’allegro quadretto è interrotta dalla notizia dello stupro e successivo suicidio di Lucrezia (qui presentata come amica della madre di Clelia), cosa che il padre non ritiene opportuno raccontare alla bimba (puella parva de hoc scelere audire non debet! Satis est dicere Lucretiam mortuam esse) mentre la madre è più realista (In bello hostes scelera contra mulieres puellasque semper faciunt: puella de sceleribus audire debet!) e prosegue il racconto (ben spiegando un concetto molto romano: quod virtus est viris, pudicitia est mulieribus. Multa pudicitia est bonae mulieri. Mulier cui nulla pudicitia est, nulli amici sunt).

(nell’introduzione al libretto l’autrice invita a prendere in considerazione l’età degli studenti prima di affrontare il brano o di chiedere aiuto al crisis counselor o al guidance department della scuola – da noi c’è uno psicologo due ore a settimana quando va bene)

La vicenda di Lucrezia porterà alla cacciata dell’ultimo re, Tarquinio, che, alleato con Porsenna, porta guerra a Roma (e vengono conseguentemente raccontate le virtuose imprese di Muzio Scevola ed Orazio Coclite), per la cui tregua dieci ragazze, fra cui Clelia, sono date in ostaggio ai nemici. Ed è qui che la fanciulla convince le amiche a tentare la fuga (Lucretia fortis et audax erat! Nos quoque fortes et audaces esse possumus!), per poi accettare con stoica virtus di tornare prigioniera per il bene supremo di Roma.

Volendo, ci si potrebbe stare sopra anni. E qui c’è diverso materiale didattico curato dall’autrice stessa.

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