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piccola storia ignobile

10 settembre 2017

9788807111464_0_0_300_75Nello sterminato elenco di prove della totale inadeguatezza a qualsiasi cosa del Movimento Cinque Stelle, spicca la brillante trovata di Luigi Di Maio che accusò “un certo Boneschi” di essersi fatto “un giorno di parlamento” e di ricevere di conseguenza un vitalizio.

Il “certo Boneschi” fu protagonista di una tristissima pagina della storia italiana, fece “un giorno di parlamento” perché si dimise in quanto, con estrema coerenza, non volle godere dell’immunità parlamentare per difendersi da un’accusa di diffamazione e, essendo morto nell’ottobre del 2016, di certo non riceve più alcun vitalizio.

La tristissima pagina della storia italiana è quella che portò alla morte di una giovane studentessa liceale, Giorgiana Masi, uccisa da un proiettile ‘vagante’ il 12 maggio del 1977, dopo una manifestazione del Partito Radicale che era stata vietata dal ministro degli Interni Francesco Cossiga, nel clima surreale dell’Italia di quegli anni.

La vicenda di Giorgiana è raccontata nell’omonimo libro di Concetto Vecchio (Feltrinelli, 2017) che cerca di contestualizzare quanto accaduto senza fornire una chiara risposta ed individuare un colpevole (il colpo che uccise Giorgiana partì dalla pistola dei poliziotti in borghese presenti alla manifestazione – una presenza prima negata da Kossiga-colla-kappa e poi obtorto collo ammessa – o da frange estremiste infiltratesi nella manifestazione?), come d’altro canto concluse la magistratura che non trovò elementi per avviare un processo.

Luca Boneschi era l’avvocato della famiglia Masi che, in seguito alle conclusioni dell’indagine che non individuarono responsabili, criticò il giudice istruttore, finendo poi coll’essere condannato ad una multa per diffamazione.

Ed a fianco di un processo neanche istituito, resta la triste constatazione che la vicenda delle causa per diffamazione contro Boneschi si è conclusa colla sua condanna – giustificabile o meno, non è questo il punto – nel 2008.

Ci sono voluti trent’anni per una causa di diffamazione, e non ne sono bastati quaranta per dare pace ad una ragazza morta a primavera su un ponte romano.

 

 

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