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je suis la révolution

26 agosto 2017

Pare che ci mancò poco che Napoleone fosse tecnicamente genovese, perché nacque ad Ajaccio meno di due anni da quando la Repubblica di Genova, poco interessata a perder tempo a combatterne le spinte nazionalistiche, aveva venduto la Corsica a Luigi XV per quaranta milioni di franchi.

Queste è solo una della sterminata serie di cose che non sapevo sul mancato genovese Napoleone Bonaparte, la cui storia è magistralmente ricostruita in un volumone di quasi mille pagine (Napoleon – a life), opera di Andrew Roberts, in gran parte basata sulle 33mila (!) lettere che la Fondation Napoléon iniziò a pubblicare più di 10 anni fa e su viaggi dell’autore sulle tracce dell’imperatore (sant’Elena compresa, cosa non facilissima).

E’ una fantastica parabola, iniziata e terminata in un’isola (ci è anche giunto un compito di scuola, in cui elencava i domini dell’impero britannico ed annotava sant’Elena – petite ile), spesa a fare riforme e combattere coalizioni contro di lui (sette, se non ho perso il conto), a sedurre una trentina di donne (ma il grande amore fu solo quello con Giuseppina) e a fidarsi dei numerosi fratelli tutti definibili come dei cretini o, come lo stesso Napoleone era solito dire in italiano, dei coglioni e a scrivere un’autobiografia che fu il bestseller internazionale del XIX secolo ma che pare fuori catalogoMerde.

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