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esperienza pastorale

12 settembre 2017

Queste poche righe saranno smaccatamente partigiane, perché don Giorgio Alessandrini è stato il mio parroco e san Fulgenzio la mia parrocchia, per cui La parrocchia e il Concilio è anche una storia che, dagli anni ’90 in poi, ho sentito molto mia e la cui comunità parrocchiale (“libera dalla preoccupazione di far numero a ogni costo per cercare anzitutto di farsi specchio di chiarezza evangelica“) è sempre stata luogo di accoglienza e di rispetto.

La parte più interessante di queste pagine, essenziali e ben scritte, è stata però non tanto quella che ho in minima parte condiviso (Sarajevo!), ma quella delle origini della parrocchia, del primo parroco (don Ivan) e delle scelte che a me paiono ovvie ma allora (anni ’70, ma forse anche oggi) non lo erano/sono, come quella di non piegarsi alla simonia delle offerte per messe o sacramenti e quella della ricchezza delle riflessioni pastorali nate in quegli anni, di cui l’appendice offre splendida testimonianza, come le pregnanti formule per il rinnovo delle promesse battesimali – Rinunciate all’idolo del successo e del prestigio e ad asservire la vostra coscienza all’approvazione o all’intimidazione degli uomini? è una domanda sempre attuale, direi.

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